09 Lug2013
Berlin – Die Sinfonie der Großstadt
Edmund MeiselBerlin – Die Sinfonie der Großstadt
Original Motion Picture Score
Prima registrazione mondiale
Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin
Dir. Frank Strobel
Capriccio C 5067
5 brani – durata: 63’10’’

E’ il 1926. Edmund Meisel (1894 Vienna – 1930 Berlino) compone la partitura per la versione tedesca del film La corazzata Potëmkin di Sergej Ejzenštejn con risultati artistici che incontrano la piena soddisfazione del regista lettone e apprezzamenti negli ambienti musicali tedeschi e russi.
E’ il 1927. Un anno che potremmo definire storico in cui vengono realizzati due lavori del cinema muto che hanno profondamente segnato l’evoluzione storica e tecnica del grande schermo e dell’ottava arte.
Il regista austriaco Fritz Lang (1890 – 1976) firma la realizzazione di Metropolis, capolavoro dal taglio fortemente avveniristico e dalla dirompente interiore carica ideologica paragonabile a quella de La corazzata Potëmkin.
Il regista tedesco Walter Ruttmann (1887 – 1941) propone nello stesso tempo un esperimento avanguardista di taglio documentarista Berlin. Die Symphonie der Grossstadt (Berlino. Sinfonia della grande città).
Una suggestiva risposta all’esperimento della sinfonia berlinese verrà successivamente dalla Russia Sovietica nel 1929 con L’uomo con la cinepresa di Dziga Vertov (1896 – 1954), film muto di forte impegno ideologico in cui vengono evocate tematiche politiche e sociali, ironico spaccato di vita cittadina con le sue singolari situazioni, frenesie e assurdità, musicato ai nostri giorni con maestria da Michael Nyman con una nuova partitura composta nel 2005.
Nel cinema muto la musica è chiamata a svolgere un ruolo vitale nella struttura del film e in questo senso sia Metropolis che Berlin. Symphonie der Grossstadt hanno ricevuto due partiture di rilevante livello artistico da parte di due compositori dal linguaggio espressivo marcatamente contrapposto.
Gottfried Huppertz (1887 – 1937), che firma l’imponente colonna sonora di Metropolis, si muove al pari di altri compositori come Alexander von Zemlinsky e Franz Schrecker nell’universo estetico post-romantico e realizza un affresco sonoro di forte impronta sinfonica e con un architettura leitmotivica avvolta da un opulento cromatismo e percorsa da un’accesa tensione interiore e pathos stringente.
Completamente diverso il linguaggio adottato da Edmund Meisel che con la sua lucida essenzialità antiromantica e antisoggettiva viene considerato uno degli iniziatori della corrente musicale tedesca denominata Neue Sachlichkeit (nuovo oggettivismo), in analogia al movimento pittorico nato a Berlino negli anni venti, di cui Paul Hindemith e Hans Eisler sono considerati i maggiori esponenti.
Nel corso della pluriennale esperienza teatrale nella capitale tedesca con il famoso regista Erwin Piscator (1893 – 1966), con cui resta legato fino alla prematura scomparsa, egli elabora una comune visione musicale che poggia su impulso ritmico, dissonanza, bruitismo (dal francese bruit…inclusione di rumori) e citazioni di altri generi come canti popolari o jazz, un linguaggio molto apprezzato dal pubblico berlinese e che trova ideale aderenza nel celebre film di Ejzenštejn, contribuendo in modo sorprendente anche alla sua diffusione internazionale.
Il film di Ruttmann si colloca in un ben diverso universo artistico e ideologico anche se condivide il taglio avanguardista del linguaggio estetico proprio di Ejzenštejn. Berlin. Symphonie der Grossstadt trasmette allo spettatore lo scorrere di una giornata dall’alba alla notte nella Berlino della Repubblica di Weimar, metropoli vivacissima, aperta e spontanea, grande laboratorio culturale e più che mai punto d’incontro fra esperienze artistiche dell’Europa occidentale e orientale.
Dall’imponente inquadratura del treno nell’arrivo all’Anhalter Bahnhof la telecamera si sposta nella storica Potsdamer Platz mentre ha inizio la giornata attiva, lavorativa, burocratica, turistica o anche sportiva filmata nel suo scorrere dal risveglio della metropoli fino alle vivaci e coinvolgenti atmosfere della sua vita notturna. I mezzi pubblici iniziano il rituale quotidiano peregrinare mentre gli imponenti macchinari delle fabbriche si avviano nella loro ripetitiva funzione…
Il montaggio di sequenze brevi e il rapido ritmo delle immagini conferisce al film un taglio innovativo e sperimentale. Edmund Meisel è chiamato a tradurre in suoni quella che è in realtà una suggestiva sinfonia di immagini e allo stesso tempo anche a rappresentare i rumori e i ritmi prodotti nella realtà urbana con il suo traffico, uffici, caffè, negozi, mercati, insegne pubblicitarie, attività sportiva, musica, danza… e compone una partitura dalla perfetta funzionalità che si associa in modo formidabile al concetto visivo creato da Ruttmann.
Il suo linguaggio sonoro ed espressivo, fortemente essenziale e non privo di dissonanze si muove su un’interessante interazione fra rumori musicati e musica di rumore nel realizzare un percorso sonoro basato su effetti ritmici e dinamici volto a tratteggiare in forma contrappuntistica la distanza fra il movimento degli uomini e quello delle macchine.
Dopo la monumentale scrittura di Huppertz per Die Nibelungen (1924) di Fritz Lang, insieme a quella di Meisel per La corazzata Potëmkin, la partitura dello stesso Meisel per il lavoro di Ruttmann e quella di Huppertz per Metropolis sanciscono una fondamentale tappa nel cammino verso il raggiungimento di un ruolo portante e di autonoma individualità nella musica composta per il grande schermo, agli inizi spesso improvvisata al pianoforte o prevalentemente basata su compilazioni di brani classici, come avvenuto anche nella prima russa del film di Ejzenštejn.
Dopo la pubblicazione della magnifica registrazione discografica della colonna sonora scritta per Metropolis da Gottfried Huppertz ora la casa austriaca Capriccio – in collaborazione con il canale televisivo tedesco ZDF - propone gli stessi artisti impegnati con la partitura composta da Edmund Meisel per Berlin. Die Symphonie der Grossstadt nella versione per grande orchestra ricostruita da Bernd Thewes (1957), eseguita in prima mondiale alla Berlinale del 2007 e basata sulla scrittura originale per pianoforte articolata in cinque movimenti (Akt 1 - 5) conservata presso il Filmmuseum a Berlino.
Thewes ha lavorato con l’obiettivo di restituire la partitura nella sua forte vocazione stilistica profondamente individuale, ha adottato un organico orchestrale rinforzato fra l’altro con l’utilizzo di pianoforte a quarti di tono, con l’integrazione di rumori quale mezzo di creazione ritmica e l’impiego di un Jazz-combo nel quinto movimento dove la scrittura si lancia in sequenze di Ragtime e Charlestone.
Malgrado la sua perfetta funzionalità al lavoro di Ruttmann e la splendida esecuzione del Rundfunk- Sinfonieorchester Berlin guidato da Frank Strobel, la partitura di Meisel in un ascolto disgiunto dalle immagini, nei suoi sessantatre minuti di durata, risulta in realtà in alcuni momenti stucchevole e pedante.
La scrittura sembra muoversi senza un preciso concetto espressivo o architettonico e da l’impressione di perdersi a volte in un pesante esercizio rumoristico.
Anche in tale ottica a nostro avviso si discosta profondamente dalla musica composta da Huppertz per Metropolis che rimane assolutamente coinvolgente ed emozionante anche al di fuori del film, al pari di un grande classico.
Le quattro note assegnate alla registrazione sono comunque dovute all’importanza storica della composizione e all’eccelso livello artistico degli interpreti. Grande interprete del repertorio classico il Maestro Frank Strobel nel corso della sua carriera si è dedicato con crescente intensità al restauro e all’esecuzione di fondamentali musiche composte per il cinema muto e sonoro. Anche con Berlin. Die Symphonie der Grossstadt il maestro tedesco firma una memorabile interpretazione della complessa partitura magistralmente assecondato dalla superba falange del Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, illuminando pienamente gli elementi di modernità che affiorano nel linguaggio di Meisel, proiettato verso nuove prospettive espressive legate alla realtà di drammi storici e sociali, lasciando alle spalle ogni scoria di un romanticismo ormai in via di spegnimento. L’orchestra berlinese si conferma per la sua duttilità e il suo straordinario eclettismo come uno dei migliori complessi del panorama musicale europeo ed esibisce un suono intenso e trasparente dal seducente smalto timbrico riprodotto in modo superlativo dai tecnici della Capriccio.