Cinema City – Jazz Scenes From Italian Film

cover cinema cityAA.VV.
Cinema City – Jazz Scenes From Italian Film (2022)
Mafalda Minnozzi
MAMA Prod.Art.
14 brani – Durata: 54’32”



Sospiratamente dolce, melodicamente armoniosa, cinematicamente musicale toccando con la sua angelica vocalità le corde più profondamente emotive dell’animo. L’accurata cantante italiana Mafalda Minnozzi (classe 1967), di fama internazionale, esibendosi per lo più tra Brasile e Stati Uniti, torna alla ribalta delle scene musicali con questo album che profuma di jazz, di cinema, di Italia e di compositori che hanno reso grande la relazione inseparabile tra Settima & Ottava Arte con le loro note iconiche: Ennio Morricone, Nino Rota, Henry Mancini, Carlo Rustichelli, Stelvio Cipriani, Bruno Lauzi, Renato Rascel, Bruno Martino e Franco Califano con loro cavalli di battaglia.

Resi ancora più affascinanti, coinvolgenti e appassionanti da questa eccellente artista lombarda, seguita in questo nuovo progetto dal produttore e arrangiatore newyorchese Paul Ricci alle chitarre e da tre nomi illustri del panorama jazzistico brasiliano quali Tiago Costa al pianoforte, Sidiel Vieira al contrabbasso e Riccardo Mosca alla batteria. Potrete ben immaginare il risultato: un piacere che si protrae ascolto dopo ascolto.
“La dolce vita” dal film omonimo di Fellini apre il CD (uscito anche in digitale) in cui il melanconico e sfacciato pentagramma di Nino Rota nella voce della Minnozzi viene colorato da accenti beffardi, addirittura inserendo nella cover del celebre tema la famosa frase cult “Marcello come here”( anzi in italiano “Vieni, Marcello”): un fischio sbeffeggia e un flicorno soft inneggia (lo suona morbidamente e virtuosisticamente Graham Haynes, uno dei tanti ospiti d’eccezione dell’album), facendo sì che Mafalda si sollazzi jazzisticamente usando la sua voce come una tromba con sordina.
“Loss of Love” è tratto da I girasoli (1970) diretto da Vittorio De Sica ed interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni, con lo score di Henry Mancini nominato agli Oscar: la cantante di Pavia ne rispetta i canoni romantici con quella tenerezza timbrico-vocale che strugge dentro, con la chitarra e il piano in controcanto a rimarcare maggiormente le delicatissime nuance jazz che sembrano così essere sempre appartenute a questo meraviglioso leitmotiv del papà di Colazione da Tiffany e La pantera rosa.
“Metti, una sera a cena” di Morricone, uno dei suoi temi più belli e trascinanti di sempre, suona suadentemente bossa nova (già ampiamente coverizzato sotto questa coloritura sudamericana in altre occasioni) che la limpida voce di Mafalda intenerisce nei toni giocandoci amabilmente e facendocene innamorare ancora una volta.
“Love Theme” da Nuovo Cinema Paradiso di Andrea Morricone è jazz quasi improvvisato ma in realtà strutturato come un crescendo strumentale sempre più ricco nella sua evoluzione sonora, in cui a farla da padrone è il sax soprano di Dave Liebman e la voce della cantante diventa un inno muezzin all’amore e alla vita: una delle cover più ammalianti dell’album.
“Amapola”, una canzone del 1920 del compositore ispanico-americano José María Lacalle García che Morricone ha rinverdito in C’era una volta in America, si fa qui sofficemente sospirosa con il piano, le spazzole, il contrabbasso e il vibrante organo Hammond di Art Hirahara da perfetto contorno carezzevole.
“Amici miei” dal film omonimo di Mario Monicelli del 1975 con le musiche di Carlo Rustichelli danza valzeristicamente jazz con la voce da cantastorie angelicata e amara al contempo, dove la cornetta di Haynes sghignazza sarcasticamente e ammanta ancora di più di mestizia il tutto, con chiusura urlata di Mafalda come una lama di coltello abbacinante nella notte.
“Anonimo veneziano”, tema senza tempo e ‘cultissimo’ di Stelvio Cipriani, ancora con l’organo Hammond di Hirahara in controcanto, si distende lieve ma vitale nel suo andamento jazzato dai tempi ritmicamente dinamici, andando dritto al cuore dell’ascoltatore, sempre grazie alla Minnozzi che, eclettica, sa far sua ogni melodia con vigorie contraddistinte.
“E la chiamano Estate” di Bruno Martino, Franco Califano e Laura Zanin del 1965 è una delle più eleganti e romantiche canzoni italiche di sempre, usata in una miriade di film, che in questa performance, disseminata di tenere rimembranze jazzate, si incunea sotto pelle con la calda vocalità della Minnozzi che fa letteralmente falling in love l’uditore. “Nella fantasia”, versione canora del tema straziante “Gabriel’s Oboe” da Mission di Morricone, con il flicorno solista di Luca Aquino dolcemente cullante e descrittivo che fa da controcanto alla spiritualità soave della voce di Mafalda, partecipativamente emotiva (ma come non si fa ad esserlo con un tema del genere?).
“L’Appuntamento-Sentado À Beira Do Caminho” è una canzone composta da Roberto Carlos ed Erasmo Carlos (titolo originale in portoghese: Sentado à beira do caminho), con testo italiano di Bruno Lauzi, interpretata in origine da Ornella Vanoni, e anche questa utilizzata in svariati film, tra cui Ocean’s Twelve del 2004 diretto da Steven Soderbergh con George Clooney, Brad Pitt, Catherine Zeta Jones, Julia Roberts e Matt Damon. Mafalda è vibratile, emozionale, sorvolando a ritmo di samba un arrangiamento che solletica sensualmente chi lo ascolta.
La celeberrima “Arrivederci Roma” è un brano musicale che non ha bisogno di presentazioni: composto da Renato Rascel, con testi di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, è l’emblema di Roma e della sua tradizione canora, che la nostra cantante lombarda riesce a trasporre con quella sua inevitabile, inguaribile e romantica passionalità dolceamara tipicamente romanesca che da sempre la contraddistingue, che nel trombone di Jorginho Neto acquista una parvenza di imperativo cinismo che non ne svilisce la natura compositiva originaria.
“Nuovo Cinema Paradiso” di Ennio Morricone è pura e deliziante poetica jazz astrattiva con il solo di chitarra classica che scioglie gli animi più insensibili musicalmente e che la voce candida della Mafalda rinforza sentimentalmente.
“Deborah’s Theme”, ancora di Morricone da C’era una volta in America, in qualsivoglia versione lo si esegua resta sempre e per sempre uno dei temi nostalgico amorosi più ammalianti della Storia del Cinema, che in questa cover vocalizzata sino allo struggimento e accompagnata in punta di fioretto sa essere ancora più lacerante e commovente oltre ogni inventiva: bravi tutti e applausi di cuore.
Chiude il CD “Maturity” da Nuovo Cinema Paradiso del nostro compianto Ennio Morricone con una performance tra enfatica elegia vocale e jazz fusion improvvisativo, mescolando atmosfere alla Edda Dell’Orso alla massima espressione timbrica e un Quincy Jones d’annata al top level interpretativo.      

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