The Dove
John Barry
Il ragazzo del mare (The Dove, 1974)
Harkit Records HRKCD 8321
13 brani – durata: 32’45”

Il compositore quattro volte premio Oscar John Barry (Nata libera, Il leone d’inverno, La mia Africa e Balla coi lupi) nel 1974 commentò il giro del mondo di un sedicenne a bordo di una piccola nave. Un film di Charles Jarrott dove le musiche dell’autore inglese avvolgono i fotogrammi con sonorità appassionate e aperte. A tratti sembra, dopo un attento ascolto, di sentire la brezza marina sfiorare il volto e la sensazione di cavalcare con leggerezza le onde del mare.
Quasi tutti i brani contengono questa aria di favola marittima vissuta da un giovane imberbe. Anche laddove entrano in gioco le note che commentano l’ansia del viaggio avventuroso in acque poco sicure tutto viene stemperato dalla giocosità aerea della musica. Largo uso di fiati, archi e corni francesi, nella grande tradizione dello stile barryano che abbiamo largamente apprezzato soprattutto nelle colonne sonore dei film di 007. E in questa OST in particolar modo viene fuori a gran voce il sound avventuroso e vivace delle pellicole dell’agente segreto James Bond. Ne sono un esempio lampante i pezzi “The Motorbike and the Dove”, “Here There Be Dragons” o “After the Fire” dall’incedere drammatico ed epico al contempo. Il tema principale, sentito nel brano d’apertura “The Dove (Main Title)”, è molto bondiano, quasi un’evoluzione dei leitmotiv di Si vive solo due volte e Thunderball, ma più brillante. Davvero un bel tema! Ma c’è dell’altro: un'armonica gioca spensierata con l’orchestra nel brano “Hitch-Hike to Darwin” e la dolce voce di Lyn Paul intona la canzone del film “Sail the Summer Winds”, un inno anni ’70 alla voglia di avventura e di scoperta del mondo e di se stessi, una canzone orecchiabile che canti fin da subito, con quel finale lasciato agli archi in cui il Main Theme ritorna a farsi vivo in tutta la sua levità. “Alone on the Wide, Wide Sea” vira il commento verso una direzione più meditativa, come a voler fermare il tempo, mettere in pausa il viaggio e riflettere sul proprio io interiore: archi, arpa, percussioni e fiati dialogano in un crescendo emotivo che sfocia nella tensione più profonda. A tratti angosciante! Chiude l’album una versione sinfonica del tema primario con il subentrare di ottoni eroici e archi e fiati svolazzanti.