01 Lug2013
Ehi, amigo… Sei morto!
Carlo Savina Ehi, amigo… Sei morto! (1971)
GDM Music ”The Hillside Series” CD 4163
15 brani (2 canzoni + 13 di commento) – durata: 38’ 36’’

Ehi, amigo… Sei morto! è un western all’italiana diretto da Paolo Bianchini (oltre a questo ne ha firmati altri tre nella sua carriera, tutti risalenti al biennio 1967-68) e ruota attorno alla classica caccia ad un bottino di lingotti d’oro con finale a sorpresa. La critica del tempo, normalmente piuttosto severa nei confronti del genere, non lo maltratta: pur definendolo «un film un po' nebuloso», ammette che il regista «fa mostra di un indiscutibile lirismo tra fantastico e barocco» (J.M. Sabatier, Saison '74).
Il dato per noi interessante è che emerge una netta corrispondenza tra questa atmosfera di visionaria sospensione ed il commento musicale di Carlo Savina. Esaurito il tema melodico dallo stile marcatamente “spaghetti” incentrato su una canzone cantata nei titoli di testa da Don Powell (“Seq. 1”) e poi ripreso in poche ma brillanti versioni strumentali perlopiù con l’armonica o la tromba al posto della voce (vedi ad esempio “Seq. 7”), circa i due terzi della colonna sonora sono infatti occupati da onirici sperimentalismi a tratti digradanti verso la psichedelia. Essi dominano intere sequenze sottoforma di evoluzioni atonali, mettendo in primo piano l’organo elettrico, i fiati, le percussioni, la chitarra elettrica distorta; più raramente sono alternati ai fraseggi di un improbabile saxofono (“Seq. 13”) o a spunti derivanti dal motivo conduttore (“Seq. 9”).
La ruvida tensione evocata da Savina per Ehi, amigo… Sei morto! ha dei precedenti in opere come Dio non paga il sabato (1967) di A. F. Lavagnino e Matalo! (1970) di M. Migliardi, entrambe maggiormente rivolte alla costruzione di acidi sfondi musicali che non a stupire con melodie iperboliche come vorrebbe la tradizione del western all’italiana. E al pari dei casi citati anche qui il continuo aprirsi di squarci di fosca e spoglia drammaticità, pur motivato da esigenze filmiche, rende a momenti difficile l’ascolto decontestualizzato.