02 Set2013
La vendetta di Lady Morgan
Piero UmilianiLa vendetta di Lady Morgan (1965)
Digitmovies/Digitsoundtracks CDDM 225
14 brani - durata: 43’ 09’’

Sul sito ufficiale di Piero Umiliani, nella sezione dedicata al catalogo delle sue opere relative al 1965, si ricava un’informazione curiosa: il compositore fiorentino, dopo aver visto il girato dell’horror gotico in bianco e nero La vendetta di Lady Morgan, avrebbe deciso, «per pudor di musicista», di non apporre la propria firma alla colonna sonora preferendo celarsi dietro lo pseudonimo di Peter O’Milian.
Preso atto che la pellicola non é un capolavoro, la dichiarazione appare comunque esagerata se si considera che all’epoca in seno al movimento cinematografico italiano di genere era invalsa l’usanza di adottare nomi anglofoni per mascherare la mancanza di una solida tradizione autoctona – troppo recenti, benché altamente significative, le prove di Mario Bava e Riccardo Freda – e di conseguenza per acquisire maggiore attendibilità sul mercato internazionale (nel caso specifico il regista Max Hunter non è altri che Massimo Pupillo). Il film si inserisce nella parte finale di un piccolo boom dell’horror italiano iniziato nel 1957 con I vampiri dello stesso Freda ed è in breve una storia di loschi intrighi amorosi a scopo di lucro ambientata in un castello infestato da presenze spettrali e vampiresche.
L’apertura del commento (“Seq. 1 – Titoli”), contrassegnata da una nostalgico concerto per chitarra classica – l’arpeggio assomiglia a quello di una romanza ottocentesca - accompagnata dall’orchestra, lascia intendere come Piero Umiliani volesse forse indulgere maggiormente sul lato mélo della vicenda anziché su quello horror. Stesso discorso per “Seq. 2” e “Seq. 6” dove il leitmotiv si ripresenta rispettivamente per flauto e clavicembalo, quest’ultimo particolarmente acconcio all’ambientazione gotica. “Seq. 9” è invece una variazione più languida e fiabesca per chitarra, flauto e soffuse orchestrazioni, che prelude ad una ripresa pedissequa del tema principale; “Seq. 10” è simile alla precedente ma pianistica. Gli episodi di vera e propria suspense si riducono di fatto a quattro: l’avveniristica “Seq. 3”, sette minuti e più di fruscii, versi, pulsazioni di basso, disturbanti passaggi organistici, rumori urbani; l’ossessiva e stridula “Seq. 8”; le più tradizionali “Seq. 5” e “Seq. 12”, entrambe per archi, fiati e percussioni. Gli ottoni incalzanti di “Seq. 13” corrispondono al momento di massima tensione e precedono l’ennesimo ritorno delle note del tema principale (“Seq. 14 – Finale”). Esse chiudono con perfetta circolarità una partitura di indubbio pregio che documenta una delle rarissime incursioni del maestro Umiliani nell’horror.