Jailbird & The Boat & Il viaggio leggendario

cover jailbird

Fabrizio Mancinelli
La lunga corsa (Jailbird, 2022)
Plaza Mayor Company
8 brani – Durata: 9’00”

cover the boat

Fabrizio Mancinelli
The Boat (Id. – 2022)
Plaza Mayor Company
14 brani – Durata: 42’34”



cover il viaggio leggendario

Fabrizio Mancinelli
Il viaggio leggendario (2023)
Plaza Mayor Company
24 brani – Durata: 72’00”



Il trittico di colonne sonore di Fabrizio Mancinelli sul quale ci focalizziamo è spaziante dalla commedia drammatica (Jailbird) al thriller (The Boat) sino al film per ragazzi a tema fantasy avventuroso (Il viaggio leggendario); in tutti e tre i casi cine-musicali l’approccio mancinelliano denota grande arguzia d’intenti e totale bravura nel porlo (non soltanto) al servizio del girato, facendo sì che queste score possano risultare assai piacevoli e intriganti ad un ascolto slegato dalle immagini.

Mancinelli è un compositore italiano (classe 1979) da esaminare e udire con attenzione certosina: residente negli Stati Uniti oramai da un bel po' di anni, dove ha intrapreso una carriera in ascesa – ad ogni modo facendo comunque avanti e indietro da e per il suolo italico di nascita – per merito di talune colonne sonore di tutto rispetto, quali quelle per i film d’animazione La regina delle nevi 3 e 4, i corti Beauty e l’ultimissimo Mushka o il musical The Land of Dreams e il documentario Barbiana ‘65: La lezione di Don Milani, per buona parte dall’intenso respiro hollywoodiano classico con interpolazioni moderne molto valide e qualche velato rimando alla tradizione nostrana della musica per cinema.

The Boat, il thriller di Alessio Liguori che racconta di uno yacht di lusso con a bordo tre coppie che dal divertimento sfrenato passeranno al vivere l’incubo peggiore, viene narrato in note da Mancinelli con percussioni e ritmica dai tratti tribali molto cupi, chitarre elettriche distorcenti, archi tensivi in levare, voci da incubo ‘lontane’ e un tema basilare alla James Newton Howard in stile anni ’90 (ad esempio la OST cult de Il fuggitivo) o Michael Kamen ed Eric Clapton della serie filmica Arma letale – il brano più arricchente ed esaltante dell’intero score è “Bloody Hands” – riuscendo alla perfezione a far trasparire tutto quel ‘male’ sotterraneo che via via prende piede nel film. Altra traccia realmente scioccante e altamente adrenalinica è “Reckoning” con schitarrate elettriche fulminanti, ritmiche metallicamente incalzanti, sound design atmosferico oscuramente stordente e quel tema che vuole essere eroico nel combattere il peggio che ci si possa trovare di fronte; attimi di quiete prima della temepesta si stagliano in “Are You Ready?” con quegli archi benevoli in primo piano che desiderano la pace o “An Iced Awakening” con la voce femminile campionata palpitante serenità su un leitmotiv assai luminoso; stessa sensazione con il cantabile e solare “Sailing”, nonché con il ricreativo e new age “Diving In”; si rientra nei parametri del thriller più estremo con la perturbante “scary music” di “Lost At Sea”, con l’attesa evocativa di “Callin For SOS”, con la misterica “Offshore” con quel finale per archi aereo e liberatorio; chiudono l’album digitale le due espressive, risananti e talvolta lievi pagine descrittive e simboliche “I Dindn’t Want To Drag You Into This Mess” e “You Are My Best Friend” in cui tutto l’armamentario strumentale messo in campo dal suo autore si fa vitale e fiorente al meglio.

Jailbird, la dramedy parecchio originale di Andrea Magnani sul giovane Giacinto, figlio di due detenuti, che si è ritenuto sin da piccolo più sicuro dentro la prigione dei genitori che al di fuori di essa, il quale dovrà affrontare una corsa podistica che lo cambierà per sempre, ha una colonna musicale molto corta (9 minuti totali) benché davvero notevole e incidente sul girato: la scelta pentagrammata di Mancinelli è dalle parti della sperimentazione del vocalismo, quasi ravvicinante le idee perturbative e stranianti del Morricone anni ’70, che si fanno agghiaccianti nell’introduttivo “Birth” (mai nascita fu più destabilizzante ma al contempo angelicamente chiara); “Giacinto’s Theme” è un leitmotiv liturgicamente in levare con voci celestiali sia adulte che fanciullesche a inneggiarne la personalità fuori dagli schemi; “Running Waltz” con voci a cappella che mesmerizzano un motivetto allegrotto sullo stile delle sigle seriali anni ’80 – ’90 che rende sereno chi lo ascolta; “Inner Me” fa pari e patta con il precedente “Running Waltz”, facendo venire ancora più in evidenza il carattere ‘out of this world’ di Giacinto; si termina con il bellissimo e arioso “The Long Run”, che commuove ad ogni reiterativo sentire.

Chiude il trittico delle soundtracks il fantasy/adventure Il viaggio leggendario degli youtuber DinsiemE, diretto dal regista di The Boat, Alessio Liguori, propriamente per i fan dei due giovani Erick e Dominick, con special guest Herbert Ballerina, che ci fionda nel mondo medieval-videoludico dei due protagonisti alle prese con esilaranti e rocambolesche (dis)avventure di vario tipo e magia. Mancinelli va di citazione in citazione anni ottanta (ma non solo) delle migliori musiche del tempo a tema fiabesco, azione, fantascienza e avventura parafrasando orgogliosamente e divertentemente Alan Silvestri (il delicatissimo e amorevole brano di chiusura “Addio a Leggendaria”), John Williams, James Horner e Bruce Broughton ma giammai copiando bellamente, perché pur sempre si parla di un autore che sa maneggiare quella musica araldica, giocosa e composta con tutti i santi crismi nostalgici di un dì. La riprova di tanto divertissement sinfonico la si può comparare nel tema eroico “Il viaggio leggendario”, nelle trame grottesche e funamboliche di “Nel bosco”, “Erick è in trapola” o nell’iniziale “In cucina” e a seguire in “Marshmallows” e “Dominick a Camelot” (con uso degli archi ondivaghi e serpentini alla Alan Menken de La sirenetta o truffaldini del John Powell di Dragon Trainer), nelle trame sottilmente leggere e incantate, al contempo epiche, de “Il cavaliere misterioso”, “Excalibur”, “Ginevra e Dominick”, nella volutamente zimmeriana-badeltiana canzonettistico-picaresca (vedi Pirati dei Caraibi) “Nella taverna dei pirati”. Il pezzo più lungo ed elettrizzante dello score è “L’incoronazione di Giniu” (11’24”) che inizia delicatamente ascetico e sospensivo per poi proseguire tensivamente ed eroicamente in crescendo in una sarabanda fiabesco-picaresca-avventurosa dinamicamente appassionata ed esaltante, con un sinfonismo da grandeur hollywoodiana dal respiro appositamente ‘leggendario’.   

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