A Star is Born

cover a star is born newAA.VV.
A Star is Born (Id. – 2018)
Interscope Records 00602567775539
34 brani – Durata: 70’16”

La prima cosa che salta allʼocchio, fatta una piccola ricerca a riguardo, è che “A Star is Born Soundtrack” ha venduto su scala mondiale oltre 6 milioni di copie e totalizzato oltre 2 miliardi di ascolti streaming. Numeri che, se si pensa al genere colonna sonora, fanno drizzare i capelli, o meglio, le orecchie. Non sorprendono così tanto, invece, se si considera che il songwriting è stato affidato allʼincredibile estro artistico di Lady Gaga che, diciamolo, a numeri di questa portata, è ben abituata. Solamente due anni prima eravamo rimasti tutti colpiti dal sorprendente lavoro musicale, vocale e in quel caso anche coreografico di due attori, Ryan Gosling e Emma Stone, che fino ad allora non avevano dato dimostrazione di tali doti sul grande schermo.

Il risultato fu sorprendente. Qui la situazione sembra apparentemente ripetersi, ma con presupposti diversi. Da un lato un attore affermato come Bradley Cooper che si mette in gioco a 360 gradi: è regista e protagonista maschile (interpreta una rock star di nome Jackson Maine), un impegno notevole se si pensa che deve affrontare un percorso di studio musicale (strumentale e vocale) per rendere il più realistico possibile il suo personaggio. Dallʼaltro una cantautrice di livello mondiale come Lady Gaga (qui impersona unʼaspirante e talentuosa cantante di nome Ally) che deve mettere al servizio della settima arte tutto il suo carisma artistico, non solo come performer, ma anche come interprete cinematografica. Non togliendo nulla allʼottimo lavoro, sia davanti che dietro la macchina da presa di Cooper, senza ombra di dubbio è lʼicona pop a lasciare tutti senza parole. Ogni ripresa musicale, ogni scena di dialogo, in particolare quelle più intime tra i due protagonisti, è guidata dallʼintensità emotiva che Gaga riesce a portare sullo schermo e a trasmettere a tutti noi spettatori. A mio parere, la presenza di unʼartista musicale ha elevato la qualità del comparto sonoro. Se in La La Land il vero protagonista era la musica nel suo aspetto compositivo e creativo, qui, invece, è stato fondamentale chi la musica lʼha interpretata, cantata e raccontata. Praticamente Gaga mette la sua firma su quasi tutte le canzoni presenti allʼinterno del film, sia quelle cantate da solista sia in coppia con Cooper. Anche questʼultimo lascia il suo segno come autore in molte delle canzoni presenti allʼinterno della pellicola, in particolare quelle cantate da lui stesso. Queste rappresentano la parte più rock and roll (“Black Eyes”, “Out of Time”, “Alibi”), visto appunto il ruolo ricoperto dallʼattore nel film, e vagamente country della soundtrack (“Maybe itʼs Time”). Ritornando alla controparte femminile, le sue canzoni seguono esattamente la storia raccontata; si parte con una cover di “La Vie en Rose” di Edith Piaf, cantata durante una sua esibizione in un night club che sancisce il loro primo incontro, e si prosegue con la collaborazione tra i due che dà vita a molteplici canzoni, tra le quali spiccano “Shallow” (premiata agli ultimi Oscar nella categoria di riferimento e suggellata da una performance live molto emozionante), “Music to My Eyes” (convincente fin dal primo ascolto: strumentazione scarna ma supportata da un testo semplice, romantico, diretto e melodicamente forte), “I Donʼt Know What Love Is” (simile alla precedente ma con un arrangiamento più interessante) e tre cantate solo da lei, “Always Remember Us This Way”, “Is That Alright” e “Look What I Found You”, che sembrano arrivare direttamente da un CD della vera Gaga. In particolare lʼultima, con un arrangiamento dalle sonorità più moderne, prelude alla carriera da solista, più commerciale e popular che la protagonista sta per intraprendere. Nascono così “Heal Me”, “What Did You Do That?”, “Hair Body Face” e “Before I Cry”. Eccoci finalmente giunti allʼultima canzone della soundtrack. Perché finalmente? Perché a mio modesto parere è la canzone più bella e ve ne spiego il motivo. La canzone è preceduta da un breve scambio, che prende il titolo di “Twelve Notes”, tra il fratello di Jack ed Ally, nel quale lui le ricorda lʼidea che Jack aveva della musica: essenzialmente la ripetizione continua delle dodici note che vanno a formare lʼestensione di unʼottava. Dodici. Nientʼaltro. Ma il punto qual è? Dipende tutto da come ogni singolo artista ne interpreta la loro interazione. Tutto quello che puoi offrire al mondo sta allʼinterno di queste piccole, ma allo stesso tempo enormi distanze. Perché una canzone può essere anche la più semplice del mondo (e ce ne sono che hanno fatto la storia della musica), ma se quello che trasmette va oltre il mero aspetto compositivo, allora si fa centro. E Jack amava, più di ogni altra cosa, come Ally sentiva quelle “distanze”. Per questo motivo le ha dedicato la canzone più bella. Perché dentro ogni singola parola (e il testo del ritornello è qualcosa di potentissimo a livello evocativo) cʼè tutto lʼamore che lui provava per lei, fin dal loro primo incontro al night club, passando per i momenti più difficili, fino ad arrivare al tragico epilogo. Il tutto suggellato dalla potenza vocale di Gaga, dalla sua capacità di trasmettere emozioni attraverso il significato di ogni singola parola. Nel finale il colpo da maestro, però, lo tira fuori il regista. Proprio quando la canzone sta per volgere al termine, stacco di camera da Ally, che sta omaggiando il marito scomparso, e flashback sul momento esatto in cui Jack, per la prima volta, le fa sentire il brano. Vi assicuro che il colpo è forte. Perché nel preciso istante in cui la canzone sta per riprendere lʼultimo ritornello e quindi esplodere, si passa improvvisamente alla voce di Jack, più introspettiva, rauca, romantica, meno spezzata dalla sofferenza che stava permeando lʼinterpretazione di Ally, ma piena dʼamore per la dedica speciale che le stava rivolgendo, tra parole e, alcune, di quelle “dodici note”.

Stampa