07 Giu2011
Metropolis
Gottfried Huppertz
Metropolis (1927)
Original Motion Picture Score (prima registrazione mondiale)
Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin
Dir. Frank Strobel
Capriccio C5066
32 brani – durata: 77’09’’

Alla prima berlinese ha poi fatto seguito una prima italiana, il 2 luglio 2010 a Bologna nel quadro delle manifestazioni del Festival ‘Il cinema ritrovato’, dove la proiezione del film è stata accompagnata dal soundtrack eseguito dal vivo dall’Orchestra del Teatro Comunale sempre guidata dal Maestro Frank Strobel.
Una seconda esecuzione in Italia ha avuto luogo proprio lo scorso 5 giugno per la stagione dell’ Orchestra Filarmonica della Scala a Milano e ha visto di nuovo il Maestro tedesco impegnato con il monumentale lavoro in un appuntamento che ha fatto registrare un impressionante riscontro da parte del pubblico.
Il grande interesse suscitato dalla riesumazione del film ha portato alla pubblicazione agli inizi dell’anno in corso da parte della Transit Film e Ermitage Cinema di una edizione DVD della versione originale ricostruita integrata alla colonna sonora eseguita, come nella prima berlinese, dal Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin con la direzione di Frank Strobel.
Gli stessi artisti firmano anche la registrazione discografica della composizione di Gottfried Huppertz pubblicata nelle scorse settimane dalla casa discografica austriaca Capriccio, un importante documento sonoro che da modo all’ascoltatore di valutare in maniera ancora più approfondita l’importanza dell’aspetto musicale del film.
Metropolis è un film dai contenuti quanto mai attuali.
La dantesca verticale concezione divisoria (superiore, il giardino dei figli e sotterranea, la città dei lavoratori) della città viene oggi rinvenuta in inversa forma orizzontale in un numero sempre maggiore di megalopoli costellate nel proprio centro da benessere, tecnologia e palazzi imponenti e luccicanti che sorgono sul sangue e sulla sofferenza di una parte della popolazione spesso invisibile che vive negli stenti dell’emarginazione nelle baraccopoli o favelas delle periferie .Il regista austriaco riesce con grande maestria a coniugare la dirompente forza espressiva del film con la carica visionaria trasmessa da un raffinato turbinio di immagini in cui i connotati futuristici e le vertiginose architetture entrano in affascinante gioco dialettico con forti simboli del passato (il maestoso duomo gotico e la rete di catacombe con la cripta dove gli operai si radunano a pregare insieme a Maria, figura profetica che guida la città verso la pace e la salvezza) accompagnati da numerosi riferimenti biblici, apocalittici e mitologici nella realizzazione di quello che , malgrado un finale che potrebbe prestarsi a interpretazioni perverse nella sua esasperata trivialità romantica, a buon diritto viene considerato uno dei monumenti della storia del cinema che ha fortemente influenzato l’ispirazione di successivi lavori come Tempi Moderni (1936) di Charles Chaplin, Blade runner (1982) di Ridley Scott o Il quinto elemento (1997) di Luc Besson.
Anne Wilkening, Frank Strobel e Martin Koerberg, artisti incaricati dalla Murnau Stiftung di Wiesbaden per l’esame e il restauro del film sulla base del rinvenimento presso il Museo del Cinema a Buenos Aires nel 2008 di un controtipo in 16 millimetri che ha reso possibile il reintegro nel film di 25 minuti di pellicola ritenuti perduti, hanno evidenziato la fondamentale importanza della scrittura originale della colonna sonora composta da Gottfried Huppertz quale parte integrante della sua concezione visiva e architettonica.
Occorre non dimenticare che nelle riduzioni della pellicola seguite alla prima assoluta del 1927 anche la musica aveva subito dei tagli e delle forzature per i relativi aggiustamenti alle differenti durate dei corrispettivi montaggi.
Gottfried Huppertz , autore della colonna sonora del precedente film di Lang I Nibelunghi (1924), scrive la partitura per Metropolis prima dell’inizio delle riprese e durante la lavorazione del film si muove a diretto contatto con il regista assicurando una sua costante presenza sul set, dove egli segue assiduamente le riprese e ha la possibilità di esercitare una forte influenza sugli attori facendo loro ascoltare i temi da lui composti. Egli studia le matrici della pellicola, conosce perfettamente le scene e la loro durata e lo sviluppo musicale della partitura procede anche in perfetta intesa artistica con Thea von Harbou, autrice della sceneggiatura.
La scrittura di Huppertz con la sua coinvolgente forza narrativa conferisce al film una incisiva fluidità e contribuisce ad esaltarne la forza espressiva e cosmica delle immagini che assumono nel loro scorrere tutta la loro grandiosa dimensione e prospettiva.
Il materiale musicale su cui si è lavorato è costituito da una particella (un estratto del testo originale della partitura) e due ulteriori strumentazioni, per orchestra da cabaret e per orchestra sinfonica.
La partitura avvalora in modo sorprendente la rispondenza della copia conservata in Argentina con l’originale del film che al contrario viene a mancare nelle versioni realizzate per la distribuzione in paesi terzi e crea una sorta di vicendevole conferma delle strutture portanti del lavoro di Lang rivelandosi anche elemento determinante nella soluzione da conferire a molte problematiche concernenti il restauro delle sequenze filmiche.
Dal punto di vista estetico-stilistico Huppertz si colloca nella transizione di inizio ventesimo secolo che partendo dal tardo romanticismo si spinge fino alla scrittura seriale e dodecafonica.
Importanti compositori della transizione post-romantica sono stati Alexander von Zemlinski e Franz Schrecker così come Bernard Herrmann, Franz Waxman e Erich Korngold che, emigrati negli Stati Uniti, con il proprio stile e sensibilità vicini a quelli di Huppertz, hanno influenzato in modo determinante la scrittura musicale hollywoodiana per il grande schermo.
L’ascolto della partitura scritta per Metropolis, anche disgiunta dalla visione del film, esercita un forte potere magnetico e riesce a trasmettere grandi sensazioni.
Il linguaggio di Huppertz incisivo e avvolgente evidenzia l’idea leitmotivica wagneriana che egli riesce magistralmente ad associare a un opulenza sonora che richiama fortemente Richard Strauss (il “Metropolis-Thema” – brano 1 - e “Das Stadion” – brano 3 - evocano atmosfere proprie della Alpensymphonie e Also sprach Zarathustra ) così come al seducente cromatismo di Scriabin mentre in alcuni momenti, come in “Maschinenhalle – Moloch” (brano 6) e “Der Aufstand der Arbeiter” (brano 25) anticipa il percussivismo ritmico proprio di Prokovjev.
Il compositore sfrutta ogni possibile soluzione armonica, da una penetrante espressività a modulazioni enarmoniche, profondo cromatismo e scale esatonali in una costruzione musicale dove melodie cariche di pathos si intessono nel tratteggiare i suggestivi leitmotiv che la percorrono. Con le sue ardite formulazioni cromatiche con cui egli si spinge ai limiti del linguaggio tardo-romantico pur sempre rimanendo nell’ambito del sistema tonale.
Il marcato taglio sinfonico della sua colonna sonora risponde pienamente alla costruzione del film in tre movimenti intitolati ‘Prologo’, ‘Intermezzo’ e ‘Furioso’ ma in realtà più che a una sinfonia la partitura con i suoi numerosi brani è più vicina all’idea di un balletto abbracciando in pieno la concezione filmica di una grande pièce di ‘Tanztheater’ che scaturisce dalla forte espressività e gestualità mimica che Fritz Lang riesce a ottenere in modo superlativo dai suoi personaggi.
La musica si evolve nelle mutevoli atmosfere trasmesse dalle immagini del film passando dagli accenti e solenni del tema di Metropolis al tema funebre che accompagna il pesante fatalistico incedere dei dannati dell’ inferno sotterraneo mentre si avviano al turno di lavoro (“Maschinen”, brano 2), al sarcastico fox-trot delineato in “Der Schmale – Autofahrt” (brano 8) fino alle citazioni di temi sacri come quella del ‘dies irae’ gregoriano ripresa dal quinto movimento (“Sogno di una notte di sabba”) della Symphonie Fantastique di Hector Berlioz (“Im Dom”, brano 16) o di motivi rivoluzionari, come quello relativo alla Maerseillese (“Der Aufstand der Arbeiter”, brano 25) enunciato nella sequenza dell’avvio dell’ insurrezione in cui gli operai, in preda alla disperazione e sobillati dalla finta Maria in forma robotizzata, si lanciano alla distruzione dei macchinari della città sotterranea. Il tema di Maria dalla forte carica melodica enunciato inizialmente in “Maria mit den Kindern” (brano 5) assume il carattere di Leitmotiv e conferisce un’interiore unitarietà alla costruzione architettonica della partitura.
Frank Strobel conosce e ama profondamente l’universo sonoro della transizione musicale mitteleuropea di inizio del ventesimo secolo e restituisce la partitura di Huppertz in tutto il suo imponente glamour sonoro illuminandola nei suoi reconditi dettagli e firmando un’ esecuzione carica di pathos perfettamente intessuta nell’interiore tensione della trama musicale e dove la trasparenza del tessuto orchestrale risulta splendidamente coniugata a un perfetto dosaggio della dinamica timbrica.
Il Maestro tedesco viene superbamente assecondato nella sua visione interpretativa dalla formidabile formazione del Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin che affronta la scrittura di Huppertz con grande slancio emotivo che unito alla sua impressionante ‘Klangpracht’ e storica ‘Klangkultur’ si traduce in una folgorante luminosità timbrica per un suono intenso, vellutato e avvolgente catturato e riprodotto in modo superlativo dai tecnici della Capriccio.
Grande realizzazione discografica, imperdibile per tutti gli amanti dell’ottava arte.