The Iron Giant

cover il gigante di ferro deluxeMichael Kamen
Il Gigante di ferro (The Iron Giant, 1999)
Varèse Sarabande VCL 0322 1222
37 brani - Durata: 77’16”



Il Gigante di ferro: la pellicola di Brad Bird diventata un vero e proprio cult. È la storia di un bambino che trova nel bosco un mastodontico robot metallico e cerca di nasconderlo al governo americano che lo crede un’arma pericolosa. Non ci sono spiegazioni di cosa sia o da dove venga, ma credo sia ciò che il pubblico ha maggiormente amato di questa pellicola: più si è liberi di poter viaggiare con la fantasia, meglio è.
Sullo stesso piano, infatti, si trova la colonna sonora di Michael Kamen che sembra permeata della fantasia di un bambino che racconta, con la musica, la sua più grande avventura (vera o inventata).
Tutto inizia, infatti, con le atmosfere di un racconto fantastico che mette subito in perfetta luce l’esuberanza e la curiosità del protagonista (“Hogart Hughes”).
Poco dopo, l’ascoltatore viene trasportato in un’atmosfera fantascientifica con suoni ‘futuristici’ che sembra, in alcuni punti, aggiungere anche delle tonalità ‘dark’ riferite allo straniero venuto dallo spazio (“Creepy music/Hogarth investigates”).
“The Giant wakes” è invece il perfetto bilanciamento tra i brani prima citati: un racconto che fa sognare ad occhi aperti e un cercare di capire se il Gigante sia un amico o un nemico. Quest’ultimo punto trova la sua risposta nelle ultime battute della traccia “Magic Rebuild/Hand Underfoot - Suite” in cui, in maniera molto evidente, i contrabbassi suonano la marcia di Superman di John Williams: il Gigante è sulla terra per aiutare l’umanità… Come un supereroe.
Il vero cuore dell’intera colonna sonora, nonché il momento migliore del film, arriva invece quando il protagonista cerca di spiegare al Gigante che le anime non muoiono: “Souls don’t die”. Piccola nota di merito alla recente Deluxe Edition della score: è possibile ascoltare il brano appena citato in una versione molto intimista, con Michael Kamen al pianoforte ed Eric Clapton alla chitarra, che lascia intendere quanto amore abbia riversato il compositore nella partitura (un altro esempio è il brano “He can stay”).
Il compianto Kamen non manca comunque di descrivere anche il contesto in cui la storia è ambientata: l’America della guerra fredda, un paese sempre pronto alla battaglia raccontato con delle marce (“Hogarth in Car/Sting For FBI Man: Suite” e “The army arrives”), ma anche con nostalgia (“Amerika”). O di raccontare momenti molto cupi (“He’s a weapon”) o scherzosi, in questo caso, con un po’ di jazz (“Eating art”).
La OST de Il Gigante di ferro è stata un grande regalo del maestro Michael Kamen: una dedica a tutti quegli ascoltatori che, fin da bambini, hanno sempre sognato di vivere un'avventura straordinaria.

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