Il vuoto

cover il vuotoArmando Trovajoli
Il vuoto (1964)
Four Flies Records
Lato A: 5 brani
Lato B: 5 brani
Durata totale: 34’00”

Il Jazz, del quale è stato uno dei precursori in Italia, ha sempre fatto parte della vita e della carriera di Armando Trovajoli (1917 – 2013). Con Piero Piccioni e Piero Umiliani è stato poi una figura chiave della storiografia jazz non solo cine-musicale del nostro Bel Paese, alla quale ha prestato la sua scrittura pregevole ed unica. Questa eccellente edizione 33 giri è una prima assoluta, con la quasi totalità della musica incisa dal Maestro romano per il Il vuoto, film drammatico del regista, sceneggiatore, attore e paroliere toscano Piero Vivarelli, realizzato nel 1964 con Venantino Venantini e Elsa Daniel: una colonna sonora imbevuta di jazz - genere amatissimo da Vivarelli, definito il re dei B-Movies esotico-erotici nostrani - di una raffinatezza sconfinata. Eseguito da celebri e celebrati talenti quali Carlo Zoffoli (vibrafono), Berto Pisano (contrabbasso), Gino Marinacci (sax baritono e flauto), Enzo Grillini (chitarra elettrica), Sergio Conti (batteria e percussioni) e lo stesso Trovajoli (pianoforte e organo), lo score consta di dieci brani per un totale di trentaquattro minuti di musica, che interpongono il cool jazz alla bossa nova, la samba al rock’n’roll. Il tema portante esposto in apertura, “Il vuoto seq. 1 (Night Jazz con vibrafono)”, lascia incantati ascolto dopo ascolto per la sua immutata eleganza formale ed esecutiva. Da qui in avanti, il tema si fa sensuale in “Il vuoto seq. 2 (Night Jazz per sax baritono)”, scatenato in “Il vuoto seq. 3 (swing per sax baritono)”, ondeggiante come una tenera ninna nanna in “Il vuoto seq. 4 (Cordovox in 6/8)”, samba in “Il vuoto seq. 5 (Sud America – ritmico per voce maschile)”, ballabile in “Il vuoto seq. 6 (twist)” e licenzioso in “Il vuoto seq. 7 (blues per organo)”. Per quanto concerne i brani rimanenti, “Estasi” procura brividi sulla pelle per la passionalità del sax solista; “Evasione” è una bossa nova classica nella forma ma corrotta nella sostanza; “Frenesia”, come da titolo, gioca su ritmi tribali all’inizio moderati, fino via via a salire freneticamente ed esplodere in una virtuosa jam session jazz che impreziosisce ulteriormente questo LP. L’ennesima conferma della grandezza di uno dei nostri migliori autori di musica applicata alle immagini della “Golden Age” nostrana.  

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 432 – Giugno 2021

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