Io e mio fratello & Diversi come due gocce d’acqua

cover io e mio fratello

Fabrizio Campanelli
Io e mio fratello (2023)
Candle Studio srl
18 brani – Durata: 32’23”



La commedia di Luca Lucini con Denise Tantucci, Cristiano Caccamo e Greta Ferro, ruota intorno a Sofia, che non appena viene a scoprire che il fratello Mauro convola a nozze con Michela, il più grande amore della sua vita, da Milano rientra in Calabria, sua terra natia, per parlare con il fratello. La partitura viene affidata a Fabrizio Campanelli che con il regista Lucini ha un lungo sodalizio – vedi le colonne sonore per Solo un padre per il quale il compositore livornese ma milanese d’adozione (classe 1973) ottiene la candidatura al David di Donatello e al Nastro d’Argento per la migliore canzone originale “Per fare a meno di te” interpretata da Giorgia, Nemiche per la pelle, Come diventare grandi nonostante i genitori per il quale riceve la nomination al David di Donatello per la miglior canzone originale “I Can See the Stars” interpretata da Leonardo Cecchi, Diversi come due gocce d’acqua (recensita di seguito), oltre a tante pubblicità e cortometraggi istituzionali tra cui quelli per Confindustria – riuscendo come sempre a toccare delicatamente e gioiosamente le corde emotive dell’ascoltatore, e a risiedere sulle immagini con grazia e levità assolute.

“Io lei e gli altri” apre l’album digitale con una ballata allegrotta alla Django Reinhardt; “Dieci giorni” con sintetismi atmosferici, chitarra acustica, piano sul fil di lana, una fisarmonica usata in modo innovativo (il carattere folcloristico cede il passo ad un trattamento sonoro che la porta in una dimensione più astratta dal timbro non convenzionale), delinea un leitmotiv assai doloroso pur nella sua carezzevole leggerezza; “Pensavo lo sapessi”, per chitarra e piano solisti, ha la medesima andatura lieve del brano precedente, che nella seconda parte ripresenta il tema portante candidamente spensierato; il leitmotiv iniziale d’apertura nel brano “Io lei e gli altri” si rifà vivo con la medesima perentoria sfacciataggine bonaria in “Nuovaiorc”; “Sei diventata grande” affida agli archi sottesi, fisarmonica e synth la lievità succitata, che in “Qualcosa di grande” si fa sotterraneamente rurale, addolorata e mediterraneamente (nella seconda metà del pezzo) lucente e dolcissima, con il piano quasi sfiorato nella sua conduzione tematica; “Il senso di noi” è pop nel suo incedere lentamente soft che poi si apre ad un levare luminescente e aereo, che ricorda quelle melodie finemente astratte di Thomas Newman (più avanti una versione “Reprise” che sbuca come una ninnananna consolatoria); “Il riflesso dolce del mare” è la rappresentazione più solare e incantevole del tema principale, con quell’arpa, fiati, archi, synth che all’unisono si stringono in un fasciante e accorato canto; “Andrà tutto bene” suona beffardamente irriverente e mascalzone, con Django Reinhardt che aleggia felice; “Venti volte” fa riaffiorare quel senso profondo di rimembranze fanciullesche mai sopite e di amori mai dimenticati; “Non volevo perderti” è straziante nella sua calma apparente che sottintende struggimento, con gli archi, synth e il piano che in controcanto tratteggiano qualcosa di troppo imprevisto; “Il modo migliore”, per chitarra elettrica, archi, piano e violino solista riverberato, suona misterico ma chiarificatore; “Lo so da sempre” ha un andamento, pur nella sua riconoscibilità tematica che abbiamo descritto in tracce pregresse, alla John Williams di tante commedie o drammi amorosi tipo Lettere d’amore, Turista per caso o Nemicheamiche; “Un motivo ci sarà” è dei brani fin qui ascoltati quello più disperatamente rivelatorio e con un finale, nella sua mediterraneità trattenuta, liberatorio; “Di tutto ciò che è stato” e “La nostra scelta”, che chiudono la OST prima della conclusiva canzone “Rainy Day” con Chris ad interpretarla, sono due tracce che racchiudono perfettamente tutto il significato emozionale dello score e della trama narrata, tra leggiadre aperture williamsiane e modernismi contemplativi newmaniani. La succitata “Rainy Day” è una ballad pop-folk in inglese del leitmotiv portante assai orecchiabile e cullante che viene voglia di sentire e risentire a loop. L’orchestra che esegue lo score è la Czech National Symphony Orchestra diretta dallo storico collaboratore di Campanelli, Enrico Goldoni.  

cover diversi come due gocce dacqua

Fabrizio Campanelli
Diversi come due gocce d’acqua (2022)
Cinevox Record
21 brani – Durata: 27’21”



Prodotto da Pepito, Purché finisca bene è un ciclo di film per Rai 1 iniziato nel 2014. Ciascuno dei film è un episodio a sé stante che si rifà al linguaggio leggero della commedia all’italiana, raccontando i disagi e le difficoltà dell’Italia d’inizio Terzo millennio. Diversi come due gocce d’acqua fa parte di questa serie filmico-televisiva, precisamente il sedicesimo episodio, diretto da Luca Lucini che ha logicamente voluto al suo fianco il fidato Fabrizio Campanelli che ha ricambiato il piacere con una colonna musicale tra lo sbarazzino e il commovente, proprio in linea con questa commedia sentimentale: Gaetano (Alessio Lapice), facente parte di una nobile famiglia napoletana, viene indotto, suo malgrado e controvoglia, ad andare a Francoforte, dal padre padrone Giorgio (Thomas Trabacchi), che ritiene sia la soluzione migliore per la sua vita. Gaetano, causa incidente d’auto, incontra l’avvenente Sharon (Chiara Celotto), che investe con la sua macchina, di umili origini, dal caratterino niente male. Ne accadranno di impensabili arrivando a far sì che Sharon e Gaetano possano darsi vicendevolmente una mano e forse giungere ad amarsi.
Anche in questa OST la compagine orchestrale è la Czech National Symphony Orchestra diretta da Enrico Goldoni. Campanelli apre lo score con “Non è come sembra”, frizzante ballata grottesca nel suo andamento gitano-mediterraneo, che mette il buonumore ad ogni reiterante ascolto. “Non deve sapere” è un valzerino beffeggiatore in cui prevale il clarinetto. “Diversi come due gocce d’acqua” presenta il sottile tema romantico del film, per clarinetto e piano solisti (nella track 12 in brevissima versione solo piano). “E’ cosa fatta – Pt. 1” è un divertente brano pop-folk; la “Pt. 2” è swingantemente pulp. “Finalmente sono allo zenith”, per sitar (suonato dal giovane e talentuoso Giorgio Oliviero, che esegue anche le chitarre acustiche e classiche di entrambe le score ivi recensite) e synth astratti, suona ascetico. “Amor Odit Inertes”, per chitarra acustica solista, ripresenta il leitmotiv portante in tutta la sua dolcezza fiabesca – perché alla fin fine una storia d’amore, seppur contrastata, sempre incantata e incantevole come una fiaba, essa è –. Burlesco “La metti sempre in tragedia” e fintamente tensivo e irriverente, con passaggi emotivamente distesi, “Manca ancora qualcosa”. “Cose che non ho mai detto a nessuno”, per piano solo, propone il tema principale svestendolo orchestralmente bensì vestendolo della sua spoglia naturalezza pianistica primaria delicatissima (la versione per orchestra, con assolo di clarinetto, è dolcemente pastorale nel suo pieno sviluppo, che rammenta nell’orchestrazione aperta quelle melodie assai romanticheggianti di Riz Ortolani). “Golden Hour By the Ocean” è un pezzo techno-dance da discoteca, molto piacevole e ipnoticamente anni ‘80. “Di proprietà” si apre jazzisticamente misterioso, proseguendo poi tra movimenti orchestrali, in modalità mickeymousing. “Se è un sogno non svegliatemi” fa risuonare il Love Theme per chitarra acustica sola. “Presenze dal passato” echeggia guardingo. “Padre e figlio”, per piano solista, entra leggiadro sotto pelle e intenerisce alquanto l’ascoltatore; anche nella susseguente versione orchestrale, più avvolgente. “Mai dire mai” ancora una volta ci fa sentire il leitmotiv primario per chitarra acustica e pianoforte iniziali, poi accompagnati dall’orchestra in tutta la sua lievità esecutiva parecchio silvestriana, con quell’arpa solista innocentemente toccante. “Ogni cosa a suo posto” precede con il suo ritmo danzante stravagante la canzone dei titoli di coda “Dimme sì”, interpretata da Raiz (nel film TV ha il ruolo di Fefè), che chiosa l’album digitale con appassionata enfasi partenopea.        

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