Giya Kancheli: Architetture sonore sospese nello spazio e nel tempo

Giya Kancheli: Architetture sonore sospese nello spazio e nel tempo
“La musica nella sua stessa essenza sarebbe inconcepibile senza il romanticismo, ovvero il grande sogno del passato, del presente e del futuro... la sua potente bellezza supera ogni cosa e arriva a sconfiggere le forze del male, della violenza, della bigotteria e dell’ignoranza...” (1).
Le parole che precedono sicuramente aiutano a visualizzare l’universo musicale del compositore georgiano Giya Kancheli, nato a Tibilisi il 10 agosto del 1935 e spentosi nella capitale, sempre a Tibilisi, il 2 ottobre 2019.
La Georgia è un paese straordinariamente bello e misterioso che affonda le sue radici in un passato mitologico e storico oltremodo turbolento che risale a Prometeo, incatenato sulle rocce del Caucaso, mentre la città di Tibilisi è stata distrutta innumerevoli volte, oltre venticinque, nello spazio di 1.500 anni.
Questa terra è stata inoltre oggetto di conquista da parte di vari popoli (armeni, greci, romani, persiani e arabi) che hanno a loro volta contribuito allo sviluppo della sua affascinante tradizione culturale frutto dell’influenza greca, romana, bizantina, persiana e orientale.
Anche le culture indigene hanno avuto il loro spazio quando nel 330 d.c. la Georgia, attraverso l’opera di Santa Nino di Cappadocia, è divenuto il primo stato cristianesimo. La vita culturale del paese manifesta subito un grande fervore e già nel XII sec. aveva in Chota Roustaveli (1172 – 1216) forse il maggiore poeti viventi mentre la musica si sviluppa di pari passo al cristianesimo anche grazie ai forti influssi provenienti da Grecia, Siria e Bisanzio. Le turbolenze politiche che da sempre sconvolgono la regione si fermano nel 1801 con l’annessione all’impero russo per iniziare poi di nuovo agli inizi degli anni ‘90 con la caduta della cortina di ferro.
Con l’impero russo l’evoluzione musicale subisce un’inevitabile svolta occidentale senza peraltro rinunciare alla grande tradizione del passato. Il 1851 vede la costruzione del Teatro dell’Opera a Tibilisi che in breve diventa uno dei più importanti dell’impero e dove sarà ospite regolare il grande basso Feodor Ivanovich Chaliapin (1905 Mosca – 1992 Roma).
Giya Kancheli non è solamente una personalità artistica di rilievo nella sua Georgia ma viene giustamente considerato uno dei più significativi e interessanti compositori contemporanei. La sua ispirazione musicale trova fondamento nel folklore georgiano per svilupparsi in un linguaggio di grande intensità spirituale e poetica che costruisce un universo di grandi spazi sonori in cui intensi slanci mistici e contemplativi collidono con devastanti esplosioni sonore.
Uno dei grandi lavori che ha contribuito a consacrare la sua immagine artistica è la “Liturgia” per viola e orchestra denominata “Con le lacrime al vento” (vom Winde beweint), dedicata al solista Jurj Bashmet ed eseguita in prima mondiale a Berlino nell’ambito delle Berliner Festwochen il 9 settembre 1990.
Ramo di pesco, così pesante
Pace, tranquillità, cose del passato,
Oggi fermenta una indicibile tormenta
La neve divelge i dolci germogli
Un’attesa senza fine, invano attendi
Un raggio di sole nel tuo turbamento
Mentre sei stanco, debole e rassegnato
Urla il vento, con crescente sibilare
Con grande frastuono cade l’albero
nel precipizio, non ti distrarre
La tormenta domina questo bagno di
Sangue.... se sopravvivi.......
Forse sopravvivi, stanco ramo di
pesco...
I versi del poeta georgiano Galktion Tabidse accompagnano spiritualmente le prime composizioni di Kancheli e in particolare proprio la “Liturgia” per viola e orchestra, ma anche le sue sette sinfonie composte dal 1967 al 1986 e l’ Oratorio “Helle Trauer”.
“Uno degli obiettivi dell’arte sembra essere quello di favorire l’ingiustizia, la falsità, la rozzezza e l’ignoranza in contrapposizione con la luce, la bontà e la bellezza. Una musica libera da aspettative distorte o insignificanti immagini può al contrario condurre alla percezione dei veri grandi ideali. La bella, infinita carica emozionale della musica scaturisce dalla sua particolare purezza, fragilità e vulnerabilità. Occorre salvare la bellezza affinché svolga a sua volta una funzione salvifica per il mondo...”(2).
L’universo sonoro del compositore georgiano è forse un’illusione artistica ma si presenta al tempo stesso come lo spazio in cui viviamo in tutta la sua disarmonia e tragicità. La sua musica riesce ad armonizzare contrasti apparentemente inconciliabili in uno stile dominato da intenso fervore, densità poetica e trasporto mistico.
Afferma di lui il compositore Rodion Konstantinovich Shchedrin (1932 – 2025): “Potremmo definire Giya Kancheli come un asceta dal temperamento e dal potenziale pari a quello di un vulcano in eruzione”. Per il compositore e suo grande amico Alfred Schnittke “La musica di Giya Kancheli non può essere definita sperimentale né tanto meno tradizionale, in quanto si sviluppa in spazi atemporali” (4).

“STYX” rappresenta il sacro fiume sotterraneo dove nel mondo mitologico greco Caronte con la sua barca trasportava le anime dei morti nel buio regno di Hades. La partitura intende raffigurare in musica il dialogo con l’anima anche oltre la morte, il rapporto spirituale che continua nel presente e nei ricordi di amici e cari che hanno lasciato la terra, una contemplazione mistica che si perde nel ricordo e nella preghiera.… la viola solista è allo stesso tempo la voce della vita e della morte e con il suo canto, la ricchezza dei suoi toni e dei suoi colori e la sua profonda forza espressiva hanno lo scopo di condurre alla pace, all’armonia e alla riconciliazione delle anime...
Questo grande lavoro per coro, orchestra e viola solista del compositore georgiano è nato su commissione della Fondazione Van Beinum di Amsterdam ed è stato di nuovo dedicato al grande solista Jurj Bashmet che lo ha eseguito in prima assoluta nella capitale olandese, con l’Orchestra del Concertgebouw diretta da Tonu Kaljuste, il 7 novembre 1999.
Alfred Schnittke (1934 – 1998) rimane ammirato per “...l’incredibile capacità di Giya Kancheli di far scorrere la sua musica nel tempo sospeso riuscendo a trasportare l’ascoltatore lontano dal peso dell’inesorabile ritmo della realtà quotidiana nel flusso di uno sconfinato spazio sonoro, proprio come in un aereo, ma senza percepirne la velocità....” (5).
Giya Kancheli è autore di molti altri importanti lavori quali “Lament per violino, soprano e orchestra” dedicato al grande violinista Gidon Kremer, le struggenti “Morgengebete (Preghiere del mattino)” dedicato a Robert Sturua, regista teatrale e “Abendgebete (Preghiere della sera)” per orchestra dedicato al suo amico e collega Alfred Schnittke e “Abe ne viderem per viola e orchestra”.
Nel 1971 viene nominato direttore musicale del Teatro Rustaweli a Tibilisi dove in collaborazione con il regista Robert Sturua compone una lunga serie di musiche di scena per ben 25 importanti lavori teatrali.
In realtà uno dei suoi primi interessi musicali è il Jazz i cui influssi ritmici e timbrici si ritrovano in molte colonne sonore da lui realizzate: insieme a Schnittke è uno dei compositori per il cinema più prolifici della ex Unione Sovietica, avendo composto musiche per ben 47 film, con ciò aderendo alla tendenza ufficiale che vedeva con favore il lavoro di importanti musicisti classici per il cinema.
Come per Schnittke anche per Giya Kancheli il cinema rappresenta spesso il solo mezzo attraverso cui poter trasmettere una velata critica sociale e politica e ciò lo spinge a collaborare con fervore con grandi nomi del cinema georgiano quali Georgij Danelia, Eldar Shengelaya e Sergeij Bodrov.
Georgij Danelija nasce in Georgia, a Tibilisi, nel 1930 e si laurea in architettura a Mosca nel 1955. Si iscrive in seguito ai corsi di regia presso l’Istituto superiore statale di cinematografia a Mosca (VIGK) completandoli nel 1959. Debutta come regista nel 1962 con il film Seryoza (Mosfilm) prodotto insieme al regista Igor Talankin: nell’Unione Sovietica era prassi non insolita che due registi collaborassero alla realizzazione di importanti lavori.
Il primo grande successo del regista georgiano è A zonzo per Mosca (1964, Mosfilm) una specie di favola sognata, una rappresentazione trasfigurata della capitale sovietica realizzata in chiave di commedia lirica, un film che rispecchia le grandi speranze di cui il momento storico del disgelo, agli inizi degli anni ’60, era portatore.
Il film si traduce anche in una pungente satira nei confronti dei dettami ottusi del realismo socialista. Il suo successo è anche dovuto alla presenza di grandi artisti come lo scenografo Gennadi Spalikov (6) e l’operatore Vadim Jusov, che in precedenza aveva collaborato nell’Infanzia di Ivan di Tarkovskij (7).
La collaborazione fra Danelija e Giya Kancheli ha inizio con il film Non te la prendere (1969, Mosfilm) una commedia dalle tinte drammatiche e portatrice di un forte messaggio etico ed esistenziale ispirato al romanzo Mon oncle Bemjamin dello scrittore francese Claude Tillier e che si avvale della grande interpretazione di Anastasia Vertynskaya nel ruolo della figlia del dottor Levan e di Vakhtang Kikabidze in quello del dottor Benjamin. Il medico Benjamin, compiuti gli studi a San Pietroburgo, fa ritorno alla sua città natale con grandi speranze e attese per il futuro. Le sue aspettative vengono però prontamente frustrate da una totale assenza di clienti. La sorella gli suggerisce di prendere in sposa la figlia di un medico ciarlatano di nome Levan che è ben disposto a lasciare il suo studio al futuro genero purché egli adotti i suoi furbeschi metodi di cura. Il matrimonio non ha luogo per il rifiuto di Benjamin, il quale decide di salvaguardare la sua rettitudine morale rimanendo in piena solitudine.
Al riguardo dell’accattivante colonna sonora scritta da Kancheli il regista afferma che il film e la musica adempiono pienamente ai propri obiettivi pur nella difficoltà di trovare una connessione reciproca dove queste si possano integrare a vicenda senza turbare la propria funzione (8). La musica dovrebbe cercare di intonarsi al carattere ironico del film e trasmetterne allo stesso tempo il suo aspetto drammatico e ciò riesce perfettamente al compositore con l’inserimento nella score di parti scritte per coro a cappella che evocano la forza contemplativa degli antichi canti folkloristici georgiani.

Il film è percorso da un leitmotiv in forma di marcia dai toni ironici e riflessivi che si allaccia nella tensione del suo brillante sviluppo a temi di impronta jazzistica, classica e romantica.
Passaporto (1990, Mosfilm, Goskino, Passport Int. Entertainement, Ritm Prod.) è una commedia dove Danelija e Kancheli si trovano di nuovo insieme. Il tassista Merab accompagna all’aeroporto di Mosca suo fratello Jakov, maestro di coro, che vuole recarsi in Israele in visita ad alcuni parenti. Per una serie di circostanze è però Mareb a imbarcarsi per errore e si ritrova letteralmente travolto da una interminabile serie di difficoltà burocratiche. Il consolato russo non è in grado di fornirgli il visto di ritorno e ci vorranno ben tre anni prima che egli, con l’aiuto di un funzionario dei servizi segreti, possa tornare in patria.
Quando suo fratello Jacov rientra finalmente in possesso dei suoi documenti si deve accorgere che il tanto sognato viaggio non è più realizzabile: egli ha già trascorso un periodo troppo più lungo di quanto concesso dalle autorità di frontiera...
La colonna sonora accompagna col giusto tono ironico lo sviluppo del film con una serie di variazioni su un tema principale che alternano motivi jazzistici, folkloristici, fox-trot e rock a momenti lirici e meditativi.

La straordinaria inventiva musicale di Giya Kancheli è presente anche in altro singolare lavoro del regista georgiano. Kin-Dza-Dza (1986, Mosfilm) commedia cult dal sottile carattere distopico tratteggia l’incontro inconsueto di un alieno perdutosi nelle strade di Mosca da parte di un artigiano, Maschklov, e di uno studente, Gedewan. Inavvertitamente i due toccano lo strumento che l’alieno porta con se e d’incanto si ritrovano in un pianeta sconosciuto, orribile e desertico: Kin-Dza-Dza. Come si troveranno i nostri a contatto con gli abitanti del pianeta e come riusciranno a far ritorno sulla terra quando si devono confrontare con il locale linguaggio ‘plukaniano’ che utilizza solo due parole, ‘Ku’ (Koo) e ‘Kyu’ (Kyoo)?
Il regista georgiano si chiede se “ …la musica debba illustrare il pianeta, il viaggio o la nostalgia. Visto che il pianeta è brutto e ripugnante, effetti di tipo elettronico-cosmico non andrebbero bene, mentre si rende necessaria una musica dalle tonalità ironiche e burlesche che accompagni i due malcapitati nel loro percorso extraterrestre in un ambiente ruvido, arrugginito e spigoloso…”. Il compositore asseconda questa visione con il suo grande estro elaborando un Leitmotiv che si imprime in modo incisivo e profondo nell’inconscio della giovane generazione russa degli anni ottanta. La suggestiva trama tematica della partitura risuona anche nel brano “Little Daneliade” per pianoforte, archi e percussioni, composto nel 2000, dedicato al suo amico regista e pubblicato in CD dal Label austriaco Capriccio (leggi recensione)

Le montagne blue, un racconto incredibile (1983, Quartuli Pilmi) a firma del regista Eldar Shengelaya (1933 - 1925) è una graffiante parabola satirica sulla burocrazia sovietica.
Il protagonista è uno scrittore che ripetutamente cerca senza successo di far approvare al suo editore il suo ultimo romanzo intitolato “Le Montagne Blue”. L’autore dal carattere mite e ingenuo si ritrova travolto dalle assurdità di un ottuso procedere burocratico e dalla meschinità del mondo circostante.
Mentre l’autore vaga sconsolato da un reparto all’altro, da un lettore-supervisore all’altro, tutti sono super occupati con attività e interessi personali e montagne di carta giacciono sulle scrivanie in una casa piena di crepe.
Il suo manoscritto improvvisamente scompare: si trova per errore presso un’altra casa editrice, riappare poi insieme a un cumulo di vecchie carte depositate in cortile per finire dentro un cassetto di cui nessuno trova più la chiave. Gli addetti alla lettura del testo sono diversamente occupati: uno cerca di apprendere il francese con un corso in dischi, un altro pianta l’uva nel cortile, un terzo ama giocare a scacchi mentre il direttore generale è sempre impegnato in banca, al ministero o deve precipitarsi a un congresso. Un bel giorno i muri della casa cedono e questa deve essere evacuata ma nel nuovo palazzo in cemento la dialettica esasperante dei drammatici e inarrestabili rituali burocratici riprende inesorabile la sua danza. Lo spettatore vive l’inettitudine della burocrazia e percepisce attraverso le immagini della raffinata satira l’idea di un sistema dittatoriale in via di decomposizione, mentre la ripetitività delle situazioni tragicomiche ci riporta volutamente alle atmosfere del teatro dell’assurdo di Beckett. Il suo autore, il regista georgiano Eldar Shengelaya ha avuto egli stesso una vita alquanto singolare: nato nel 1933 a Tiflis studia presso l’Istituto di cinematografia a Mosca e lavora dal 1957 al 1960 presso gli studi della Mosfilm e in seguito presso gli studi Kartuli in Tiflis. Dal 1976 al 1991 è Presidente del sindacato dei cineasti e si lancia in seguito nella carriera politica diventando deputato dapprima della Repubblica Sovietica della Georgia poi del nuovo stato indipendente.
Dapprima vicino alle posizioni politiche dell’ex-presidente Schewardnadze, oggi aderisce al movimento nazional-democratico presieduto da Micheil Saakaschwili. Molti dei suoi film hanno ricevuto importanti riconoscimenti internazionali. La ripetitività assurda delle situazioni del film induce anche Giya Kancheli a inventare un tema che ritorna costantemente nel corso del film passando a cambi di ritmo che assumono la forma di polka vagamente echeggiante un sirtaki o di un etereo valzer riuscendo a trasmettere in modo formidabile la vena satirica e patetica che scaturisce dalla fatalistica reazione del protagonista con l’ottuso funzionamento del mondo circostante.

Note
1.Olga Nesterova, note di accompagnamento al CD Olympia ocd 424 (Kancheli, Symphony n.1 - Mourned by the wind, Liturgy for viola and orchestra – Symphony n.7. Moskow State Symphony Orchestra conducted by Fedor Glushchenko, Svatoslav Belonogov, viola), 1992.
2. idem
3. idem
4. Melanie Unseld, note di accompagnamento al CD Deutsche Gramophone 471 494-2 (Gyia Kancheli, Styx for viola, mixed choir and orchestra – Sofja Gubaidulina, Concerto for viola and orchestra. St. Petersburg Chamber Choir, Orchestra of the Mariinsky Theatre conducted by Valery Gergiev, Jurij Bashmet, viola), 2002.
5. Per Skans, note di accompagnamento al CD Olympia ocd 608 (Kancheli Film Music. Ussr Cinematography Symphony Orchestra conducted by Sergej Skripka – State Symphony Orchestra of Georgia conducted by Dzanzug Kakhidze), 1995.
6. Cfr. Pag.
7. Cfr. Pag.
8. Cfr. Nota 5.