Fiorenzo Carpi – Pinocchio & More + Intervista esclusiva a Giuseppe Grazioli
Fiorenzo Carpi
Fiorenzo Carpi – Pinocchio & More (2022)
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi – Direttore Giuseppe Grazioli
Warner Music Italy 5054197129797
28 brani – Durata: 79’57”
Nel 2018, in occasione dell’uscita al cinema dell’ennesima trasposizione di Pinocchio, questa volta per la regia di Matteo Garrone, con Roberto Benigni nel ruolo di Mastro Geppetto, intervistai l’autore delle musiche, il premio Oscar Dario Marianelli, il quale alla mia domanda sull’influenza delle musiche di Fiorenzo Carpi scritte per lo storico sceneggiato di Luigi Comencini con Nino-Geppetto-Manfredi, siffatto affermò nostalgicamente entusiasta:
“Guarda, se mi metto a parlare di Carpi non smetto più… Qualche anno fa, grazie a sua figlia Martina, sono riuscito ad avere le scansionature di tutti i suoi manoscritti del Pinocchio. Non ti posso nemmeno incominciare a dire l’emozione di vedere i segni a matita fatti da Carpi dei primi abbozzi delle prime idee dei vari temi. Quei temi me li ero portati in testa per anni, nella memoria, ogni tanto li suonavo al pianoforte per le mie figlie: quando uscì il DVD della serie e l’ho riguardata insieme alle mie bambine, mi è sembrato che la musica che riascoltavo dopo tanti anni mi riportasse indietro un pezzo di me stesso. I temi di Carpi sono tutti memorabili, semplici ma raffinati e non scontati, c’è sempre un velo di malinconia mescolato all’arguzia leggera, e al mestiere consumato. […] Con Matteo ci siamo parlati quando aveva già girato diverse scene, e ci siamo “acchiappati” velocemente, mi pare. Il riferimento a Comencini e a Carpi era abbastanza inevitabile, e credo che per entrambi fosse ovvio quanto difficile sarebbe stato navigare una nuova versione che fosse fresca ma anche fedele all’originale di Collodi; e per me trovare una voce musicale mia, ma che da qualche parte contenesse un omaggio a Carpi, della cui musica sono innamorato da sempre.” Così, la potenza evocativa della poetica musicale di Fiorenzo Carpi resta indelebile in Marianelli e in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di assistere in prima visione alla sua messa in onda nel lontano aprile 1972, sceneggiato suddiviso in cinque puntate, per una durata totale di 280 minuti – molto più nitido di coloro che hanno scoperto questo capolavoro televisivo della Rai in anni successivi tramite visioni su VHS o DVD, perché, a mio modesto avviso, privati della fascinazione e dell’innamoramento del vedere le gesta di Pinocchio & Co. per la prima volta assoluta -; fu poi replicato, sempre in cinque puntate, in concomitanza del decennale della pellicola nel 1982 sempre su Rai Uno.
Allora, vi dico già che nel ’72 nacqui, quindi lo vidi per la prima volta nel 1982 quando avevo dieci anni e rimasi folgorato dalla colonna sonora di Carpi, oltre dalle magistrali interpretazioni di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (siculi come me), il Gatto e la Volpe, Gina Lollobrigida, la Fata dai capelli turchini, Lionel Stander, Mangiafuoco e in primis da quel grandioso e irraggiungibile Manfredi che interpreta il povero, malandato e intrepido Geppetto che ne vivrà di ‘ogni’ per salvare lo scapestrato, bugiardo ed egoista suo burattino di legno Pinocchio (Andrea Balestri) prima di essere graziato e divenire un bimbo in carne e ossa. E tutta quella “vena lieve dove il sorriso non riesce a nascondere l’allarme dei sentimenti traditi” di Carpi che non ha mai fatto perdere il ricordo – vedi Marianelli, il sottoscritto e tutta quella generazione che ha visto in TV lo sceneggiato – la manifesta in Le avventure di Pinocchio, così come descritto saggiamente e splendidamente dal critico Ermanno Comuzio nel suo dizionario “Colonna Sonora”, e la si può ritrovare in questa meravigliosa incisione ex-novo, in forma di suite o singoli leitmotiv, dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta ancora una volta dallo stimato Giuseppe Grazioli (intervistato in esclusiva in coda alla recensione).
Un album che scandaglia con profondissima ammirazione autoriale, dedizione assoluta ad una riesecuzione più che perfetta e una selezione diligente, ragionata con ricerche più che scrupolose e rigorose, una serie di composizioni tratte dal cinema, dalla tv e dal teatro – come descritto nel libretto a cura di Alessandro Turba, “rappresentative di cinquant’anni d’ininterrotto sodalizio drammaturgico-musicale con Giorgio Strehler” –; proprio quest’ultime il reale motivo d’interesse primario per far propria questa raccolta nel personale catalogo discografico di fruitori di colonne sonore (e non soltanto). Asserisco ciò, perché, pur nella loro performance impeccabile – parliamo sempre di una delle migliori compagini orchestrali italiche e di un direttore tra i più rinomati e appassionati del nostro Bel Paese –, con una ripresa sonora nitidissima e splendente, i sette brani della suite da Pinocchio, racchiudenti i temi e alcune pagine di commento principali dello sceneggiato comenciniano (“Viaggio in groppa al tonno”, “Geppetto”, “In cerca di cibo”, “Il gatto e la volpe”, “Lucignolo”, “La fata turchina” e “Partenza per le lontane Americhe”), li abbiamo ascoltati in un modo o nell’altro tante volte; al contrario le suite dei commenti teatrali – la “Goldoni Suite” (5 parti), la “Cirano Suite” (3 brani) e la “Piccolo Teatro Suite” (3 brani) – e quelle estratte dai film Marcellino pane e vino (sei pezzi) e Mio dio, come sono caduta in basso! (tre tracce), molto meno. Non tralasciando i cinque movimenti del “Concertino per violino e pianoforte” del 1946.
Il milanese Carpi (1918 – 1997), che ebbe a collaborare, tra gli altri, con registi quali il menzionato Comencini (Italian Secret Service, L’ingorgo, Incompreso), Malle (Zazie nel metro, Vita privata), Brass (L’urlo, La vacanza), De Seta (Diario di un maestro), Caprioli (Cuori infranti) e Mazzacurati (Notte italiana), dal 1947 fu assunto come compositore stabile al Piccolo Teatro di Milano, lavorando con registi e attori come Strehler, Valentina Cortese e Gianni Santuccio e poi, quando si trasferì a Roma, in vari teatri, anche con Gigi Proietti nel suo Cyrano de Bergerac dalla pièce di Rostand: questa sterminata quantità di composizioni teatrali è, come accennato poco sopra, la vera raffinatezza di questo CD: scritture che si fanno strazianti, melanconiche, pastorali, arcaiche, meste, liturgiche, barocche, quasi atonali e raggianti, con quelle affrante e intense parti solistiche di Luca Santaniello al violino, Carlotta Lusa e Vittorio Rabagliati al pianoforte in alcuni brani. Nella totalità del ‘sentire’ carpiano di questa ottima e impeccabile compilazione, ciò che risalta maggiormente sono il “Concertino per violino e pianoforte” (12’36”), di ‘hindemithiano’ equilibrio nella forma e nel dialogo tra i due strumenti (a detta di Turba) che come musica pura (non cinematica o teatrale) traspira atonalismo seriale e spigolose asprezze melodiche punteggianti una certa amarezza persistente. Addentrandosi nelle suite dalle opere di Goldoni (Trilogia della villeggiatura, Goldoni e le sue sedici commedie nuove e dalla pellicola Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano del 1969, diretta da Luigi Comencini), dai manoscritti del Piccolo Teatro (Estate e fumo, Platonov e altri e Nostalgia) e dal Cirano di Proietti, passando per gli score dei film sempre di Comencini Marcellino pane e vino e Mio dio, come sono caduta in basso! ciò che colpisce l’uditore più attento e sensibile sono tracce quali il valzer fanciullesco “Tema di Marcellino – Titoli”, la nenia mozartiana di “Tema della mamma”, il galop euforico di “Introduzione”, la lievità delle note centellinate in un adagio sospirante di “Vecchio Mondo”, la struggente cesellatura romantica di “Tema di Eugenia”. Oltremodo sarebbe un torto non citare tutti i brani di questo CD che sanno esprimere tutta la polivalenza compositiva di Carpi che l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da Giuseppe Grazioli sa far propri e riproporre con ammirevole e ammirata bravura.
Nel libretto sono riportate le parole della figlia di Carpi, Martina, la quale sottolinea un sacrosanta verità, che per troppo tempo ha relegato la figura paterna in una sorta di dimenticatoio cultural-popolare (consapevole o no, questo non lo possiamo certificare!), che album-tributo sopraffini come questo siamo speranzosi riescano nell’intento di farlo conoscere ad un più vasto pubblico, com’è giusto che sia: “Quello che ancora oggi sta pagando mio padre Fiorenzo Carpi è di non avere mai avuto un’immagine pubblica. Sia per la sua innata timidezza, ma anche e soprattutto per un senso profondo della vita e dell’arte che rifugge l’esteriorità. Il suo vero linguaggio è sempre stata la musica”.

Intervista esclusiva a Giuseppe Grazioli:
Colonne Sonore: La prima domanda che mi sovviene da farti, forse la più banale, è: ora che con questo splendido album hai sondato una parte del repertorio compositivo sia filmico che teatrale di Fiorenzo Carpi, quale ritieni sia la sua peculiarità musicale più predominante e perchè?
Giuseppe Grazioli: Mi sembra che Fiorenzo Carpi sia uno dei pochi compositori con una solida preparazione classica (studi molto seri in conservatorio con Ghedini) che non abbia mai avuto né paura né vergogna di «sporcarsi le mani» con le canzonette, la musica folk, il jazz, il ballo liscio, gli strumenti ingiustamente definiti «poveri» come la chitarra, il flauto dolce, il mandolino o la fisarmonica. Direi un vero democratico della musica, ogni suono ha diritto di esistere. Questo fa di lui un camaleonte capace di trasformarsi in tanti compositori diversi... ma è sempre Fiorenzo Carpi!
CS: Nel registrare queste nuove esecuzioni di Carpi sul podio della sempre smagliante Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, che tante volte hai diretto sia dal vivo che in incisioni discografiche sia cine-musicali che classiche, cosa hai tolto e cosa hai aggiunto (se così possiamo semplificare) alle orchestrazioni delle partiture originarie?
GG: La suite di Pinocchio è stata creata appositamente per l’Orchestra Verdi dandole una struttura più «sinfonica» ma preservando i colori originali della musica per lo sceneggiato. Le musiche di scena sono state recuperate dagli archivi del Piccolo Teatro senza toccare nulla della strumentazione originale. Giulio Luciani ha però fatto un gran lavoro per dare la possibilità di ascoltarle separatamente dalle varie pièces teatrali, evitando quindi inutili ripetizioni, sospensioni, tagli bruschi che mal si sopporterebbero in una registrazione discografica. Lo stesso discorso vale per le musiche cinematografiche dove io personalmente ho scelto quei temi che servissero a ricordare il sound del film ma senza rinunciare ad una logica musicale: alternanza di movimenti veloci e lenti, cambiamenti logici delle tonalità, varietà nella strumentazione, etc. E poi c’è il concertino, brano di musica «pura» dove ovviamente non c’è stato bisogno di intervenire.
CS: Qual è il brano o la suite che vi ha messo più a dura prova nella sua riproposizione e incisione dell'album?
GG: A parte le difficoltà tecniche, brillantemente superate dall’orchestra, per me la difficoltà maggiore è stata quella di recuperare l’innocenza della poetica di Carpi. Molte delle sue melodie devono scaturire da quella semplicità che ognuno di noi ritrova quando anziché cantare, fischietta! E credetemi che per un musicista classico non è così scontato, così come probabilmente è stata una vera conquista per lo stesso Carpi.
CS: Qual è l'eredità di Fiorenzo Carpi alla Musica, e non mi rieferisco solo quella per immagini?
GG: Carpi ci lascia il coraggio di non aver seguito le mode o i facili intellettualismi dei suoi colleghi contemporanei e sono sempre più convinto che chi non è mai andato alla ricerca di una temporanea approvazione rimane poi nella storia della musica.
Un ringraziamento particolare e speciale a Donatella Buratti per aver reso possibile questa intervista e al Maestro Grazioli per la sua amicizia storica con la nostra testata e la sempre sincera e cortese disponibilità.