Everything Everywhere All At Once
Son Lux
Everything Everywhere All At Once (Id. 2022)
A24 Music
49 brani – Durata: 60’54”
Grazie a questa colonna sonora vengo a conoscenza della band electro-pop Son Lux e ne rimango affascinato. Il terzetto che la compone, Rafiq Bhatia, Ian Chang e Ryan Lott, scrivono il loro primo score per il film di fantascienza Everything Everywhere All At Once, che in USA è stato un campione d’incassi al box office, con protagonista la celebre attrice asiatica Michelle Yeoh nel ruolo di un’anziana immigrata che, suo malgrado, deve salvare il mondo da una catastrofe, esplorando universi paralleli. I Son Lux, nei quarantanove brani della partitura, esplorano tutta la loro palette musicale che li ha contraddistinti sin dagli esordi nel 2008 quando Lott – artista, cantautore e arrangiatore tra le voci autoriali più singolari degli ultimi anni – viene a contatto con il chitarrista Bathia ed il batterista Chang, ossia elettronica (con un orecchio a Vangelis), rock e new wave molto anni ’90, più nuove ambiziose sonorità tra ambient e new age d’annata. Ne viene fuori una colonna sonora di quasi due ore, alla quale hanno lavorato per più di due anni, che lisergicamente incanta traccia dopo traccia, con ospiti illustri quali Mitski, la nuova esponente del panorama indie-rock, in duetto con David Byrne, il più volte vincitore del Grammy Award André Benjamin ai flauti, Randy Newman, più alcune altre speciali apparizioni di notevole appeal. Tra pagine di pura elettronica sospesa tra atmosfere sperimentali e vocali cupe e diradate, con incursioni di archi dissonanti e gracchianti (“Switch Shoes to the Wrong Fest”, “Sucked Into A Bagel”) e melodie orientali che celano dubbiosità (“Wang family Portrait”) o angelicamente misteriche (“Let Me Go”, “I Love You”), si viaggia enfaticamente accompagnati da canzoni folk derisorie (“Now we’re Cooking’”), dove spicca Newman che si aggira tra le parti della sua Toy Story, a splendide ballate pop astratte (molto) in stile Talking Heads (“This Is A Life”) con duetto tra Byrne e l’incantevole Mitski, sino a toccare il vertice assoluto della score con “Fence”, con le “vocalizzazioni slanciate e multitraccia” di Moses Sumney, come definite fantasiosamente dalla rivista Rolling Stone.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2022