The Wild Geese

cover_the_wild_geese.jpgRoy Budd
I quattro dell’Oca Selvaggia (The Wild Geese, 1978)
Silva Screen Records SILCD1313  
10 brani + 3 brani classici + 3 canzoni – durata: 35’45”

La prematura scomparsa di Roy Budd, avvenuta nel 1993 all’età di soli 46 anni, ha privato il panorama internazionale di una importante, energica figura di riferimento della musica per film europea. Il compositore inglese rappresentava infatti un punto di felice sintesi fra la gloriosa tradizione hollywoodiana dell’action movie, intessuta di partiture squillanti e fantasiose, e la vena jazzistica, “swinging” e ritmata della pop music londinese: uno stile che, attraverso commedie avventurose (Buona fortuna maggiore Bradbury!) , western “politici” (Soldato blu), thriller metropolitani (Il caso Carey, Carter), fantasy, war-movies e farse metalinguistiche (Rumori fuori scena di Peter Bogdanovich, 1992, sua ultima fatica), ne aveva fatto un musicista tanto scoppiettante quanto affidabile e puntuale, scrupoloso nel seguire le linee guida di una committenza ma anche dotato di una prorompente personalità e di una verve coloristica brillantissima, irrefrenabile.
Sono doti pienamente riscontrabili nella pirotecnica partitura per quel cocktail di guerra e d’avventura che era il film firmato da Andrew McLaglen, cui si accodò nell’85 un sequel diretto da Peter Hunt, sempre con musiche di Budd; partitura che rivede la luce in una scintillante, magnifica ristampa Silva Screen ad oltre trentacinque anni dall’uscita del primo lp A&M Records, seguito una ventina d’anni dopo da un cd Castel Music/Cinephile, con il compositore sul podio di una eccezionale, sfavillante National Philharmonic Orchestra. Come spiega bene nelle sue note del booklet Tony Earnshaw, l’impianto della partitura è – su precisa richiesta del produttore britannico Euan Lloyd – quello desunto dai grandi affreschi sinfonici, rutilanti e avventurosi, composti negli anni ’40 e ’50 da compositori come Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold e Dimitri Tiomkin. Con il surplus, ci sembra, di una travolgente vena militaresca, non pomposamente ma adrenalinicamente marziale, e di una ritmica sussultoria e travolgente che ricorda certe frenetiche galoppate western, dall’Elmer Bernstein de I magnifici sette al Bruce Broughton di Silverado.
Ne è una eloquente epitome la scatenata ”Ouverture”, in perfetto stile korngoldiano, con la svettante, imperiosa fanfara introduttiva cui segue, nel canto spiegato dei violini, il solare, disteso tema principale, vero inno del quartetto di protagonisti; un tema che si presta a molteplici trattamenti, come nel caso della sua dilatazione per violini divisi, su ritmo di marcia scandito dalla batteria e con echi in sottofondo della fanfara, compreso un guizzo bandistico dei legni, in “The Wild Geese”. Appaiono subito evidenti le caratteristiche di una partitura gioiosa, luccicante, all’interno della quale ecco però presentarsi quasi subito un elemento inconsueto e inatteso, anche questo dietro specifica richiesta del produttore Lloyd: si tratta del terzo movimento, l’Andante, ma più noto come “Notturno”, dal Quartetto per archi n.2 in re maggiore di Alexander Borodin, uno dei padri della scuola nazionale russa. Scritto nel 1881, questo brano, dalla concezione rarefatta e raffinata, morbida e veleggiante contenente un canone nella sezione centrale, ha goduto di enorme fortuna anche fuori dal proprio contesto, venendo arrangiato e riorchestrato in più occasioni, fra queste il musical Kismet (con il titolo “And this is my belve”),  In particolare qui la pagina è stata scelta per accompagnare le sequenze e il personaggio di Rafer Janders (Richard Harris), segnatamente al rapporto con il figlio Emil; scelta “colta” e anomala, senza dubbio, ma di suggestiva efficacia emotiva, anche perché nella riorchestrazione di Budd il ruolo del primo violino è trasposto su clarinetto prima e flauto poi, in una delicata e sommessa trasparenza timbrica.
Tornano invece gli archi, carezzevoli e cullanti, ad esporre il leit-motiv in “Reunion”, chiuso dalla fanfara che, scattante e nervosa, domina anche il “Wild Geese theme”; “Rescue of Timbani” è un eloquente esempio di action music segmentata e allarmante, basata su percussioni, rapidi trilli di archi e legni, brevi e secchi disegni di ottoni mentre “Flight to Africa” tesse una serie di complesse variazioni ritmiche sul tema principale, così come “Airport”, che ricorre anche al mickeymousing insieme a “Compound”, in una frammentazione del discorso musicale che tuttavia mantiene come baricentri stabili le due idee tematiche centrali. “Peter’s death” si distende nel “Wild Geese theme”, ma particolarmente interessante è l’utilizzo del Notturno di Borodin in “Rafer’s death”, dove in realtà non costituisce che un perorante, accorato frammento iniziale del brano, per il resto agganciato al ritmo di marcia militare; così come in “Rafer’s son” esso viene ricondotto al suo originario organico per archi e sciolto in una meditazione che scivola quasi naturalmente in una frase della tromba basata sul tema conduttore, per approdare poi ad uno sviluppo tutto interno al ritmo militaresco che predomina nello score.
Ma vi sono anche altre presenze, in questo vitale affresco in tipico stile soundtrack dei Seventies. A cominciare dalla cantautrice Joan Armatrading, con la sua “Flight of the Wild Geese”, commissionata appositamente per l’occasione, per proseguire coi fratelli Jerry e Marc Donahue e la loro pulsante, rockettara “Dance with death”, con cui essi iniziano quella collaborazione con Budd quali autori di “source music” poi proseguita anche in Chi osa vince (1982, Ian Sharp). Un doppio omaggio allo spirito guerriero ed eroico che si propaga in film e musica sono infine le due marce “Parade ground (Dogs of war”) e soprattutto “Left, right (The Wild Geese March)”, con le voci della Guardia Irlandese messe in riga da quella di Jack Watson, l’attore che interpreta il sergente maggiore Sandy Young. Insomma un soundtrack vecchio stampo, che si ascolta oggi con nostalgia, non senza un ammirato stupore per alcune scelte anticonvenzionali e coraggiose che ne furono alla base.

 

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