Flaminia
Fabio Frizzi
Flaminia (2024)
Cinevox Record
17 brani – Durata: 28’34”
Fabio Frizzi torna alla commedia in punta di fioretto. Dopo le sue ultime partiture per il grande schermo prettamente per film horror stranieri (il genere de paura è sempre stato parte del carnet compositivo del Maestro emiliano di nascita ma romano d’adozione, classe 1951) – vedi House of Forbidden Secrets, regia di Todd Sheets (2013), Puppet Master: The Littlest Reich, regia di Sonny Laguna e Tommy Wiklund (2018) e il tema principale per Nightmare Symphony, regia di Domiziano Cristopharo e Daniele Trani (2020), a parte la parentesi drammatico sentimentale di Abbraccialo per me per la regia di Vittorio Sindoni (2016) – Frizzi riprende a comporre per il grande schermo con un film di matrice comica, in questo caso con qualche vena dolceamara, ovvero Flaminia scritto e diretto da Michela Giraud, al suo esordio alla regia.
Il compositore che ha scritto leitmotiv iconici in solitaria o in trio con Franco Bixio e Vince Tempera per i primi due Fantozzi con Paolo Villaggio, per i due Febbre da cavallo, per Vieni avanti cretino con Lino Banfi e per due pellicole con Thomas Milian – Nico Giraldi (Delitto in Formula Uno e Delitto al Blue Gay), nonché per Superfantagenio con Bud Spencer, si destreggia con delicata armonia e frizzante cantabilità danzante per questa commedia della nota comica televisiva, che ci racconta di Flaminia De Angelis, ricercatrice all’università La Sapienza, trentenne figlia di genitori benestanti che passa le giornate con le amiche, spendendo i soldi di famiglia tra vestiti griffati, centri benessere e palestra, fino a quando, come un fulmine a ciel sereno, spunta una sorellastra parecchio problematica, minando per sempre la sua vita ed il suo matrimonio dietro l’angolo.
Lo score di Frizzi s’incentra su due fattori sonori: quello dolcemente popolar tradizionale, con un tema allegrotto esposto in “Flaminia di Roma Nord” da violino, clarinetto, fagotto e archi sullo sfondo, e uno tecno-pop ballabile alla Dua Lipa in “Cappuccino in the Gym – Prima versione” (la seconda versione è più lunga con aggiunta vocale femminea nella seconda metà) o pop ludico anni ’80 con retroguardia tensiva in “Ludo arriva a casa”, i restanti brani ruotano su queste linee guida compositive dalla doppia anima. Una traccia che le racchiude entrambe, tra folk-pop anni Settanta e motivetto gentilmente quieto, è “La palestra di Flaminia”. “Nuove emozioni – Prima versione”, per chitarra acustica solista e archi, dalle gradazioni nostalgiche, ci presenta un nuovo leitmotiv traboccante lancinante sentimentalismo; questo tema ritorna più avanti nella “Seconda versione” per chitarra acustica e archi in una performance ancora più affliggente e melanconica e in una “Terza” e “Quarta” per piano e archi in cui si pigia fortemente sul tasto melodico più rammaricante e dolente: il motivo di per sé è di raro e struggente fascino. “Ludo turbolenta – Prima versione” è un funky-pop anni ’70 per chitarra elettrica, basso, clarinetto (virtuoso) e batteria che giocherella tra ironia e strafottenza timbrico-armonica; si ripresenta nella “Seconda versione” più ritmato con un organo Hammond a scandirne l’alienata andatura benevola. “Flami e Ludo” tamburella i timpani a suon di tecno-pop da disco, con veemenze leitmotiviche semi gioiose. “Bas Has Fun” è una traccia breve per basso protagonistico in stile melodie disco ’70 – ’80 Made in USA. “La notte vola – Strings Version”, altro non è che la versione strumentale cover della canzone cult fine anni Ottanta della cantante e showgirl italiana Lorella Cuccarini con le liriche di Silvio Testi e la musica di Marco Salvati e Beppe Vessicchio. “Ludo tenera” per chitarra acustica, archi ed effetti gocciolanti synth è di profonda gradevolezza interpretativa e amabilmente elegiaco, riuscendo a toccare le corde emotive più interiorizzanti. “Wheels of Freedom” è una ballata pop-rock tra un Pat Metheny e un Brian Adams d’annata, assai vitale e coccolante al contempo. La traccia finale “Sono sua sorella” parte sinteticamente vangelisiana nel suo incedere spiritual solenne per poi concludersi ritmicamente risolutiva.