Nell’anno del signore

cover nellanno del signoreArmando Trovajoli
Nell’anno del signore (1969)
AMS Records/Cinevox Record/BTF Vinyl Magic
Lato A: 8 brani
Lato B: 8 brani

Su Armando Trovajoli non bisognerebbe ancora oggi spendere tante parole, dato che al pari di Ennio Morricone, Piero Piccioni, Luis Bacalov – con i quali, tra l’altro, nel 1969 fondò i celebri studi di registrazione romani Ortophonic, che dal 1979 hanno preso il nome di Forum Studios sotto la gestione di Franco Patrignani – Riz Ortolani, Nino Rota, Mario Nascimbene, Carlo Rustichelli, Fiorenzo Carpi, Piero Umiliani e Stelvio Cipriani (forse l’elenco sarebbe più esteso), è da considerarsi uno dei maggiori esponenti, sperimentatori, divulgatori e innovatori della musica applicata alle immagini (e non solo) nel panorama globale della Settima Arte. Soltanto citando e pescando random dalle sue innumerevoli composizioni per il cinema e per il teatro musicale prettamente di Garinei & Giovannini (all’incirca trecento titoli), si rimane stupefatti dalla quantità di colonne sonore che sono entrate di diritto nell’immaginario collettivo: La Ciociara, Rugantino, Aggiungi un posto a tavola, Dramma della gelosia, 7 uomini d’oro, La famiglia, Ieri, oggi, domani, Se il tempo fosse un gambero, La Tosca e la canzone “El negro zumbon” dal film Anna.
Questa speciale riedizione di una tra le più note sue musiche per il grande schermo, Nell’anno del signore, stampata su vinile nero con copertina apribile, limitata a 300 copie, con audio rimasterizzato da Claudio Fuiano, presenta una veste grafica interamente rifatta rispetto alla versione originale del 1969, riportante uno speciale libretto di 12 pagine in formato A4 con una riproduzione del manoscritto dello spartito originale del meraviglioso “Tema per Giuditta”. Questo 33 giri è stato presentato in occasione dell’apertura della mostra “Armando Trovajoli. Una leggenda in musica”, al Museo di Roma in Trastevere dall’11 marzo al 14 maggio.
Nell’anno del signore (1969), primo film di Luigi Magni (Roma, 21 marzo 1928 – Roma, 27 ottobre 2013) della sua trilogia risorgimentale che comprende In nome del Papa Re (1977) e In nome del popolo sovrano (1990, questo a sorpresa con lo score di Nicola Piovani), si svolge nella Roma papalina del 1825 ed è fondato su un avvenimento concretamente accaduto: l’esecuzione capitale di due individui appartenenti alla società segreta rivoluzionaria dei Carbonari. La pellicola si aggiudica un David di Donatello e un Nastro d’Argento per la migliore interpretazione di Nino Manfredi nel ruolo di Cornacchia/Pasquino e vede come altri straordinari interpreti Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi. Il film ottenne altre tre candidature ai Nastri d’Argento per il soggetto e la sceneggiatura di Magni e per la performance attoriale come non protagonista di Sordi. Nino Manfredi interpreterà ancora una volta il ruolo di Pasquino sempre in un film per la televisione di Luigi Magni, ambientato questa volta nel 1870, dal titolo La notte di Pasquino (2003), sempre con musiche di Trovajoli.
Il tono drammatico sarcastico rivoluzionario del film si ritrova alla perfezione nelle note scritte dal Maestro romano (Roma, 2 settembre 1917 – Roma, 1 marzo 2013), in questa OST che custodisce uno dei suoi leitmotiv popolari romaneschi, sentimentale e nostalgico, tra i più intimi e belli composti in carriera: il summenzionato “Tema di Giuditta”, con gli archi melodicamente avviluppanti, l’arpa tenue, i mandolini accorati, il fischio cinicamente addolorato di Alessandro Alessandroni e il vocalizzo di Edda Dell’Orso che strazia il cuore per la sua profonda intensità interpretativa, può rientrare, senza se e senza ma, tra i temi d’amore più nobili e incantevoli dell’Ottava Arte. Ma tutta la colonna sonora è un florilegio di motivi e trovate compositive da indurre un ascolto continuativo che delizia a più riprese. Lo score vede l’orchestra diretta dal compositore Gianfranco Plenizio (il televisivo L’isola del tesoro, i filmici La gatta in calore, Milano violenta, Liberi armati pericolosi e E la nave va di Fellini) con il contributo de I Cantori Moderni di Alessandroni e della grandissima vocalist succitata, la Dell’Orso. L’LP si apre con “Nell’anno del Signore” dove un flautino allegrotto contrappuntato da legni e ottoni, su archi melodicamente aerei e un clavicembalo dagli accentanti barocchismi, espone il trionfale e pomposo tema portante, reale inno dei rivoluzionari Carbonari, con intromissioni di un organo ecclesiastico, un euforico coro, successivi archi e vocalismo rattristato di Edda Dell’Orso per il tema melanconico, chiudendo in maniera cupa e tesa.
Trovajoli nell’importante compendio librario alla sua vita e carriera musicale “Armando Trovajoli – Le stagioni di un artista” di Adriano Pintaldi (Medusa, 2008) racconta riguardo questa partitura: <<Ero al mare ma non solo per vacanza. Arriva Gigi [Magni] e si ferma a casa con il piacevole proposito di stare in attesa del tema del film. Avevo molto da fare ma approfittando della pennica pomeridiana di Gigi, scrivo il tema di Giuditta! Si sveglia. Prende il caffè. Gli suono il tema di Giuditta. E’ felice. Ci rivedremo a Roma in moviola. Riparte.>>.
La lista delle tracce prosegue con “Castel S. Angelo”, riproposizione quietamente delicata del tema portante, con il dolcissimo intervento vocale di Edda Dell’Orso e il fischio ‘come eco lontano’ di Alessandroni che drammatizza tutto l’impianto melodico. “Paolina” è un leitmotiv regale di matrice barocca, assai mozartiano nel suo procedere boriosamente danzante. “Angelo e Giuditta” per archi e fiati sottilmente sospesi intreccia i due temi principali, tra il vocalismo romanticheggiante di Edda e quell’immelanconisco attonito del motto dei prodi Carbonari. “I Carbonari” suonano coralmente epici ma al contempo grottescamente sardonici con quell’arpa e quei fiati in controcanto. Il fischio di Alessandroni riverbera melanconicamente sconfitto in “Addio” anche se il tema eroico in sottofondo, con tanto di vocalizzo inneggiante di Edda, cerca di mutarne le sorti avverse. Altamente tensivo e scuro “Sotto la ghigliottina”; “Overture Nell’anno del Signore” ci ripresenta in pompa magna il tema rivoluzionario in un crescendo sempre più vittorioso per orchestra. Funereo “La processione dei condannati”, sempre con riferimento al tema dei Carbonari tra toni di mestizia e ardimento nel medesimo tempo, facendo perno sul fischio e sul vocalizzo alternativamente. “Dichiarazione d’amore” è una variante del tema di Giuditta con soave enfatizzazione sulle armonie leggere dei fiati e dei mandolini. “Pasquino” è un motivetto giullaresco che cela invero tanta malinconia e un senso profondo di tragedia, dall’intima e straziante bellezza. “Sapessi quanto amore” riecheggia come la traccia “Dichiarazione d’amore” dolcemente lieve e a tratti speranzoso. “Coro della morte” è pura afflizione; idem il triste fischio con coro annesso in “Piazza del Popolo” che è commozione e inquietudine assieme.

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