Pillole di Note: Focus sull’etichetta Varése Sarabande

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Varése Sarabande
In conclusione di marzo la nostra redazione ha deciso di pubblicare non soltanto una o due volte al mese, come da considerazioni iniziali, questa rubrica che vi entusiasma tanto, la quale si focalizza sulle recensioni di partiture o compilazioni di una sola etichetta in particolare, designata per lo più alle Original Soundtracks, bensì senza una scadenza precisa ma quando ne sentiremo davvero il bisogno. Quindi esamineremo al momento opportuno, e se i titoli in esame lo richiederanno a gran voce, le nuove e più o meno attuali pubblicazioni, che per la nostra redazione saranno assolutamente consigliabili per voi lettori bramosi di novità allettanti cine-televisivo-musicali.
La rubrica prende il nome spiccio ma orientato di ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che si contraddistinguono dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta americana Varése Sarabande: (https://www.varesesarabande.com/):

Jerry Goldsmith
Looney Tunes Back In Action (Id. – 2003)
Varése Sarabande VCL 1120 1207
CD 1: 40 brani - Durata: 68’51”
CD 2: 39 brani – Durata: 54’18” 
L’arte fantastica del Mickeymousing, la stoffa di uno dei più geniali compositori della Silver Age Hollywoodiana, il mai dimenticato e assai compianto Jerry Goldsmith – il papà di eccellenti scrigni compositivi quali Star Trek Il film, Chinatown, Poltergeist, Rambo e molti altri – e una colonna sonora, l’ultima ufficiale della sua strepitosa e illustre carriera (in realtà nel medesimo anno, il 2003, compose la partitura di Timeline – Ai confini del tempo di Richard Donner che gli venne rigettata a favore di quella più convenzionale e bombastica di Brian Tyler), che totalizza all’incirca 250 score tra TV e Cinema.
Il film d’animazione Live Action di Joe Dante, Looney Tunes Back In Action, con Brendan Fraser, Jenna Elfman, Timothy Dalton e il ‘cattivone’ fuori di testa Steve Martin, che ottenne dieci nomination a svariati premi, tra cui quella a Goldsmith agli Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films, ha segnato su per giù la decima e conclusiva collaborazione con il compositore californiano, dopo aver lavorato, tra gli altri, con il regista Dante su Gremlins, Salto nel buio, Small Soldiers. Jerry Goldsmith, morto all’età di 75 anni il 21 luglio del 2004, dopo una lunga battaglia contro il cancro, durante le sessioni di registrazione di questa OST fu molto provato dalla sua malattia, quindi si fece affiancare in qualità di compositore addizionale da John Debney (Hocus Pocus, Corsari, La passione di Cristo, The Orville), tirando fuori ugualmente una mirabolante sarabanda musicale degna del migliore Hellzapoppin’ cartoon facente parte delle strabilianti avventure di Bugs Bunny, Daffy Duck, Silvestro, Titti, Taz, Yosemite Sam, Willy il Coyote, Beep Beep, etc. etc. etc.: in questa trama sconclusionata, come si conviene ai personaggi animati della famiglia dei Looney Tunes, tra avventura, spy/action movie e fantascienza, si vedono i nostri eroi cartoonistici alla ricerca del padre scomparso di un uomo e del mitico diamante Blue Monkey.
Un impetuoso mashup di citazionistico e divertito assemblaggio, in cui la grande verve creativa del nostro Jerry viene fuori in tutta la sua esuberanza compositiva, capace di inserire, come nei classici cartoni animati del passato – vedi le Silly Symphonies disneyane, Tom & Jerry di Hanna & Barbera e via citando – estratti da Strauss, Rossini, Offenbach, Vivaldi e temi filmico-televisivi stranoti di Francis Lai e Carl Stalling (padre delle melodie originali e riadattate dei TV cartoons Warner Bros e Walt Disney, ovviamente Looney Tunes e Sinfonie allegre in primis), nonché suoi leitmotiv da film per il sodale Dante.
Goldsmith in quasi due ore abbondanti di score, spalmate su 79 tracce, comprendenti anche le 21 dell’album originario del 2003 nel secondo CD – susseguenti a varie bonus tracks che annoverano anche dialoghi delle scoring sessions e brani alternativi – riesce a infilare tre temi principali davvero trascinanti fra melodie western (“Car Trouble”) e simil bondiane (“Pressed Duck”), nonché pagine orientaleggianti (“What’s Up?”) e irriverenti come il Bugs Bunny che tutti conosciamo; tutte eseguite ottimamente dalla Hollywood Studio Symphony diretta da Jerry stesso e con le orchestrazioni di ben 11 fidati collaboratori, tra cui Debney, Pope, Anthony, Detcher, McKenzie, mixate magnificamente dal fedele Bruce Botnick. Logicamente rispetto al CD singolo originale, come accade sempre in Goldsmith e nei suoi album d'origine, il materiale in più contiene perle compositive che si potevano godere solo durante la visione del film e relativo attento ascolto, che grazie a queste versioni definitive integrali finalmente ne possiamo fruire come si deve.

John Carpenter & Dave Davies
Il villaggio dei dannati (Village of the Damned, 1995)
Varése Sarabande VCL 1020 1206
CD 1: 19 brani - Durata: 76’37”
CD 2: 17 brani – Durata: 57’12” 
Il primo film horror/sci-fi col medesimo titolo, Village of the Damned, risale al 1961 – da noi intitolato Il villaggio dei dannati – diretto da Wolf Rilla con George Sanders e Barbara Shelley e musiche di Ron Goodwin, che anticipa di ben 34 anni il remake di John Carpenter, il quale cura le musiche insieme all’amico chitarrista Dave Davies, prima ed unica sua esperienza nel film scoring. Lo score, finalmente in versione estesa, di questo film interpretato da Christopher Reeve e Kristie Alley, narrante di alcune donne di una cittadina americana che danno alla luce bimbi alieni ostili che si spacciano per umani, fonda le sue radici sonore nell’elettronica di sintetizzatori suonati dal regista, con brevi interventi orchestrali prevalentemente per violini, violoncelli e fagotto, e l’impiego di chitarre elettriche ed acustiche di Davies, con l’Hammond B-3 di Bruce Robb: una partitura cupa, sottilmente e serpentinamente funerea, che soltanto in poche pagine tenta di mostrare una simulante quiete (“Awaken/The Funeral”, “Baptism”), che ha il suo culmine leitmotivico, quasi rasserenante e dall’epico crescendo finale, in “March of the Children (End Credits)” di 8’09”, possedente qualcosa di gobliniano nel suo nucleo portante compositivo, però ad un ascolto diligente ricordante il tema di battaglia dei Toto per Dune, già di suo molto alla Gustav Theodor Holst. Il secondo CD contiene l’album originale del 1995 più 4 bonus tracks.

Nigel Westlake
Babe, maialino coraggioso (Babe, 1995)
Varése Sarabande VCL 1120 1208
29 brani - Durata: 79’06”

Questa pellicola del 1995 si aggiudicò il Golden Globe come miglior film e l’Oscar per i migliori effetti visivi su sette candidature ma si sarebbe meritata anche la nomination per le migliori musiche dell’australiano Nigel Westlake, che però vinse svariati premi di categoria per questo florilegio neoclassico sinfonico, eseguito accuratamente dalla The Victorian Philharmonic Orchestra diretta da David Stanhope e Carl Vine.
Westlake, con un carnet ridotto di colonne sonore (una ventina circa) tra cui anche il seguito, sempre diretto da George Miller, Babe va in città (1998), oltre a Figli della rivoluzione (1996) e Miss Potter (2006), compone uno degli score migliori della sua filmografia. Babe, come anche per il succitato Looney Tunes Back In Action di Goldsmith – che tra l’altro fu contattato per scrivere le musiche di questo maialino intrepido, cresciuto da cani da pastore, che impara ad allevare pecore con un piccolo aiuto del contadino Hoggett (James Cromwell), che in effetti scrisse ma che gli furono rifiutate dal regista perché non in linea, seppur bellissime, con il film, da quanto riportato nel libretto del CD – contiene una miriade di estratti di musica classica di Camille Saint-Saëns, Georges Bizet, Edward Grieg, Gabriel Fauré e alcuni altri, che si mescolano perfettamente con la partitura originale di Westlake che, tra horneriane e goldsmithiane reminiscenze, si giostra felicemente nell’arco narrativo di questa avventura deliziosa per grandi e piccini, finalmente anch’essa in versione integrale estesa. Molti, troppi, i brani da menzionare, che però questa rubrica non può citare tutti, come ben sapete, quindi mi limiterò a “Pig, Pig, Piggy/Mother and Son”, “Opening Titles” e “Fly Would Never/Crime and Punishment” o il mickeymousing sbilenco e tetro natalizio di “Pork Is A Nice Sweet Meat”. Seriamente un gioiello musicale di pregio da acquistare senza indugi.