Raya And The Last Dragon

cover rayaJames Newton Howard
Raya e l’ultimo drago (Raya And The Last Dragon, 2021)
Walt Disney Records
24 brani – Durata: 69’52’’



Giunto alla sua ennesima collaborazione con la Disney, James Newton Howard si conferma un compositore dal carattere musicale particolarmente versatile e aperto sempre a nuove avventure. Con il nuovo classico della casa di produzione di Topolino, Raya e l’ultimo drago (leggi recensione del film), le sonorità messe in scena dal musicista americano esulano dalle classiche tinte musicali. La partitura ideata da Howard si dimostra, fin dall’apertura, caratterizzata da nuovi orizzonti sui quali il musicista si è sperimentato. Il primo brano, “Prologue”, è un chiaro esempio di coesistenza di elementi tra loro diversi; il coro femminile orientaleggiante, chiaro leitmotiv della protagonista, si fonde con percussioni in un crescendo di archi che sfocia in un’esaltante esposizione dal carattere più classicheggiante del tema principale che sarà ulteriormente ripreso nel brano “Young Raya And Namaari”. In questi primi brani trapela una musica ariosa e solare, rimodulata su stilemi velatamente indiani. Presto però il classicismo musicale del compositore prende il sopravvento e in “Betrayed” troviamo un pezzo concepito sull’attesa (data dagli archi) e dalle tinte più rudi (suggerite dalle percussioni) su cui si inserisce anche una componente elettronica.
Il lavoro del compositore è particolarmente attento a preservare le varie identità e a svilupparle nel modo più corretto. Non è un caso che i tre temi principali abbiano delle affinità, quasi a volerne sottolineare la comune natura. In “Enter The Dragon” ascoltiamo, infatti, per la prima volta il motivo legato al drago, che è caratterizzato da archi e voci che riescono a suggerire all’ascoltatore la sensazione del volo. Il tema legato all’antagonista, che ascoltiamo per la prima volta in “Fleeing From Tail”, si basa sugli stessi elementi compositivi (archi e voci) ma rimodulati in un’ottica più oscura. Quello che il compositore sembra fare è creare un’identità musicale che nasce dagli stessi elementi ma che, se dosati in maniere differenti, possono creare sensazioni diametralmente opposte. In “Sisu Swims”, ad esempio, la leggerezza del drago torna preponderante e presto viene prosciugata dalle atmosfere più pesanti del pezzo “Dragon Graveyard”. Howard, demiurgo della sua opera, sembra che abbia voluto trasporre in musica un concetto secondo il quale dalle medesime materie si possono raggiungere sonorità opposte; nella metafora filmica tutte le parti di uno stesso regno in disfacimento possono infrangere le istanze di pace, che avevano mantenuto insieme i vari territori, e divenire altro da sé.
Nella seconda parte dello score, l’originalità sembra lasciare spazio a una musica più prevedibile su cui intervengono momenti degni di nota come in “Noi And The Ongis” e “Being People Is Hard”, brani nei quali vi è una ripresa delle sonorità orientaleggianti su cui si innestano trame musicali oscure. Sopra tutti spicca lo splendido “Running On Raindrops” che può considerarsi il perfetto compimento del tema legato al drago e qui eseguito in maniera eccezionale in tutta la sua levità che tanto ricorda il tema elaborato dallo stesso compositore per Maleficent. L’elettronica di “Plans Of Attack”, caratterizzato da un carattere più scanzonato, cozza con il più solenne, delicato e classico “Brothers And Sisters”. Una ripresa del tema corale, dedicato alla nostra eroina, è presente in “Storming Fang” che porta avanti un discorso iniziato nel precedente “The Meeting”, caratterizzato da percussioni che riescono a creare un’atmosfera di attesa e sospensione, seguita da momenti di forsennata corsa data dagli archi e dalle percussioni.
La parte finale dell’album si identifica con un recupero delle sonorità iniziali che erano andate un po’ perdendosi nel corso di questo viaggio musicale; “Return” e “The New World” costituiscono il degno epilogo di un percorso musicale che ha fatto della coesistenza di elementi tra loro diversi la sua linea ispirativa. James Newton Howard ha saputo fondere e riplasmare elementi diversi creando un tessuto musicale uniforme, in cui trama e ordito sono simboleggiati dalla classicità tipica del compositore e dalla sua volontà di rinnovamento.

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