Tár

cover tarGustav Mahler, Hildur Guðnadóttir, Edward Elgar
Tár (Id. – 2022)
Deutsche Grammophon 486 3431
20 Brani – Durata: 63’00”

Tár è un film drammatico e psicologico scritto e diretto da Todd Field con protagonista Cate Blanchett nel ruolo di Lydia Tár, una dispotica pianista, etnomusicologa, compositrice e prima direttrice d’orchestra donna della Filarmonica di Berlino che ha fatto della musica la sua unica ragione di vita.


Todd Field comincia la sua opera con un’intervista incessante, aulica, che incastra fin da subito Lydia nella sua personale concezione di vita e arte indissolubilmente legate tra loro. Basta la prima scena a dare il senso della granitica eleganza di Tár, un lungo respiro di dialoghi con pochi stacchi, un vero e proprio flusso di coscienza ragionato e quasi metafisico sul senso del ruolo del direttore d’orchestra nella contemporaneità. Conosciamo Lydia così: non solo nel momento di sua massima affermazione ma anche in quei suoi gesti quasi maniacali che utilizza prima di mettere in scena sé stessa. È entrata con autorevolezza e fermezza in un mondo di soli uomini senza alcuna intenzione di andarsene, imponendosi grazie alla sua competenza e resistendo alle crisi e alle maldicenze scatenate dal suo genere e dal suo orientamento sessuale. Ma non è tutto oro quello che luccica, infatti, il film è una vera e propria façade di grande complessità su un personaggio alquanto difficile che viene disegnato tramite una matassa aggrovigliata di torti subiti e angherie perpetuate, di merito e corruzione, di spinta progressista e immobilismo patriarcale che dall’ascesa l’hanno portato però alla più totale delle rovine personali ed interiori.
Centrale è il ruolo della musica, non solo perché rappresenta l’unico amore e al contempo la sola ossessione della protagonista, ma anche perché nella pellicola viene utilizzata esclusivamente in maniera diegetica. Non esiste una vera e propria colonna sonora, bensì ogni qualvolta che lo spettatore ha la possibilità di ‘ascoltare’ qualcosa, succede perché la protagonista è intenta in un’esibizione, oppure in una qualche prova d’insieme con l’orchestra o lezione privata. La musica è un vero e proprio personaggio che, come gli altri, appare e scompare all’occorrenza senza sottostare, per una volta, al suo classico ruolo di riempimento. La stessa colonna sonora, ideata ed in parte scritta dalla compositrice islandese Hildur Guðnadóttir (diventata famosa per la miniserie Chernobyl e premio Oscar per la OST di Joker) si presenta come un concept album le cui tracce però non vengono mai eseguite per intero. Brani originali appena accennati si alternano ad altri invece di repertorio, primo fra tutti le numerose riprese della quinta sinfonia di Mahler che fa da trait d’union per tutte le scene in cui vediamo la direttrice all’opera, quasi a voler creare una rappresentazione del conflitto interno di Lydia tra artista e mito.
Il film culmina nel discorso finale di Leonard Bernstein, maestro e mentore della stessa Tar. Nel primo dei cosiddetti concerti per giovani trasmessi dal 1958 al 1972 sulla CBS e mostrato all’interno del film, Bernstein spiega al suo pubblico che cosa significa effettivamente fare musica, svincolandola da qualsiasi regola, contesto o limite ed innalzandola piuttosto ad un sentimento totalmente puro. Da qui capiamo la vera chiave interpretativa dell’intero film e del suo finale del tutto inaspettato: per quanto il prestigio di Monster Hunter fatichi a reggere il confronto con quello di Gustav Mahler, è legittimo cogliere il sentimento di totale abnegazione che Lydia ha per il proprio lavoro, che risulta essere assoluto e privo di cedimenti. E’ così, quindi, che risulta chiaro che la grandezza di una protagonista tanto oscura quanto ambigua risiede anche e soprattutto nel non voler mai far venir meno la sua unica vocazione, nonostante tutto e a prescindere da quale sia lo spartito. In fondo era stata lei stessa a dircelo, fin dal principio: “Dovete servire il compositore [...], sublimare voi stessi, il vostro ego e sì, la vostra identità”.

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