How To Train Your Dragon

cover_dragon_trainer.jpgJohn Powell
Dragon Trainer (How To Train Your Dragon – 2010)
Varèse Sarabande 302 067 012 2
25 brani – durata: 71’49’’

 

Dopo la deludente prova per Green Zone, pellicola action diretta da Paul Greengrass, già collaboratore dell’artista britannico per United 93 e il secondo e terzo capitolo delle avventure di Jason Bourne, John Powell (X-Men The Last Stand, L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri) torna a cimentarsi nella scrittura di dense pagine sinfoniche ricche di brillante vigore con How To Train Your Dragon (in Italia uscito come Dragon Trainer), piacevole e scintillante film d’animazione nato in casa Dreamworks.

L’ormai collaudato ex-Mediaventures dimostra ancora una volta la sua spiccata vena creativa, mista ad una invidiabile tecnica, nello sviluppo di pagine poderose e lucenti, che confermano ancora una volta l’innata predisposizione dell’artista nei confronti dell’animazione. L’album prodotto dalla Varese Sarabande offre una selezione molto generosa delle pagine composte per il lungometraggio animato, permettendo di fruire di una serie di situazioni musicali assai eterogenee, passando dalle tipiche e incalzanti ritmiche coronate da brillanti esplosioni d’orchestra di “This Is Berk”, recante il tema principale della colonna sonora, con sfumature stilistiche tipiche per l’autore, a scelte molto più particolari, come il sound propriamente scozzese di “The Downed Dragon”, caratterizzato nella sua parte conclusiva da una emozionante presenza di cornamuse e non solo.
Molto interessante è il modo in cui l’autore riesce a non scadere nell’ovvio sviluppando commenti fantasy estremamente personali, che passano dalle componenti corali di “Wounded” alle sequenze più seriose e tetre di “The Dragon Book”, dove la presenza di timide esecuzioni soliste confermano l’approccio intelligente e sempre sobrio dell’artista, perennemente impegnato nello sviluppo di pagine che vadano ben oltre il mero commento di supporto.
Questo viene particolarmente evidenziato difatti nelle sequenze più frenetiche, come “Focus, Hiccup!”, nella quale l’autore non si lascia andare a semplici (seppur d’effetto) sequenze funzionali; infatti la personalità e l’accurata scelta timbrica nell’orchestrazione si risolve in una serie d’inseguimenti musicali dal ritmo serrato, impegnando il corpo orchestrale in una interpretazione poderosa e sentita.
Molto interessante è il modo in cui Powell tende a fondere il tipico sound medioevale all’approccio contemporaneo della musica da film, facendo sì che il retrogusto di sequenze decisamente eccellenti come “Test Drive” godano tanto di quelle sfumature quasi obbligate per l’ambientazione quanto di ritmiche e presenze timbriche ben più moderne, generando situazioni musicali cariche di eleganza e vigore, con la giusta dose di contemporaneità.
Tra l’altro si noti la pulizia del suono nonché l’attenzione nell’orchestrazione, la quale aiuta moltissimo nel mantenimento di un nitido stacco tra le parti; questo è particolarmente evidente nell’unisono dei corni poco prima della conclusione del brano succitato, decisamente pulito e privo di sbavature.
Nonostante la lunga e sempre brillante presenza di John Powell nel campo dell’animazione, l’autore non sembra accusare alcuna stanchezza creativa, riuscendo a mantenere un buon livello di originalità anche laddove gli sviluppi tematici risultino inequivocabilmente figli di una stessa madre (“Astrid Goes For A Spin”). L’indubbia capacità nel gestire situazioni musicali così brillanti ed eterogenee, passando dalla dolcezza avvolgente di “Romantic Fight”, vero e proprio trionfo sinfonico caldo e in grande stile, all’eroismo drammatico ed esplosivo di “Dragon’s Den”, è testimonianza di un approccio sempre vigile e ragionato, ma mai privo di una grande e personale sensibilità musicale e vena creativa.
Powell riesce ancora una volta a scrivere una partitura carica di azione ed energia, facendo tesoro dei mezzi a sua disposizione nello sviluppo di sonorità dalle timbriche sfavillanti e accuratamente cesellate, conferendo profondità a commenti pomposi come “Battling The Green Death”, nel quale una maestosa presenza corale brilla di luce propria,  e al tempo stesso sviluppando temi e melodie indubbiamente manifesto del suo stile personale più ricorrente, ma sempre originali e coinvolgenti.
Forse uno dei pochi lavori degli ultimi anni prodotti dalla Dreamworks davvero meritevole d’attenzione, How To Train Your Dragon non solo si fregia di una storia fresca, piacevole, divertente e avvincente; sono infatti le pagine sempre efficaci ed eleganti, seppur impregnate di una tenera e delicata fanciullezza nei commenti più rilassati, a dare valore aggiunto ad uno dei prodotti migliori per il genere in questa prima metà del 2010, facendo ancora una volta ben sperare per progetti futuri ai quali prenderà parte, come Mars Needs Moms! o Happy Feet 2 in 3D.

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