American Fiction
Laura Karpman
American Fiction (Id. – 2023)
Sony Masterworks
22 brani – Durata: 47’13”
American Fiction è un film su un docente scrittore nero fallito, interpretato da un grande Jeffrey Wright, che con un escamotage cambia la direzione privata e professionale della sua realtà. La colonna sonora di questa pellicola con diverse candidature accumulate, tra cui due Golden Globe, un Bafta e cinque Oscar, che ha visto la meritatissima e insperata nomination alle musiche di Laura Karpman, è intrisa sin nel midollo di soft jazz e free jazz, con virtuosismi stupefacenti. La compositrice statunitense (classe 1959), nota per le sue partiture bombastiche supereroiche per The Marvels, What If…? e Ms. Marvel, si accosta con estrema grazia e sottigliezza, pur tuttavia con accenti drammatici anche spigolosi di tanto in tanto, a questa storia di riscatto e imprevisti del destino, con leitmotiv originalissimi, come non se ne sentivano da tempo, tra pagine jazzate semi improvvisative (la gradevolezza astratta e brillante di “Family is, Monk is”; la sbilenca e matta “Bookstore”) e aeree melodie evocative (la spirituale drammaturgia per archi, tromba e piano di “My Pafology”; la soavità flautistica e pianistica degli assoli di “Beautiful Family”), intingendoci in climi adagianti (la chitarra solista alla Lee Ritenour di “Love All of You”), solo all’apparenza consolatori e meditativi, in realtà contenenti una raffinatezza di linguaggio e di scrittura sonora ragionata che ti rapisce fin dal primo approccio – vedi la bossa nova alla Dave Grusin di “(Elena’s) Monk is” con la voce vellutata di Elena Pinderhughes, le fascinati combinazioni jazz alla Dave Brubeck e Miles Davis di “Lunch Break” e quelle di “(Patrice’s) Monk is” e “(Patrice’s) Family is” con il piano sul fil di lana di Patrice Rushen, non trascurando il brano electro-pop-jazz selvaggio e ambient di “(Laura’s) Fever Dream” –. Per orchestra d’archi e soli di contrabbasso e pianoforte una svolazzante elegia si ascolta nel bellissimo “Romantic Ending”. Uno score appagante e pieno di idee che riavvicina alla colonna musicale, quella seria e realizzata con profondità d’intenti, fuori e dentro le sequenze.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2024