M – Il figlio del secolo
Tom Rowlands
M – Il figlio del secolo (2025)
Milan Records
20 brani – Durata: 1h 14’

Una miniserie televisiva di Sky dai grandi talenti: regia di Joe Wright (Espiazione, Anna Karenina, L’ora più buia), attore principale Luca Marinelli (La solitudine dei numeri primi, Lo chiamavano Jeeg Robot, Diabolik), musica originale di Tom Rowlands, insieme a Ed Simons, fondatore dei The Chemical Brothers, duo britannico di musica elettronica. Stavolta in solitaria, Rowlands, autore dello score delle gesta dell’ascesa di Benito Mussolini dal 1919 al 1925, torna a collaborare con il regista inglese Wright dopo l’action Hanna del 2011 firmato, per l’appunto, The Chemical Brothers. Una partitura contro le immagini, una sorta di martello pneumatico che non si arresta mai, un’arrogante conglomerato di suoni elettronici distorcenti, a loro modo ipnoticamente stordenti e fascianti, con quella sensazione sotto pelle di restarti appiccicati addosso, facendo vibrare ogni parte sensoriale e fisica dell’uditore; anche un utilizzo di interventi orchestrali semi celati (la marzialità spaziale tesa di “Mi chiamo Mussolini”). Se l’intenzione di Wright e Rowlands è stata quella di architettare un commento musicale fuori contesto storico, modernissimo (la ritmata follia techno-disco di “March on Rome”) e circolarmente assillante ad ogni pagina (“Chasing M” con un violoncello e violino solisti gracchianti sotto un tappeto tecno synth opprimente ed elementi orchestrali alla John Adams nella seconda metà), con un tema principale che ritorna più o meno manifestamente (“Lost Population”), il bersaglio è stato centrato in pieno (“Avanti” è un esempio chiarificatore dell’intera score con il suo martellante dub dai tempi dispari e voce alienante sullo sfondo e un temino schernente dai toni synth anni ’70 - ’80 alla Wendy Carlos). Anche una concessione al misticismo elegiaco (“La Gioconda”).
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2025