Music By John Williams

locandina con le musiche di john williams

Con le musiche di John Williams (Music By John Williams, 2024)
Documentario originale inedito sulla vita e la carriera del leggendario compositore americano
Musica di: John Williams
Regia: Laurent Bouzereau
Produzione: Steven Spielberg, Brian Grazer, Ron Howard, Darryl Frank, Justin Falvey, Sara Bernstein,
Justin Wilkes, Meredith Kaulfers, Kathleen Kennedy, Frank Marshall, Laurent Bouzereau
Produzione Esecutiva: Markus Keith e Michael Rosenberg
In esclusiva su Disney+

John Williams si può assolutamente ritenere la prima Pop Star della Film Music nella storiografia cinematica e della musica tout court del Novecento. Ancor prima del nostro Ennio Morricone, che lo è divenuto internazionalmente a tarda età grazie ai suoi concerti in tutto il mondo prima che per le sue indimenticate colonne sonore. Ancor prima di un altro premio Oscar, Hans Zimmer, che attualmente, sempre per merito dei suoi concerti in giro per il globo, è assurto anch’egli a Stella della Musica per Film verso il grande pubblico.

Ciò a dimostrazione, se ancora occorra sottolinearne la grandezza e valenza al di fuori del filmico nativo, che la Film Music altro non è (cosa non da poco!) l’imperitura e nuova musica contemporanea – meglio classica, anche se sarebbe d’uopo denominarla, come soleva magnificamente dire nelle sue lezioni-concerto Leonard Bernstein, ‘Esatta’ – oramai da molti anni a questa parte. E Williams è stato, è e resterà uno dei suoi massimi rappresentanti. Attendevamo da tempo, in qualità di fan radicali, musicologi, semplici ammiratori non esageratamente sfegatati e collezionisti della sua sterminata discografia di musica concreta, per film & televisione e concertistica, che gli si dedicasse un decoroso docufilm. Soprattutto dopo l’esaltazione mondiale della visione al cinema di quello di Giuseppe Tornatore su Morricone, Ennio, pertanto speranzosi che l’amico di una vita, Steven Spielberg, si rimboccasse le maniche e tirasse fuori dal cilindro magico dei suoi home movies, girati in ogni sessione di registrazione delle sue 33 collaborazioni con il compositore cinque volte premio Oscar (a partire da Sugarland Express del 1974 fino a The Fabelmans del 2022, passando anche per serie TV e documentari), alcuni filmati emozionanti ed emozionali del loro sodalizio, creando un documentario ad hoc come nessun altro, anche di buonissima e accertata volontà, potesse pensarlo e girarlo.
Invece, abbiamo dovuto aspettare il 2024 e un documentario, seppur meritevole e solo parzialmente agiografico (almeno nel senso elettrizzante e strappalacrime, come nel caso positivo, per nulla forzato e straordinario di Ennio), solo in esclusiva streaming su Disney+ (ma un’uscita al cinema, come accade ultimamente per i documentari musicali, tipo evento in tre giornate, no?; trovata concepita per musicisti e compositori pur importanti ma non al livello di Williams, perciò decisione davvero discutibile e irragionevole). Il regista Laurent Bouzereau, da molti anni collaboratore di Spielberg, altresì è un rinomato autore premiato di documentari sul Cinema di ieri e di oggi, curando anche molti contenuti extra, per l’appunto, per le opere filmiche spielberghiane. La regia è asciutta e sa perfettamente far convivere filmati d’epoca, iconografia, interviste attuali e storiche, spezzoni di film e delle registrazioni delle partiture, mescolando sapientemente vita privata e artistica (la parte di racconto dedicata alla prima moglie di Williams, l’attrice e cantante Barbara Ruick, morta a soli 42 anni nel 1974, è assai commovente e ancora oggi fa luccicare gli occhi al Maestro statunitense e a noi di conseguenza) e tanto altro ancora.
In particolare, lodevolissimo il montaggio musicale delle colonne sonore del passato e del presente, con accezione per alcuni brani strumentali e canori d’epoca di altrui scrittura, realizzato con accuratezza certosina e grande gusto per l’accostamento in varie sezioni filmiche, così incrementandone la sensoriale emozionalità. Ecco, forse ho trovato, da appassionato fanatico del Maestro americano fin da ragazzino, un certo senso narrativo e compositivo della totalizzante messa in scena abbastanza direzionato verso un prodotto per la massa, in special modo per coloro che sanno poco o nulla su Williams, piuttosto che per i reali fruitori e studiosi della prima ora della sua carriera cine-musicale, che certamente conoscono a menadito alcuni aneddoti e filmati di un dì (ammetto, però, che non ricordavo che Williams non volesse accettare il primo Star Wars, perché di un regista sconosciuto, seppur consigliatogli dall’amico Spielberg, per scrivere piuttosto le musiche per Quell’ultimo ponte (A Bridge Too Far), film di guerra del 1977 diretto da Richard Attenborough con un cast di grandi stelle del cinema). Insomma un prodotto documentaristico, torno a ribadire, dignitosissimo e necessario (menomale, sopra ogni considerazione a latere, che sia stato fatto), però non sempre emozionante come un conoscitore incallito della sua Opera desidererebbe e vorrebbe che venisse fuori da ogni fotogramma.
Ad ogni modo, addentrandosi nel documentario, la leggenda della Colonna Sonora John Williams viene fuori, in questo ritratto inedito e a suo modo originale attraverso la sua lunga e proficua vita privata e professionale, osservata focalizzandosi sul suo sodalizio con Steven Spielberg e George Lucas; sul suo grande amore per il Jazz; sulle sue collaborazioni agli esordi di carriera con i Grandi Maestri del Film Scoring Made in USA in qualità di pianista, orchestratore, direttore e session man (vedi, tra i molteplici, Leonard Bernstein, Bernard Herrmann, Jerry Goldsmith, Henry Mancini); sulle sue partiture più popolari e sul perché hanno cambiato la Settima & Ottava Arte nell’immaginario collettivo; sulla sua esperienza come direttore d’orchestra alla Boston Pops dal 1980 al 1993 (e correlate divergenze con i vecchi maestri orchestrali che vedevano malevolmente che in concerto si eseguissero colonne sonore o brani della cultura pop) e sul podio delle maggiori Orchestre di tutto il mondo con i concerti di sue musiche per film (e non soltanto); su varie interviste, tra cui quelle a Spielberg e Lucas in primis, a seguire Yo-Yo Ma, Chris Martin, il frontman dei Coldplay (vi direte cosa c’entri ma lo scoprirete solo guardandolo), Itzhak Perlman, Kathleen Kennedy, Frank Marshall, Thomas Newman, Alan Silvestri, la figlia di Williams, Jennifer (gli altri figli sono Joseph e Mark, entrambi musicisti; Joseph Williams è un componente dei famosi Toto), Chris Columbus, Anne-Sophie Mutter, Branford Marsalis; sulle sue 54 nomination agli Oscar e le cinque vittorie ottenute; sui dietro le quinte di molte recording session di score entrate nella Storia della Musica applicata alle Immagini (interessanti, perfino divertenti e a tratti trascinanti, in specie quelle di Incontri ravvicinati del terzo tipo, i vari Star Wars, E.T., Lo squalo) e quei momenti in cui, per la prima volta, fece ascoltare al suo adorato piano le prime note di Jaws ed E.T. a Spielberg, in particolare il tema principale di Schindler’s List (qui le lacrime, anche per il più insensibile sulla faccia della terra, scendono copiose).
In conclusione, il momento che mi ha seriamente colpito e fatto, una volta ancora e di più, comprendere perché adoro tutto quello che John Williams ha composto e realizzato nella sua incredibile esistenza è riconducibile a questa frase che chiude emozionalmente il documentario: <<Per noi, la musica è come l’aria, ci sostiene, ci sorregge, ci dà energia. Compongo qualcosa ogni mattina. Scrivere tutte queste note e avere l’opportunità di dirigere un’orchestra che darà vita a ciò che si è composto, è entusiasmante. La musica non basta per una vita intera ma un’intera vita non basta alla musica>>.

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