Porci con la P.38

cover porci con la p38Pippo Caruso
Porci con la P.38 (1978)
AMS Records/Cinevox Record/BTF Vinyl Magic
Lato A: 6 brani
Lato B: 7 brani
Durata totale: 30’10”



Ricordate Giuseppe Caruso detto Pippo, direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore siciliano, amico e collaboratore in tanti programmi televisivi del corregionale Pippo Baudo? Benché più noto per questo, Caruso (1935 – 2018) compose una dozzina di colonne sonore tra serie TV, teatro e cinema, compresa quella di Porci con la P.38 del 1978, unica incursione nella regia cinematografica di Gianfranco Pagani; mai pubblicata prima in precedenza, arriva ora nei negozi – in vinile 180g rosso - grazie al ritrovamento dei nastri originali negli archivi della Cinevox. Questa semisconosciuta pellicola a basso costo appartenente al filone “poliziottesco”, con virate nell’action movie filo-americano e nel film a tema “mafia”, uscì sul finire dei ‘70 quando il genere era ormai in crisi, e difatti il film ebbe minimi riscontri. Lo score è di ben altra fattura rispetto al girato, come accadeva spesso per lavori “di genere” quali, appunto, western e poliziesco all’italiana, che vantavano musiche originali notevolmente incisive ma non sempre in grado di nobilitare, nonostante il coinvolgimento di orchestre e musicisti di enorme caratura, la povertà delle immagini che accompagnavano. In Porci con la p.38 è immortalato un Pippo Caruso in forma compositiva smagliante, che sorprenderà i cultori. Benché figlia degli anni d’oro della disco/dance, la partitura è ancorata a uno stile per lo più funky-jazz vecchio stampo, con una melodia principale che cambia facilmente volto a seconda della sequenza alla quale fa da contraltare: nostalgicamente suadente in “In famiglia”, con quella tromba morbida alla Francesco De Masi; ritmicamente seriosa, alla Ennio Morricone e Riz Ortolani insieme, con quella spinetta in primo piano e la batteria dura con il piano a rinforzo su archi, fiati e ottoni eroici in “Il commissario Morris”; disco-funky sporcato da ruvidezze timbriche e ritmiche nell’agguerrito e dinamico “L’agguato al corriere”, con un violoncello rock in controcanto su corni e archi in gran spolvero che si inseguono freddamente, e la tromba che sul finire inneggia al tema in chiave malinconica; medesimo trattamento orchestrale in “La fuga con la bambina” e “L’inseguimento finale”; dissonanze alla Bernard Herrmann di Psycho nel brevissimo “Lo strangolamento” e alla Morricone sperimentale per i thriller di Dario Argento in “Overdose”; musica ballabile alla Barry White in “In discoteca”; sperimentazione ritmica in “Lo spinello”, “La droga uccide” e “Nel vecchio mulino”; chiosa con ripresa del coinvolgente motivo conduttore in “Titoli di coda”, un tema da ascoltare in loop.  

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 442 – Maggio 2022

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