Chicche del Cinema Muto - Parte 2

Chicche del Cinema Muto - Parte 2

Tradizione vuole che in corrispondenza della festa di Sant’Antonio (17 gennaio), in molte località abruzzesi si organizzassero rappresentazioni sacro-popolari ispirate alla vita del santo eremita: manifestazioni che hanno ancora luogo ai giorni d’oggi. Il repertorio eseguito durante queste rappresentazioni è un grande crossover tra musica popolare, operistica, sacra e ballabile. Negli anni trenta abbiamo notizia di una rappresentazione del Sant’Antonio a Ortona (CH), preceduta dalla proiezione di un film su San Francesco. Combinazione abbastanza singolare, motivata dall’entusiasmo generale che si riversò intorno al cinematografo: non siamo in grado di dire se la proiezione avesse ad oggetto il film Frate Francesco oppure Frate Sole, ma siamo in grado di esaminare il repertorio musicale scelto per l’occasione.
Ad un primo sguardo, colpisce la totale assenza di brani di origine religiosa. Questo è dovuto però, sicuramente, al fatto che il complesso che si occupò dell’esecuzione musicale (di cui abbiamo già parlato qui) era assiduo accompagnatore di cerimonie religiose, quindi non avesse bisogno di partiture per intonare gli stereotipi della musica religiosa nei momenti necessari. Quello che veramente sorprende è il resto del repertorio: un’ampia selezione dal “Guglielmo Tell” di Rossini, ma anche dalle opere “Fra Diavolo” di Auber e “Gli Ugonotti” di Meyerbeer: opere ormai uscite dal grande repertorio, ma evidentemente ancora vive nella memoria dei musicisti dell’epoca: fatto molto curioso, se si pensa che in quel periodo una ventata di rinnovamento stava provando a ‘svecchiare’ la scena musicale italiana, ancorata fino ad allora allo strapotere del melodramma. Ebbene, si direbbe che in provincia questo rinnovamento fu vissuto molto marginalmente, se consideriamo che gli altri brani scelti per l’esecuzione furono l’aria de “Il Guarany” di A.C. Gomez, “In quelle trine morbide” da Manon Lescaut, “Preghiera” di Tosca e due brani da Amico Fritz (“Intermezzo” e “Son pochi fiori”), oltre a “Fete au village”, brano pianistico di Billi.
Insomma, lo strapotere del melodramma era ancora ben ancorato nelle realtà semi-professionali della provincia meridionale. Ma a parte questa considerazione, ha suscitato grande interesse in noi l’ultimo brano eseguito durante la serata: “E’ strano... Sempre libera”, da Traviata di Giuseppe Verdi. E’ chiaramente un brano che non ha bisogno di presentazioni, ma nella copia utilizzata per l’esecuzione si può notare come l’idea interpretativa era basata sulla frammentarietà: pause molto lunghe, frasi che tutti siamo abituati a sentire come ‘legate’ che invece erano interrotte da diversi respiri, e accordi lunghi in luogo di disegni ritmici di accompagnamento: chiaramente un’interpretazione dettata dalle esigenze della pellicola. Insomma, lo studio del repertorio del cinema muto, ancora una volta, ci apre gli occhi su delle pratiche musicali che abbinano necessità e virtù, insieme all’evidenza di una grande “gavetta” che fu sicuramente in grado di guidare la scelta dei repertori, ormai desueti. Ne riparleremo ancora.

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