Wampyr

cover wampyr vinile goblinGoblin
Wampyr (1979)
Cinevox / AMS Records LP OST 024
13 brani – Durata 32'25"



Nel 1976 il compianto George A. Romero realizza un horror che tratta di vampirismo “sui generis” intitolato Martin, dal nome del suo protagonista. Un ragazzo timido e riservato – interpretato da John Amplas - scopre che sulla propria famiglia gravita una maledizione secolare e che egli stesso è un discendente diretto di Nosferatu. Sconvolto dalla scoperta il ragazzo comincia a uccidere e bere il sangue delle proprie vittime…
L’opera di Romero, passata pressoché inosservata in patria, torna alla luce dopo la nota operazione Zombi – Dawn of the Dead, ovvero quel secondo capitolo di una personale saga romeriana sui sodali morti-viventi, che nel 1978 il nostro Dario Argento esporta in Italia apportandovi alcune modifiche nel montaggio - di fatto ne snellisce la durata - e utilizzando i Goblin per la colonna sonora, a differenza dell’originale che ricorre a musiche “library” da appositi cataloghi d’archivio (ma c’è da specificare che il regista americano utilizza anche alcuni dei celeberrimi brani gobliniani della “Argento’s Cut”, evidentemente graditi). Lo strepitoso successo dello splatter zombesco di Romero filtrato da Argento dà vita a uno scenario particolare.
Dapprima i distributori di Martin si rivolgono ai Goblin per affidare loro la colonna sonora originale della versione italiana. Il gruppo era reduce da un’altra operazione similare, avendo musicato pochissimo tempo prima l’horror australiano Patrick (Richard Franklin, 1978), con una partitura totalmente originale in sostituzione di quella autoctona del compositore Brian May (solo omonimo del chitarrista dei Queen). Nel caso di Martin anche lo score originale firmato da Donald P. Rubinstein è considerato di scarsissimo appeal per il pubblico nostrano. A questo punto si gioca sull’operazione di marketing richiamando il nome di Dario Argento, che a differenza di Zombi qui si rivela del tutto estraneo all’operazione (e l’errore persiste ancora oggi in parecchi scritti saggistici). Il montaggio italiano, caratterizzato da non indifferenti significanti narrativi che sbalzano, è affidato a Piero Bozza, già artefice materiale della versione Argento di Zombi. E anche il titolo è mutato nel più commerciale ed ammiccante Wampyr. All’operazione però i Goblin decidono di non partecipare attivamente in quanto già impegnati su altri lavori. Entra in gioco così la Bixio, responsabile fin dagli esordi del catalogo dei “folletti”, con la proposta di utilizzare significativi brani della band già editi. Alla fine dei giochi la formazione della band risulta essere quella storica: Simonetti, Marangolo, Morante, Pignatelli. Altro fattore significativo questo, dal momento che proprio in quel periodo la band stava assorbendo l’abbandono di membri storici e lo stravolgimento della line-up.
Si decide così di utilizzare composizioni da due album gobliniani non cinematografici: Roller del 1976 (che fa ricorso a tutti i sei brani della track-list) e Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark del 1978. Accolto da buon successo nelle nostre sale nel 1979, il film di Romero ha poi diviso la schiera dei fans negli anni successivi. C’è chi preferisce la versione originale, pur apprezzandone la colonna sonora italiana dei Goblin (meno il montaggio). C’è invece chi attribuisce proprio alle musiche del gruppo, seppur gradite in ascolto autonomo, l’assoluta incoerenza con le immagini. O magari chi ancora sceglie di netto la versione d’esportazione, senz’altro di gusto più “exploitation” e commerciale.
Per ciò che attiene alla pubblicazione discografica, all’epoca dei fatti la Bixio - Cinevox non pubblica alcun disco. Solo nel dicembre del 2014 l’etichetta rilascia un digital-album con 10 brani già editi, tratti dai due succitati lavori e in forma completa.
Ecco arrivare oggi una preziosa uscita in vinile ad opera della Cinevox in collaborazione con AMS Records con 13 brani in totale. A rendere davvero succosa questa pubblicazione è la formula “filmica”, bella abitudine che ha preso piede specie negli ultimi anni e che fa felici soprattutto certi completisti e ascoltatori “maniacali” di colonne sonore, grazie al fatto che essa diventa perfettamente aderente a quanto si possa vedere/sentire in un film. Quel ricorso alle composizioni in “film-version”, tagliate, ridotte o rimontate con la precisa esigenza di rispettare la cronologia e l’aderenza del binomio suono-immagini. Artefice dell’operazione tecnico-romantica è il lungimirante Fabio Capuzzo, autore di un poderoso libro-bibbia sui Goblin intitolato “Sette note in rosso” (2011, da avere assolutamente!) e già responsabile di mirabili lavori per gli score argentiani de L’uccello dalle piume di cristallo (AMS) e le film-version di 4 mosche di velluto grigio, Profondo rosso e Suspiria (tutte per la Death Waltz Record Company).
Tutte le composizioni del film sono intitolate con il nome primigenio, ma accompagnate da una parentesi che denota il momento narrativo in Wampyr. Si comincia con la celeberrima “Roller”, title-track dell’omonimo album, che accompagna i titoli di testa del film con un diverso montaggio musicale. Un brano di buona aderenza cinematografica, in quanto non solo una sorta di versione alternativa di “Profondo rosso”, quanto una composizione con una sua precisa anima immaginifica. Altra composizione tratta da Roller è “Snip Snap” (traccia 3), giocoso pezzo in odor di funky che fa ricorso all’inflazionato clavinet dell’epoca e commenta l’incontro tra Martin e Christine. Curiosamente questo brano faceva capolino anche all’interno della soundtrack di Patrick. Ancora dal succitato album arriva poi “Il risveglio del serpente” (traccia 4), elegantissimo pezzo composto da Simonetti ed espresso dal pianoforte con robusto sostegno della chitarra acustica di Morante. Perfetto per il romanticismo tragico che contraddistingue l’incontro tra il moderno vampiro e la donna di cui si innamora, Emily. Si procede con “Dr. Frankenstein” (traccia 5), usata integralmente per contraddistinguere un momento orrorifico e minaccioso, grazie all’uso di una chitarra elettrica aggressiva e una ritmica tagliente, oltre che di una seconda parte schizzata e parecchio effettistica. La successiva “Aquaman” (traccia 6) rispetta la propria denominazione presentando sonorità liquide che contraddistinguono ancora una volta il rapporto disperato tra Martin ed Emily. Si fa poi ricorso anche alla fluviale “Goblin” (traccia 8), seppur in una versione ridottissima (nell’album originale dura oltre 11 minuti) e che riprende essenzialmente la radice tematica elettronica che esalta il talento di tutto il gruppo, in cui ognuno dei membri si prende un proprio preciso spazio e armonizza sonorità esaltanti. Nel film è usata per descrivere l’inseguimento di una delle vittime di Martin e difatti diffonde una ritmica quasi da coevo “poliziottesco”.
Meno sfruttato risulta essere Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark, ma la ragione è squisitamente tecnica, in quanto trattasi di un concept-album, una storia di droga (il “bagarozzo” rappresenterebbe il rifiuto della società, cioè il protagonista tossico) in cui il gruppo si avvale del cantato “acido” del chitarrista Morante. Vengono pertanto utilizzati i brani più strumentali ed espunti dalle parti vocali, con la romantica “Le cascate di Viridiana” (traccia 2) che documenta le immagini della periferia di Braddock, scenario logistico dell’opera romeriana. Traccia tipicamente prog di ampio respiro ad esaltare tutta l’arzigogolata strumentazione. Ed ancora “La danza” (traccia 7), deflagrazione tastieristica ed elettronica che sfrutta una notevole ritmica serrata. Poi la similare – quantomeno nella parte utile all’accompagnamento delle immagini – “E suono rock” (traccia 9), che nel disco originale rappresenta la spettacolare chiusura, mentre qui si fa uso solo della parte iniziale, sequenziale ed ipnotica. Ultimo brano tratto dal Bagarozzo è lo stordente “Notte”, che fa capolino nei titoli di coda di Wampyr con un giro tastieristico “alla Simonetti” e in maniera del tutto sorprendente si appropria anche della parte recitata nel disco dallo stesso Simonetti, una sorta di demone (della droga) che pretende l’anima del povero Mark (un fine accostamento narrativo con gli eventi del film, dal momento che anche il vampirismo del protagonista Martin è vissuto come se fosse una terribile dipendenza-malattia moderna).
La traccia 10, intitolata “Wampyr Finale”, non è tratta dalle due fonti analizzate, ma risulta essere un brano del tutto originale appositamente composto per il film. Basta infatti confrontare il perfetto abbinamento tra gli stacchi sonori e le azioni compiute sullo schermo che documentano un impalamento del vampiro. La composizione era già apparsa in alcune compilation dedicate al gruppo nel corso degli anni.
Infine due chicche assolute – tracce 12 e 13 – dal titolo “Strange terminal” e “Royal road”, accreditate nei titoli del film a un misterioso Jodepres, che già a suo tempo il citato “cine-archeologo” Capuzzo aveva individuato nel compositore Aldo Salvi, musicista in orbita Cinevox (vedi Malamore, 1982). Finalmente questi due brani sono per la prima volta riesumati e campeggiano a chiudere il disco nel migliore dei modi. Un notevole incentivo all’acquisto ma anche e soprattutto l’augurio che si possano vedere sempre maggiori uscite in “film-version” di opere di gigantesco culto, quali tutte quelle che riguardano i leggendari Goblin.

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