The Northman
Robin Carolan e Sebastian Gainsborogh
The Northman (Id. - 2022)
Back Lot Music/Sacred Bones Records
43 brani - Durata 64’00’’

The Northman è il film del ritorno in sala del regista Robert Eggers, dove aver sconvolto il mondo con il suo The Lightouse. Anche con questo film non incontra il pubblico in punta di piedi, anzi lo fa con una pellicola imponente, massiccia, nonché meravigliosa, per il senso stretto di meraviglia che lascia negli occhi dello spettatore dopo la visione. E’ un film decisamente più lineare dei suoi precedenti, ma che vuole dimostrare, con una storia primitiva, l’essenza stessa primordiale del cinema, la suddetta meraviglia. A sostegno di questa pietra cinematografica doveva essere presente una colonna sonora potente, affidata a Robin Carolan e Sebastian Gainsborogh, quest’ultimo noto anche con lo pseudonimo di Vessel. Entrambi sono due nomi che si presentano ora nel panorama cinematografico, con un biglietto da visita, The Northman appunto, certamente significativo ed appassionato. Il profilo della colonna sonora è in nuce tribale, ma ricco di dissonanze e tappeti assolutamente contemporanei. La loro musica è un coltello che nelle due ore e mezza di film si avvicina sempre più all’orecchio del fruitore, tenendolo in allerta, costringendolo oltre che all’attenzione, alla tensione ed inasprendo il percorso di vendetta del protagonista. La potenza delle percussioni è sempre presente, a partire dal primo brano “Approaching Hrafnsey”: sono molto compresse e secche, tuttavia con un’innegabile impronta esotico-tribale, connotando il viaggio storico del regista. A queste si uniscono “pad” ricavati da strumenti ad arco distorti o tromboni che, sposandosi, invadono la sala di una massa sonora che non lascia spazio a pensieri. Esemplari in questo sono i brani “Last Teardrop”,“Escape” o “Storm at Sea Yggdrasill”. Come detto, a questa arcaica semplicità si fonde una contemporaneità rappresentata dalle dissonanze. La cantabilità tematica non è di certo la forza di questa soundtrack, uno dei motivi probabili però per cui la si ricorderà poco all’uscita dalla sala. Il mondo della melodia sicuramente lo attraversa, ma non ci si siede mai per far riposare lo spettatore. Avviene ad esempio con le cornamuse di “The land of the rus”, in cui gli strumenti a fiato intonano una melodia che però già nella sua seconda metà viene invasa e sovrastata di nuovo dal tappeto di dissonanze. I timbri nelle frasi melodiche sono sporchi e per lo più in registri bassi, come i violoncelli di “Blood Tree I” o di Burning Barn”. Rimarremo sicuramente meravigliati anche dalla cavalcata tematica di “Valikyrie” o dal forse unico breve attimo di quiete del brano “Hidden Valley”. Le cornamuse saranno molto presenti nel corso del film, in brani come “Iceland”, “Ravens Omen” o “The Games” a sottolineare il fatto che nei vari discorsi che affronta il duo compositivo, quello della coerenza etnomusicologica e del rispetto del linguaggio musicale cavalleresco non sono lasciati in secondo piano. Sin dai primi due brani Robin Carolan e Sebastian Gainsborogh ci tengono a spingere a forza, come fa anche la camera nelle prime inquadrature, lo spettatore nelle circostanze spazio-temporali della situazione che si va a raccontare. Il passo è quello della marcia, lento e cadenzato raccontato da cornamuse, violini poveri, percussioni antiche, corni e marranzani, con strumenti a fiato e a corde però che raccontano il lamento anche attraverso una ricerca di dissonanze più dei nostri tempi. L’armonia e la sperimentazione sonora dunque attraversano gli anni raccontati sullo schermo e arrivano alla contemporaneità. I due compositori descrivono una pasta sonora degna della musica concreta del ‘900 attraverso strumenti ad arco suonati nei modi meno canonici e percussioni metalliche stonate come nel brano “Entering the temple”. L’incrociarsi ed il fondere di questi timbri creano questa sorta di “pad”, che magari in un film di fantascienza sarebbe stato semplicemente il frutto di una sintesi elettronica, qui invece è in continuo mutamento con l’alternarsi di strumenti concreti, il cui cambio di altezza, di timbro o di intensità dà la sensazione di un reiterativo sforzo tensivo senza giungere mai ad una risoluzione. Da ricordare sarà sicuramente la mescolanza timbrica di “I will save your mother”, le grida degli archi in “I am your death” o l’incessante freddezza dello scampanellio metallico di “Blood tree II”. La ricerca sonora di The Northman tuttavia non rimane indifferente neanche a quello che è il centro della pellicola, l’uomo. La voce umana si evolve e si strumentalizza in tutte le sue sfumature, dagli acuti eterei di “Approaching Harfnsey”, “Seeress e “Ravens Omen” alla profondità maschile, quasi artificiosa, nei brani “Entering the temple” e “Mound Dweller”. La voce maschile si unisce anche in cori già melodici in “Daraugr” o “Hekis”, fino a giungere al canto divino in “Odin”. La voce rappresentata come elemento non umano, ma semplicemente strumento, come l’uomo rientra a pieno nell’animalesco; la voce è fischi in “Slave work” e in “Follow the vixen”, la voce è respiro e semplice parlato nel brano “He Witch”. Robin Carolan e Sebastian Gainsborogh con questa colonna sonora vogliono lasciare il segno al pari del film stesso, The Northman, un film la cui linearità dà motivo di vanto all’esecutore, per l’esemplarità con cui la mette in scena. Il viaggio del protagonista è seguito da un flusso musicale che sembra non interrompersi mai assieme alla sua sete di vendetta. Il The Northman musicale dunque per quanto percorra varie epoche musicali e sia la punta dell’iceberg di varie influenze risulta statico, ipnotico nella sua ripetività, non lasciando mai tuttavia attimi di stasi, racchiudendosi in un dinamismo che però lo riporta sempre al punto di partenza. La sospensione e lo spaesamento sono sicuramente l’epicentro e l’obbiettivo della poetica compositiva di Carolan e Gainsborogh in una OST che probabilmente non rimarrà nella mente dello spettatore, ma che senza dubbio la ricorderà per le sensazioni di turbamento incessanti nel corso di una vendetta lunga 2 ore e mezza di film.