Siccità

cover siccitaFranco Piersanti
Siccità (2022)
Edizioni Curci S.r.l.
12 brani – Durata: 37’15”

Siccità è senza dubbio il film più ferocemente drammatico di Paolo Virzì. Vedendolo tornano alla mente le atmosfere desolate e violente di Grand Canyon - Il cuore della città un film del 1991 di Lawrence Kasdan ambientato in una Los Angeles tragica e decadente.
In Siccità invece Virzì immagina una Roma stretta nella morsa di un’arsura causata da una devastante crisi climatica ormai consolidata che ha desertificato il Tevere e reso l’acqua pubblica un bene contingentato con conseguenti sconvolgimenti e proteste sociali. Virzì concentra la sua regia sulla descrizione di questa umanità dolente che vaga nelle strade della città, chiusa senza speranza nei propri bisogni, rituali e ossessioni.
Per Siccità Franco Piersanti compone una colonna sonora insieme conturbante e inquietante, a volte sospesa e altre più spigolosa e acida, che caratterizza e sottolinea crudamente l’ambiente e l’umanità malata descritta nel film. E la realizza con quell’approccio etico ed estetico che nessun altro al suo posto avrebbe potuto avere, risolvendo con naturalezza le insidie musicali che questo tipo di racconto cinematografico, così visionario e a tratti caricaturale, avrebbe potuto comportare.
In primo luogo in ragione del fatto che la scrittura di Piersanti sarà sempre moderna perché è modernissimo il suo evidente e dichiarato amore per la musica del primo novecento francese ma anche per l’imprevedibilità delle sue tessiture timbriche che sembrano più mirate a sollecitare uno stato mentale, un mood, anziché a proporre linee tematiche più rassicuranti e funzionali.
In questo senso l’esempio più illuminante è sul brano "Pioggia" che inizia con un ostinato su un accordo di quinta, il cosiddetto power chord, che batte irregolarmente con un tocco quasi sacrale ma che poi tematicamente vaga e si sviluppa dove l’ascoltatore non si aspetta mai, fino a ritrovarsi in una trama ipnotica e avvolgente. Le altre tracce sono punteggiate dalle distintive partiture per fiati; dall’utilizzo mai banale delle percussioni a segnare l’arcaicità di certi momenti o dalla marimba a descrivere quelli più quieti e intimi.
In definitiva tutta la superlativa colonna sonora di Siccità è pervasa da una ricerca che mostra un Piersanti che, pur non essendo mai stato un minimalista, riesce come nessuno a cogliere l’essenza quasi primordiale della musica per immagini in una costante esplorazione dell’inaspettato e con una maniacale cura per gli impasti timbrici che - almeno in Italia solo in compagnia di Carlo Crivelli - lo rende tra gli ultimi di una generazione di sperimentatori sempre e ostinatamente lontano dai facili manierismi.

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