Perché Hans Zimmer è un tecnico e Billie Eilish un’artista?

Perché Hans Zimmer è un tecnico e Billie Eilish un’artista?
In un colpo solo l’Academy riscrive la Storia del Cinema e delle Arti.
Da qualche anno i maggiori premi cinematografici internazionali sembrano allinearsi per ragioni organizzative verso una distinzione tra premi “artistici” e premi “tecnici” relegando però la musica, contro ogni logica estetica e storica, fuori dalle categorie cosiddette artistiche. In realtà l’Arte non ha nulla a che fare con questa distinzione perché la ragione di questa operazione è meramente televisiva o perlomeno mossa da convinzioni, più o meno fondate, che alcune premiazioni non siano abbastanza glam e che non portino audience.
Insomma bisogna contenere lo show entro la durata di tre ore e quindi via la musica, il suono e il montaggio e dentro una bella dose di red carpet, paillettes e anche qualche pugno. Per carità, che il divismo sia funzionale al cinema è cosa risaputa, ma un festival privato della ricchezza di quelle categorie di professionisti che decretano anch’essi il successo di un film è quantomeno odioso.

Ecco quindi che per mascherare ipocritamente le due poco eleganti categorie ad uso televisivo che potrebbero chiamarsi “premi principali e minori” si opta, creando ancora più danni, per la dicitura “premi artistici e tecnici”. Chi si è particolarmente distinto in questa opera di mistificazione è appunto l’Academy - l’Ente che presiede i premi Oscar - che sotto la gestione del suo attuale presidente David Rubin sembra aver sdoganato il concetto che la musica sia ormai un’attività “tecnica” tracciando un solco che conta molti emuli sia tra alcuni altri festival (ad esempio il David di Donatello) che nelle file di cronisti, presentatori, giornalisti e umanità varia. Tutti proni ad accogliere nuove letture della realtà basate su assunti autoreferenziali e privi di fondamento storico. La questione però non è di poco conto perché lo scenario che apre questa impostazione va ben oltre il semplice slittamento in seconda serata della consegna di alcune statuette (non quella della miglior canzone originale che invece resta in prima serata forse per la fotogenia di Beyoncé…).
Il messaggio che c’è dietro questa visione opera una negazione che è frutto di una collisione avvenuta da tempo tra arte e intrattenimento, due espressioni completamente diverse tra loro ma che nell’immaginario collettivo si somigliano sempre di più grazie alla pervasione di certa junk tv. Ma non c’è solo questo dato perché le regole dello show business stanno progressivamente derubando il significato stesso della parola Arte. Un fenomeno che sarebbe utile studiare sotto il profilo semiologico ma che sarebbe sufficiente in questa sede comprenderne la portata in termini di comunicazione perché il risultato finale di questo processo ci pone tanto per cominciare alcune fatali domande. Perché Hans Zimmer è un tecnico e Billie Eilish un’artista? Perché il premio al montaggio è secondario rispetto a quello della fotografia? Senza scomodare Bernard Herrmann, Ennio Morricone e Dziga Vertov, è evidente che la risposta a queste domande non ha alcuna plausibile ragione storica, artistica o tecnica ma solamente e inesorabilmente legata ad un’operazione di marketing televisivo che disconosce il peculiare carattere collettivo del lavoro cinematografico dove ogni singola componente concorre alla realizzazione di un film.
La decisione dell’Academy è dunque miope oltreché controproducente per la stessa industria cinematografica perché mortifica non solo la musica applicata ma interi comparti del cinema. In questo senso come ha affermato Pivio in un comunicato dell’ACMF (Associazione Compositori Musica per Film) «Forse è giunto il momento di ridefinire correttamente il concetto di contributo artistico e contributo tecnico in un’opera filmica, perché per troppo tempo la categoria dei compositori ha accettato supinamente una definizione del proprio ruolo totalmente insensata». David Rubin dovrebbe provare a rileggere la storia del Cinema e anche della sua stessa Academy che presiede.
Noi invece gli consigliamo di leggere un libro di Carlo Levi dal titolo emblematico “Le parole sono pietre” …e vanno usate con cura e rispetto.

Riportiamo, avendo menzionato il Maestro Pivio, l’importante articolo, con le medesime considerazioni riportate in questo pezzo dal nostro vicedirettore Testoni, da parte del suddetto compositore, presidente dell’Associazione Compositori Musica per Film (ACMF), affidato a Eurocomunicazione il quale ha rilasciato alcune considerevoli dichiarazioni a caldo dopo la notte degli Oscar 2022 (leggi qui)