Giuseppe Milici Quartet Plays Ennio Morricone & Ennio Morricone Piano Music & Live at the Arena

Ennio Morricone
Giuseppe Milici Quartet Plays Ennio Morricone (2021)
Self/Irma Records IRM2014
11 brani – Durata: 41’58”


Ennio Morricone
Ennio Morricone Piano Music (2021)
Roberto Prosseda, pianoforte
Decca Records 4856330
19 brani – Durata: 70’59”


Ennio Morricone
Live at the Arena (2021)
Self/Ice Record ICELP2102
Lato A: 8 brani
Lato B: 5 brani
Lato C: 5 brani
Lato D: 5 brani



Era comprensibile, auspicabile e necessario (forse, dato il sempre prevedibile Dio Denaro dello sfruttamento dietro l’angolo che svilisce e mortifica tutto) che ad un anno dalla scomparsa (il 6 Luglio 2020) di uno dei più grandi, assoluti (come la musica non cinematica che tanto amava) e irraggiungibili Maestri del Novecento cine-musicale, il compianto Ennio Morricone, vi fossero una sequela di omaggi concertistici più o meno riusciti e pensabili, nonché, in primis, una moltitudine di nuove incisioni, ristampe, inediti e cover delle più fantasiose e audaci del suo sterminato catalogo sia filmografico che compositivo colto – o meglio ‘assoluto’ – messi alle stampe e distribuiti o poco prima o subito dopo l’anniversario della sua dipartita (leggi nostro dossier).


I tre prodotti discografici ivi recensiti, due CD e un doppio vinile dalla confezione impeccabile – su etichetta Ice Records e distribuzione Self in Italia e Rustblade Records in tutto il mondo, con un’esclusiva versione box deluxe da far andare in visibilio i fan più accaniti del Maestro romano – sono quanto mai distanti uno dall’altro per sostanza (anche se alcuni titoli cinematografici ultra celebri di Morricone rimbalzano da un prodotto all’altro con disinvoltura e ovvietà), perché i due CD “Giuseppe Milici Quartet Plays Ennio Morricone” e “Ennio Morricone Piano Music” altro non sono che reinterpretazioni morriconiane di altissimo valore esecutivo, invece il doppio 33 giri “Live at the Arena” racchiude il leggendario concerto (così come ‘strilla’ l’adesivo viola sull’LP) dell’11 settembre 2010 presso l’Arena di Verona, denominato ‘Contro tutte le stragi della storia dell’umanità’. Partendo da quest’ultimo titolo prettamente morriconiano, nel senso che il Maestro due volte premio Oscar dirige sul podio una grande orchestra e coro polifonico con solisti a lui cari quali la soprano Susanna Rigacci, Ulrich Herkenhoff al flauto di pan, Gilda Buttà al pianoforte, Paolo Zampini al flauto, Gianni Oddi al sassofono e Fausto Anzelmo alla viola, in cui ci si trova dinnanzi ad un concerto dal vivo, dall’ottima ripresa audio anche su vinile, contenente alcune performance, per l’epoca, di colonne sonore rese per la prima volta live quali H2S, Queimada, Sacco e Vanzetti, Metti, una sera a cena, Il clan dei siciliani e Maddalena, e inoltre un estratto di soli 3’48” di “Voci dal silenzio” che apre il Lato A, originariamente eseguito e registrato dal vivo sempre all’Arena di Verona l’11 Settembre 2004 nella forma integrale di 28’16” (che in questo nuovo album vinilico avrebbe richiesto un 33 giri in più!): un concerto straordinario in tutti i sensi, con alcune esecuzioni e arrangiamenti realmente entusiasmanti e particolareggiati che in pochi altri concerti Morricone ha elargito con tanto afflato ai suoi fan – ad esempio il virtuosismo affranto del flauto di pan nella “Cockey’s Song” da C’era una volta in America o l’elegiaco assolo del flauto sull’adagio degli archi in “Le sang du chatiment” da Rampage (Assassino senza colpa?), il tenero e nostalgico solo di violino del “Deborah’s Theme” da C’era una volta in America e via enumerando – che raggruppa titoli storici e meno abusati quali, oltre ai succitati, i classici e irrinunciabili Mission, Nuovo Cinema Paradiso, Malena, I promessi Sposi, Giù la testa, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

E ascoltando questo suo importante concerto, tornano alla mente immediatamente le parole del figlio Marco riportate dalla rivista “Musica” (Luglio-Agosto 2021, n° 328) nell’articolo-intervista sul CD di Prosseda sul Morricone pianistico – di cui parlerò a breve – “L’ho seguito in circa 250 concerti e ho notato la trasversalità del pubblico: da 10 a 80 anni. Per mezzo secolo la sua musica ha accompagnato i sentimenti dell’anima di ognuno”. E parlando proprio del CD Decca/Universal “Ennio Morricone Piano Music” con Roberto Prosseda al pianoforte, prendiamo atto delle parole del figlio Marco, sempre estrapolate dal suddetto articolo: “In questo disco pubblicato da Universal ci sono molte tracce sia di musica per film che assoluta. Risalgono a periodi diversi, dagli anni Settanta ai Novanta. Al di fuori degli spaghetti western, mio padre era un rivoluzionario.” E di questa rivoluzione integralista e gravida di colta e animosa musicalità, che non fa distinguo tra musica per film e musica assoluta, si impregna il piano gran coda Fazioli <<Mago Merlino>> e il numero 1 a mezza coda del 1980 scelti da Prosseda in questa sua profonda lode alle composizioni del Maestro, eseguendo 19 pezzi – nove per il cinema, ridotti dal pianista su trascrizioni di Ennio donategli dal figlio Marco, in parte arrangiate per la sodale Gilda Buttà per un suo precedente album solistico, e dieci da concerto, “tra cui gli “Studi per piano-forte”, che non sono basati sull’esaltazione di alcuni dettagli della tecnica pianistica (come per Liszt, Chopin o Debussy) bensì, come indica il titolo, sull’opposizione delle dinamiche (piano e forte)”, così come enunciato da Prosseda nell’intervista rilasciata sempre su “Musica”. Quindi, tra La leggenda del pianista sull’oceano, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Gott Mit Uns, Il deserto dei tartari, Metti, una sera a cena, Le due stagioni della vita, Nuovo Cinema Paradiso, Cane bianco e Angeli del potere si districano tracce ‘assolute’ che nel pianismo intimo, severo e “mai commerciali o di comodo” delle sue esecuzioni (ri)vive il Morricone strutturato, distintivo, sapiente, mai pago di ciò che aveva composto e perennemente alla ricerca, come un bambino sempre curioso, materiale, autentico e incantato dalla Musica ‘TUTTA’, di quella nota (d’altronde la sua biografia a cura di Alessandro De Rosa s’intitola propriamente “Inseguendo quel suono”) intrinseca, incomparabile e caratterizzante che lo ha contrassegnato sin dalla prima ora.

Ultimo, ma non per importanza “Giuseppe Milici Quartet Plays Ennio Morricone” è di quei tributi che lascia impressionati ascolto dopo ascolto, con un’idea sempre innovativa e originale ad ogni pezzo coverizzato eseguito dal quartetto del famoso armonicista palermitano Milici (classe 1964), con Nicola Pannarale al piano e tastiere, Filippo De Salvo al basso e Saverio Petruzzellis alla batteria, che intervalla con grande scioltezza jazz e bossa nova, facendo capolino anche Onda Nueva, samba e fusion, dove a emergere, su selezioni quali C’era una volta in America, Mission, Il buono, il brutto, il cattivo, Per le antiche scale (struggentemente drammaturgica nel suo jazz accorato), Giù la testa e Nuovo Cinema Paradiso, sono le versioni di Metti, una sera a cena, “Playing Love” da La leggenda del pianista sull’oceano e l’iconica canzone “Se telefonando” che in un DJ set da Lounge Bar con aperitivo cine-musicale farebbero impazzire ogni singolo avventore. Primeggia all’interno del CD cartonato una foto di Ennio scattata da Nicola Schittone, che è stato amico di lunga data del Maestro romano: primo piano intimo e intenso di un’artista che nella sua esterna austerità e compostezza celava un’interna dolcezza nostalgicamente emotiva e fanciullesca, che solo in chi scorre incessantemente nel DNA la Musica possiede, con una tale e forte carica simbolica che traspare soltanto dalle sue Note. Chiude il CD la composizione originale “Dimmi cos’è” di Milici che in nuce contiene tutta l’essenza morriconiana classica ma con quel soft jazzy che Morricone non avrebbe mai scritto perché non era un grande ammiratore del genere jazzistico, frequentandolo pochissimo nel suo Cinema. Un album da possedere.  

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