Confession
Ryan Shore
Confession (Inedito, 2005)
La La Land Records (LLLCD 1119)
23 brani – durata: 42'28''
“Quando ho cominciato a scrivere lo score per Confession – spiega l'autore nelle liner notes incluse nel libretto – ho preparato la musica per adattarla a poche situazioni. Con questo intendevo parlare alla gravità e alla severità degli eventi, e allo stesso tempo risultare saldamente ancorato all'intimità di un collegio e alla natura prettamente personale dei conflitti che caratterizzano ciascun carattere del film”. Il brano iniziale “Philosophy”, caratterizzato da un coro a cappella e da una voce solista femminile, esprime alla perfezione un percorso musicale scarnificato fino all'osso, che fa certamente appello al retaggio neogotico della pellicola e all'immaginario prodottosi nella sfera musicale. Il richiamo di genere è altrettanto palpabile nella traccia simil-gregoriana “Guilt”, che intende rievocare il sacro in una luce volutamente soffusa. Ma il cuore della soundtrack è indubbiamente negli spartiti per orchestra. Pur in presenza di un minutaggio esiguo (raramente si arriva ai due minuti) e forse anzi proprio per la voluta essenzialità del testo, Ryan dimostra un potenziale espressivo di notevole intensità. A partire dal pizzicato di “Luther Flees”, l'idea è creare delle sequenze minimali nelle quali l'orchestrazione di “sfondo” ridotta ai minimi termini non cade mai nella banalità, semmai agisce in maniera controintuitiva. A cominciare dalla relativamente estesa “Dining Hall”, che verte attorno alle sparse note del pianoforte su un background di violini con il gusto per le lunghe dissonanze (aspetto rintracciabile anche altrove). Ulteriore prova del fatto che sia il sommesso tappeto d'archi a riservare le sorprese stilisticamente più interessanti la offre il brano “Luther Kills Bennet”, che si compone di un assolo di oboe e di una partitura più movimentata, nella quale vengono mescolati effetti elettronici e ottoni in primo piano fino al climax finale quasi senza tonalità, dove ai violini è affidata un'escursione cromatica. Il numero successivo, “Aftermath”, introduce l'ascolto verso liquide sonorità elettroniche che – come si evince dal ricco booklet – hanno impegnato non poco l'autore e il regista. Altri significativi esempi di questo approccio che fa largo uso di pad cupi di pura atmosfera – raramente impreziositi da sottolineature dell'orchestra live – sono “Luther’s Confession” (con pregevoli infusioni etniche) e “Kelly’s Rosary”, una calda sequenza più vicina in verità a mood spaziali che a un thriller psicologico. La materia musicale sin qui esposta, rarefatta e priva di un centro tematico, se si esclude il brano iniziale, sfocia abbastanza a sorpresa nella splendida “Requiem”, per pianoforte e voce soprano, che regala dei veri brividi all'ascolto grazie alla sua intimità e alla purezza della melodia. Il tema viene ripreso nei minuti finali dall'organico strumentale al completo (“Confession”) mentre chiude l'ascolto una versione alternativa della tematica “Philosophy” orchestrata con archi e fiati. Nel complesso, la musica incisa da Ryan Shore ha spessore senza tuttavia risultare pesante, rapisce per il clima d'attesa e d'introspezione che va al di là del riferimento di genere e regala anche, agli amanti della melodia, un tema finale che entrerà di diritto nelle loro antologie. Impreziosisce il tutto la tiratura limitata dell'edizione (solo mille copie di cui le prime dieci autografate dall'autore).