I Wanna Dance with Somebody - The Movie

cover whitneyWhitney Houston
Whitney – Una voce diventa leggenda (I Wanna Dance with Somebody - The Movie, 2022)
RCA Records
35 Brani – Durata: 2h 25’
 

Whitney - Una Voce Diventata Leggenda (I Wanna Dance with Somebody in originale) è un biopic tradizionale scritto da Anthony McCarten (già sceneggiatore di un altro biopic dal successo travolgente, Bohemian Rhapsody), con una regia dallo sguardo al femminile affidata a Kasi Lemmons che torna dietro la macchina da presa dopo ‘il caso Harriet’. Oltre due ore in cui vengono mostrati i passaggi più importanti della vita dell’artista: dall’ascesa al successo planetario fino al successivo declino che la porterà a morire, a soli 48 anni, nel Febbraio del 2012.
Interprete di Whitney è la giovanissima Naomi Ackie, che in questi anni abbiamo visto in ottime produzioni tra Cinema e TV - Lady Macbeth, Small Axe - e che sarà tra i protagonisti del prossimo film di Boong Jooh-ho Mickey 17. Guardando la pellicola si percepisce chiaramente il suo lavoro quasi analitico fatto nello studiare le movenze dell’artista sia per quanto riguarda le performance sul palco (le interpretazioni canore infatti sono un mix tra playback e sua voce reale) sia rispetto alle sue attitudini e comportamenti quotidiani. Anche la coppia formata da Tamara Tunie e Clarke Peters, che nel film interpretano i genitori della Houston, Cissy e John, si esibisce in performance molto potenti, così come risulta determinante il ruolo del produttore discografico ed intimo amico di Whitney, Clive Davis (a sua volta co-produttore del film), interpretato con grande delicatezza da Stanley Tucci.
Una delle scelte più interessanti del film è l’attenzione che la regista pone sulla relazione sentimentale tra Whitney e Robyn Crawford, sua storica amica ed amante. Ma siamo nella metà anni Ottanta, Whitney è considerata la grande regina della musica pop e, in parte condizionata dal padre padrone e in parte della sua fede cattolica, la cantante rinuncerà a lottare per questo amore nominando la donna che ama sua direttrice creativa pur di averla sempre al suo fianco senza mai però uscire allo scoperto. Meno rilievo viene dato invece alla possibilità di contestualizzare la vicenda di Houston all’interno della più vasta esperienza delle donne afroamericane nel music business: un’intuizione che emerge da una sola folgorante battuta del film e che poi passa in secondo piano per dare piuttosto più rilievo alla sua turbolenta relazione con il marito Bobby Brown, fatta di violenza ed abusi di droghe e alcol. Whitney appariva somaticamente più vicina all’etnia caucasica, e questo se da una parte l’aveva esposta all’approvazione ‘dell’America bianca’ le aveva causato anche le critiche ‘dell’America nera’, che non la riteneva abbastanza black per le sue scelte musicali tipicamente legate al mondo del pop piuttosto che alle sonorità più soul, jazz e RnB.
Dal punto di vista strettamente musicale, il film offre allo spettatore tre importanti ‘close-up’ su quelli che ancora oggi vengono considerati i momenti più alti della carriera della cantante: il concerto per Nelson Mandela del 1988 (“How Will I Know”, “I Wanna Dance with Somebody”, “Greatest Love of All”), la performance dell’inno nazionale americano al Super Bowl del 1991 ed il suo iconico live con il medley eseguito agli American Music Awards del 1994 (“I Loves You Porgy”, “And I Am Telling You I’m Not Going”, “I Have Nothing”). Tutti questi momenti sono stati trasposti in maniera assolutamente magistrale e quasi chirurgica ed in particolare l’intramontabile medley è stato scelto per aprire e chiudere l’intero biopic per evitare di farlo concludere con la sola morte della cantante ed offrire piuttosto allo spettatore un momento di assoluta spettacolarizzazione. L’intera colonna sonora del film è poi sviluppata a partire dalle canzoni originali di Whitney che, da sole, costituiscono la totale struttura sonora della pellicola, diventando il sottofondo centrale per tutti i momenti della vita della cantante (tra le più celebri troviamo: “I’m Every Woman”, “Higher Love”, “Where Do Broken Heart Go”, “It’s not Right But It’s Ok, My Love is Your Love”, “Run to You”).
La struttura è quella classica del biopic costruito su una traiettoria di ascesa vertiginosa e conseguente rovinosa caduta che, in un susseguirsi di Hit, ci permette di seguire tutte le tappe con lo sguardo affettuoso di chi ha voluto molto bene a quel prodigio musicale pop dalle capacità vocali di mezzo soprano diventata un modello aspirazionale per molte giovani donne. La straordinaria carriera di ‘The Voice’ (come veniva chiamato lo stesso Frank Sinatra) in quanto “più grande voce della sua generazione”, e “cantante più premiata della storia”, ci viene mostrata in maniera lineare senza virtuosismi in un film complessivamente piacevole ed onesto che però, nell’intento di voler rappresentare tutta l’ingombrante vita della cantante, avrebbe potuto osare di più, riponendo i riflettori su alcuni aspetti della sua vita meritevoli di essere approfonditi ulteriormente.

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