Star Wars: Skeleton Crew

cover skeleton crewMick Giacchino
Star Wars: Skeleton Crew (Id. – 2025)
Walt Disney Records
50 brani – Durata: 2h 28’

La famiglia Giacchino al pari della popolare famiglia Newman (vedi Alfred, David, Thomas, Randy) entra nella Storia della Musica per Immagini: l’apripista, il premio Oscar Michael (Up, Lost, Jurassic World) poi la moglie Andrea Datzman (Inside Out 2) e da qualche tempo il loro primo genito Mick (The Penguin). Quest’ultimo, con evidenti sentori stilistici del famoso papà (il buffonesco crescendo di “Fall Guys”), ha musicato l’ennesimo spin-off TV di Star Wars, Skeleton Crew, amabile combinazione avventuroso-piratesca tra I Goonies e “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson. Lo score è idoneo sia all’interno di ogni episodio che ad un ascolto slegato, già a partire dal leitmotiv principale, “Skeleton Crew End Credits”, che appare solo inizialmente come una parafrasi del tema di Doctor Strange del padre: un andamento pomposamente baldanzoso e spavaldo, molto picaresco (d’altronde si narra di pirati dello spazio a caccia di un tesoro sul pianeta dei coraggiosi ragazzini protagonisti). Pagine caratteristicamente dinamiche alla Star Wars si possono udire nel furibondo sinfonismo saettante di “It’s a Starship?!”, “Hyper Escape” (spunta un tema araldico che si incrocia con quello del ‘villain’ Jude Law), “Lost in Hyperspace” (incipit con il jingle carillon d’apertura della serie), “Crimson Jack’s Mad Dash” (sfaccettato pot-pourri tematico tra mossi saliscendi continui) e l’herrmanniana “Crab Attack”. Si placano i prevalenti toni scattanti con l’arpa leggera e gli archi aerei di “Neel and Hayna”, col leggiadro arpeggio dei fiati ed archi in “Hayna’s Farewell” o col lieve e stringente “KB or Not KB” con postilla drammatica. Vertici della partitura: “At Attin Down the Hatches”, “Paradise Lost and Finale” e la ricapitolante “Suite From Star Wars: Skeleton Crew”.

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2025   

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