Solo: A Star Wars Story

cover solo a star wars story deluxe editionJohn Powell, John Williams
Solo: A Star Wars Story (Id. - 2018)
Walt Disney Records (Original Motion Picture Soundtrack/Deluxe Edition)
35 brani – Durata: 123’ 
 

Periodo di edizioni speciali quello corrente, forse a causa della situa-zione pandemica attuale che tanto ha stravolto anche le release e in generale tutta l’industria cinematografica: si assiste infatti a numerose pubblicazioni (da parte di case discografiche quali Varése Sarabande e La-La Land Records per esempio) di colonne sonore già uscite in precedenza, in versione ampliata e ricche di contenuti inediti, dette anche Deluxe Editions. Una delle più attese, previo annuncio del compositore stesso, è stata quella del film spin-off Solo: A Star Wars Story, in cui ricompaiono gli iconici temi di John Williams più uno: il tema del protagonista Han Solo, vera colonna portante di tutto lo score difatti composto e adattato dall’inglese John Powell, il quale si è destreggiato nell’universo sinfonico williamsiano arricchendolo di nuove idee tematiche e variazioni. Ci si aspettava una versione deluxe della partitura poiché trattasi di un film dell’Universo di Star Wars, in cui come spiega lo stesso Williams “…la musica comincia quando il film inizia, e termina quando il film finisce”; non poteva quindi essere esaustiva la versione di base, pur comprendendo una selezione di 20 brani per un totale di un’ora abbondante di musica, quantità che viene notevolmente ampliata dall’edizione espansa fino a un totale di 35 brani e una durata di due ore (praticamente pari a quella del film). Aggiunta di rilievo è inoltre l’indicazione degli “m”, ossia i punti musica del corrispondente rullo indicati nel titolo di ognuno dei brani, così da poter ricollocare intuitivamente i momenti musicali a quelli del film.
L’esperienza d’ascolto viene però frenata ancor prima di iniziare: non c’è traccia del tema di Han Solo integrale composto da Williams, “The Adventures Of Han”, e presente nella versione base; una mancanza ingiustificata soprattutto all’interno di quella che dovrebbe essere la versione completa dello score in questione. Tralasciando ciò, la pubblicazione ripropone i già classici “Meet Han” e “Corellia Chase”, in cui Powell si pronuncia virtuosamente con castelli di variazioni del leitmotiv principe; sono poi però aggiunte due varianti della celebre marcia imperiale di Williams: una prima dal piglio vivace e trionfale (“Empire Recruitment”), a cui si contrappone una seconda furiosa e incessante, caratterizzata da veloci arpeggi dei violini e dall’entrata del coro a conclusione dell’episodio musicale. Il confronto di Powell col Maestro è qui però ancora agli esordi, trovando il punto di massima espressività in “Kessel Run in Less Than 12 Parsecs”, un entusiasmante collage tematico in cui i temi originali della serie si fondono con i nuovi, su un fondo di percussioni a sostegno frenetico. Si individuano infatti non solo il tema di Han ma anche il celebre “Tie Fighter Attack” (Star Wars: A New Hope) e il “Main Theme” della serie, tutti sapientemente collegati tra loro a mezzo di episodi di stampo contrappuntistico, che danno vita ad una esilarante sequenza musicale. L’ultimo rimando alla serie originale (fatta eccezione per i generosi “End Credits” qui inclusi in forma di Suite) si rinviene in “Maul’s Call/Partying Ways”, una versione tenebrosa del “Duel Of Fates” in forma di lento corale con accompagnamento orchestrale a crescere, che chiude poi il cerchio con il ritorno al cupo inizio di “Meet Han”.
Fatta eccezione per le raffinate riprese motiviche dei temi della serie presenti nel resto della partitura (e impossibili da rintracciare tutte in questa sede), quello che si ascolta è frutto della sensibilità del compositore inglese, che pur nel rispetto del canone musicale di Guerre Stellari non rinuncia a stravaganze e momenti esotici, come in “Stormtrooper JP-054 Karaoke”, “Lando’s Jungle Room”, “Sabacc Game” e ovviamente “Chicken in the Pot” (qui nella versione con Reid Bruton, una vera chicca). A ciò si uniscono, come lecito aspettarsi da Powell, brani energici e ricchi di colori orchestrali come “Chewie Untamed” e “The Beast”, piuttosto che “Family Stories”, altra perla esclusiva di questa edizione estesa che dimostra in due minuti secchi la straordinaria capacità drammaturgica padroneggiata dal compositore.
Sono inoltre incluse in questa edizione le versioni allungate “Deluxe Train Heist” ed “Extra Deluxe Mine Mission”, in cui spiccano rispettivamente il coro di voci femminili (scelta strumentale significativa rispetto alla sceneggiatura), riproposto anche in “Enfy’s Stand-Off”, e i fastosi ottoni del “Break Out” della soundtrack originale.
Discorso a parte merita il tema d’amore. Si tratta di un vero e proprio leitmotiv composto da Powell per la storia d’amore fra Han Solo e Qi’Ra, la cui primaria cellula tematica si può rinvenire al minutaggio 2’45” di “Spaceport” (come brillantemente notato da Roberto Pugliese nella recensione della prima pubblicazione, accessibile qui), apice della tensione musicale di straordinaria bellezza e risonanza emotiva. Il leitmotiv viene sviluppato in forma completa in “Lando’s Closet”, lirico e trascinante, ma compare straordinariamente in diversi altri momenti dell’arco narrativo musicale: già in “Bunk/Proxima” vi è un primo suggerimento nel registro alto dei violoncelli, a cui segue però uno sviluppo diversivo; così pure sul finale di “Enfy’s Stand-Off”, appena accennato con l’aggiunta del coro femminile, e in “Qi’Ra Knows a Bit More Than Han”. Da notare come il compositore abbia differenziato sapientemente l’orchestrazione di volta in volta per impreziosire e camuffare queste riproposizioni, quasi come a voler suggerire costantemente questo tema languido e drammatico che abbraccia tutto l’arco della partitura. Ricompare quindi un’ultima volta al minutaggio 3’07” di “Maul’s Call/Parting Ways”, questa volta esposto dai violini proprio a fianco del tema di Han, in un ultimo disperato momento di drammaticità a segnare un esito inevitabile.
Al termine dell’ascolto ci si rende conto di essere di fronte a un lavoro monumentale per qualità di scrittura, ricchezza di particolari e coesione drammaturgica totale rispetto al lungometraggio, lasciando sperare che si possa assistere ancora in futuro al confronto tra i compositori di una generazione e quelli delle precedenti, con esiti così straordinari.

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