C’è ancora domani – Lo score

cover ce ancora domaniLele Marchitelli
C’è ancora domani – Lo score (2023)
Flipper Srl/Octopus Records – OTPFC 311023
Lato A: 8 brani
Lato B: 8 brani



Non potevamo esimerci dal parlare pure noi del caso cinematografico dell’anno appena passato, il film interpretato, scritto e diretto da Paola Cortellesi, C’è ancora domani, dopo aver già recensito la colonna sonora digitale includente tutte le canzoni preesistenti (leggi qui): il successo al box office è stato incredibile e inaspettato (un incasso di € 33 506 429 al 1° gennaio 2024), portando la critica ed il pubblico unanimemente a considerarlo il miglior film del 2023 e addirittura uno dei migliori italiani del XXI secolo. Le musiche originali, candidate ai David di Donatello, sono state affidate a Lele Marchitelli e pubblicate anche su vinile: autore rinomato per le sue produzioni televisive (Avanzi, Pippo Chennedy Show, Tunnel) e per il suo connubio con il regista premio Oscar Paolo Sorrentino (La grande bellezza, Loro e le serie The Young Pope e The New Pope), ha ottenuto due nomination ai David di Donatello e sei ai Nastri d’Argento. Marchitelli ha saputo destreggiarsi sapientemente e complicatamente tra una canzone e l’altra preesistenti di varie epoche (Lucio Dalla, Fabio Concato, Outkast, Daniele Silvestri, Achille Togliani, The Jon Spencer Blues Explosion, ecc. ecc.), scrivendo una partitura totalmente rispettosa della narrazione oscillante tra dramma e commedia. Un piano e un violino, su archi sottesi lontani appena accennati, intrecciano trame liricamente drammatiche in “Intuizione”, con un tamburo e synth tetri sul finale; “Nella città” suona frivolamente pop (la musica nel film è usata a contrasto, atemporalmente rispetto all’ambientazione nel 1946 post Seconda Guerra Mondiale); “La domenica pomeriggio” giocherella con le note più sbarazzine; “La lettera” è il brano più intimamente drammaturgico;  “C’è ancora domani” parte lento e soffocato nei suoni sintetici per poi dare spazio al piano e agli archi in levare in un tripudio liricamente morriconiano; “Lungotevere” ha una forma new age a fasce elettroniche sospese, con il piano che accenna un leitmotiv affranto quasi trattenuto; “Ansia e dolore” è freneticamente combattente e gorgogliante con archi sia pizzicati che melodiosi e ritmiche gocciolanti in progressione; “La tavola” per chitarra acustica, synth, piano e archi pizzicati, risuona un qual certo straniamento dei protagonisti.

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2024

 

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