Il tocco di Piero – Le mille vite di Piero Umiliani

cover il tocco di piero cdPiero Umiliani
Il tocco di Piero – Le mille vite di Piero Umiliani (2023)
Enrico Pieranunzi Quintet, Calibro 35, Carlotta Proietti, Serena Altavilla, Simona Severini
Unicorn Records/Heristal
15 brani – Durata: 57’00”
+ Recensione documentario “Il Tocco di Piero - Le mille vite di Piero Umiliani” (2022) di Massimo Martella



Dopo l’anteprima al “Torino Film Festival”, è finalmente entrato nella programmazione di diverse sale in Italia il film Il Tocco di Piero – Le mille vite di Piero Umiliani, documentario diretto da Massimo Martella (Taranto, 1961) prodotto da Luce Cinecittà, incentrato sulla figura di Piero Umiliani (Firenze, 17 luglio 1926 – Roma, 14 febbraio 2001), il brillante compositore di colonne sonore.


Piero Umiliani è stato, senza dubbio, uno dei più grandi compositori italiani, nonché precursore nel nostro paese di diversi generi musicali, oltre al Jazz, che è stato il suo grande amore, e che - come altri musicisti e compositori italiani, da Armando Trovajoli a Giampiero Boneschi, da Piero Piccioni ad Amedeo Tommasi, Roberto Nicolosi ed altri - ha imparato a suonare al pianoforte grazie ai “V-Discs” dell’Esercito Americano; il jazz come fil rouge che ha legato insieme frammenti ed esperienze diverse della sua carriera, tanto che tutti i grandi musicisti del jazz italiano (molti di loro sono presenti anche nel documentario) ed artisti internazionali del calibro di Chet Baker, Helen Merrill e Gato Barbieri hanno suonato insieme o al servizio di Umiliani.  
Il documentario è costruito con matura intelligenza, esteticamente piacevole nell’utilizzo di un taglio “vintage”, con frequente uso dello “split screen”, vibrante nell’alternare fotografie, filmini in Super 8 (con scene di vita privata del Maestro), frammenti di televisione d’epoca e l’ascolto di brani originali o reinterpretazioni - attuali e vivissime - di brani tratti dal vasto repertorio musicale del Maestro.
La narrazione è affidata, soprattutto, alle testimonianze dirette della famiglia Umiliani - le figlie Elisabetta ed Alessandra, la moglie Stefania Baffa - ai ricordi di amici, musicisti e collaboratori stretti di Piero (Enrico Pieranunzi, Edda Dell’Orso, Giovanni Tommaso, Gegè Munari, Silvano Chimenti) ed agli interventi di giornalisti, critici, musicisti e produttori discografici (Vincenzo Mollica, Dario Salvatori, Pierpaolo De Sanctis e Luca Sapio, i Calibro 35); i racconti dei familiari, in particolare, sono semplici e fluidi, quelli di chi ha vissuto con un papà/marito che faceva un mestiere straordinario, con una passione ed una curiosità che lo hanno portato a viaggiare per tutto il mondo (in cerca di suggestioni, idee, suoni o strumenti) fino a quel tragico ictus che, nel 1984, costrinse Umiliani ad abbandonare, momentaneamente, la sua musica.
La prima parte del racconto sulla vita di Piero è anche un “bignami” della recente storia d’Italia in quel preciso momento storico, pre-boom: impariamo, così, quale sia stata la formazione musicale di Umiliani a Firenze nei primi anni del Dopoguerra, la sua militanza nelle orchestrine jazz formate dagli Alleati per le celebrazioni della Liberazione, gli studi al Conservatorio, la sua prima colonna sonora, per I soliti ignoti di Mario Monicelli (che lo consacrò immediatamente come “nome nuovo, da tenere d’occhio”, e gli portò commissioni per importanti registi), fino al trasferimento a Roma e la nascita dello studio Sound Workshop. Le tappe della biografia artistica del Maestro ci raccontano anche della sua evoluzione come compositore e musicista, attraverso una costante ricerca sul suono, sugli strumenti e sull’orchestrazione: dal programa televisivo Moderato Swing e la divulgazione della musica jazz, al grande salto nel buio che lo portò ad aprire le proprie edizioni musicali (perdendo tantissimo lavoro, inizialmente), dalle produzioni per altri artisti, ai dischi di sonorizzazione registrati nel proprio studio per Cinema e TV, fino alla sperimentazione elettronica, la disco-music, ed il “Lounge Revival” degli anni ‘90 che porterà Piero nuovamente di fronte al pianoforte e sul palco per una serie di celebrazioni che gli restituiranno, letteralmente, linfa vitale.
La vera novità di questo documentario, però – ciò che lo differenzia sostanzialmente da altri lavori analoghi dedicati a compositori e musicisti (Morricone, Trovajoli, Luttazzi, etc. etc. etc.) –, è il fatto che la musica del protagonista suoni “viva” nell’interpretazione di una serie di performance musicali alle quali assistiamo nel corso del film, tutte registrate nel leggendario studio Sound Workshop di Piero, completamente messo a nuovo dalle sapienti mani di tecnici e sound engineers italiani: la produzione jazz del Maestro, ad esempio, viene eseguita da un quintetto/trio guidato dal pianista Enrico Pieranunzi; il lavoro di Umiliani sull’elettronica, i sintetizzatori e certo jazz-funk, nonché tutto il filone del suono esotico-erotico delle colonne sonore degli anni ‘70 viene rielaborato dai Calibro 35, con la voce di Serena Altavilla; Carlotta Proietti esegue il “Valzer della Toppa”, scritto da Umiliani con Pier Paolo Pasolini per Laura Betti; Simona Severini esegue col Maestro Pieranunzi “Sono un sognatore”, esempio dell’Umiliani “sanremese”; il classico senza tempo “Mah Nà Mah Nà” viene reinterpretato in ben due versioni: da Pieranunzi con la Severini e Massimo Wertmuller e dai Calibro 35 con la Altavilla e il grandissimo Vincenzo Vasi.
Insomma, un racconto approfondito e tenero, che attraverso la musica del Maestro – ricordato oggi anche attraverso le testimonianze di artisti e produttori del mondo della “sample art”, oltre che per i diversi “motivetti tormentone” noti in tutto il mondo, e le colonne sonore di film di genere degli anni che vanno dai ’60 ai ‘70, e che recentemente sono state recuperate anche all’interno di spot e produzioni cinematografiche e televisive internazionali – ci restituisce pienamente la figura di Piero Umiliani, come uomo e musicista.
Quasi tutte le performance musicali del film - per un totale di 15 tracce - sono state compilate anche nel CD/LP - in edizione limitata - della colonna sonora originale del documentario, realizzata dalla Heristal Entertainment Edizioni Musicali, che potete acquistare sul sito https://heristalsrl.it/il-tocco-di-piero.htm

Perfetto compendio dell’esperienza cinematografica, questa raccolta consente di apprezzare quelle sfumature di “modernità assoluta” che la musica di Umiliani ha sempre, intrinsecamente, contenuto in sé: che si tratti del repertorio strettamente jazz del Maestro, o di canzoni o, ancora, delle sperimentazioni sonore elaborate al Sound Work Shop studio sin dal 1968, la musica di Piero fluisce fresca ed inebriante, come ascoltata per la prima volta. Lo straordinario quintetto assemblato dal Maestro Enrico Pieranunzi tiene banco con ben 8 brani in tracklist: oltre al leader - che cura i nuovi arrangiamenti dei brani e suona il pianoforte - la formazione include una piccola sezione fiati, formata dal sassofono di Rosario Giuliani (che, a sua volta, aveva indagato il repertorio delle grandi colonne sonore jazz italiane degli anni ‘50 e ‘60 nel disco “Tension - Jazz Themes from Italian Movies” del ‘99) e dalla tromba di Giacomo Serino, con la sezione ritmica di Luca Bulgarelli al contrabasso e Marco Valeri alla batteria. Questo è lo swingante ensemble che interpreta brani ormai divenuti veri e propri “standards”: dall’ipercinetica versione di “Gassman Blues” (da I soliti ignoti, 1958, di Mario Monicelli), al tributo a Chet Baker di “Sentirsi solo” e “Tensione” (da Audace colpo dei soliti ignoti, 1959, di Nanni Loy), dallo smooth jazz di “Chanel” (brano composto da Umiliani a soli 24 anni e finito velocemente nel repertorio di pianisti come Oscar Peterson), ad un altro tributo, quello a Gato Barbieri, col brano “Ballata della Bassa Padana” (da Una bella grinta, 1965, di Giuliano Montaldo), fino ai brani reinterpretati dalla suadente voce di Simona Severini, “Sono un sognatore” (scritta da Umiliani e Giancarlo Testoni per Gino Latilla e Natalino Otto, in gara al Festival di Sanremo nel 1957, cantata nel film e sul disco dalla Severini e Pieranunzi), “Dawn” (intensa jazz ballad originariamente interpretata dalla voce di Helen Merrill, dal film Smog, 1962, di Franco Rossi) e “Mah Nà Mah Nà” (da Svezia Inferno e Paradiso, 1968, di Luigi Scattini).
Notevoli anche le già citate interpretazioni di Carlotta Proietti, accompagnata dal pianoforte di Mario Vicari ne “Il valzer della toppa” (scritta nel 1960 da Umiliani e P. P. Pasolini), e dei Calibro 35 che eseguono una serie di brani dell’Umiliani ‘70, spesso coadiuvati dalle voci di Serena Altavilla e Vince Vasi: da un’adrenalinica “Chaser” (da Il corpo, 1974, di Luigi Scattini) ad una versione super-Sixties-beat di “Five dolls” (da 5 bambole per la Luna d’agosto, 1970, di Mario Bava), passando per il classico “Discomania” (composto nel 1978 e divenuto celebre come sigla finale di 90° Minuto), la sperimentale “Non mollare” (dal disco “Problemi d’oggi”, 1973, Liuto Records, realizzato da Umiliani sotto pseudonimo Zalla), fino alla conclusiva “Mah Nà Mah Nà”, resa celebre dal Muppet Show.
Chiude la scaletta una versione da brividi per solo voce di “La ragazza dalla pelle di Luna” (dall’omonimo film, 1972, di Luigi Scattini) interpretata, ancora una volta, dalla Altavilla.
Sia il CD che il vinile contengono inoltre i credits completi del film e delle registrazioni, un collage di fotografie dei musicisti coinvolti nelle registrazioni e gli interventi critici di Massimo Martella (regista), Enrico Pieranunzi (compositore), Ernesto Assante (giornalista) e Pietro Paluello (consulente musicale del film).

Stampa