Oggi a me … Domani a te!
Angelo F. Lavagnino
Oggi a me … Domani a te! (1968)
Digitmovies CDDM 140
14 brani – Durata: 44’08’’

Oggi a me… Domani a te! è un bel western all’italiana girato da Tonino Cervi nell’insolito e suggestivo paesaggio autunnale di Manziana (Roma) utilizzando un cast internazionale di buon livello comprendente William Berger, Bud Spencer e Tatsuya Nakadai, attore giapponese qui impegnato ad interpretare il ruolo del villain Elfego, abile spadaccino. Per le parti musicali il regista si è affidato all’inventiva di Angelo F. Lavagnino, compositore che ha lungamente e proficuamente frequentato l’universo degli spaghetti western (più di venti sono i titoli al suo attivo) e che oggi, come del resto molti altri suoi colleghi, sta attraversando un periodo di riscoperta.
Il CD in questione amplia e completa un’edizione antologica francese risalente agli anni Ottanta, che presentava solo poche sequenze della OST. A parte l’omonimo tema principale abbastanza scanzonato e di evidente derivazione americana, alcuni brani da saloon (“Allegro saloon” e “Valzer saloon”), un intermezzo romantico (“Ricordo di un amore”) e una marcia militare spiritosa (“Marcia di O’Bannion”), Oggi a me… Domani a te! è uno score prevalentemente basato su musica drammatica di puro commento per archi, fiati, organo elettrico, percussioni varie e xilofono, e orientata a puntualizzare la suspense o l’azione. Lavagnino può così sfoderare la sua inventiva nella sperimentazione formale ed espressiva, giocando con sonorità quasi psichedeliche che portano via via al delinearsi di atmosfere visionarie, indefinite, ossessive. La presenza di Tatsuya Nakadai inoltre ha in parte influenzato le scelte timbriche: qua e là si coglie la presenza di alcune note percussive ottenute forse con uno strumento tradizionale giapponese (potrebbe trattarsi di un koto). Il risultato è un insieme di arabeschi sonori indubbiamente funzionali alle immagini di cui costituiscono il controcanto emotivo, ma anche tali da rendere a tratti arduo l’ascolto avulso dal contesto filmico.
In definitiva, non siamo di fronte a mio avviso alla miglior prova del Maestro per quanto riguarda il genere: pur tenendo conto del fatto che l’astrattismo musicale è una peculiarità dei suoi western, in altre situazioni - ad esempio per film come Sfida a Rio Bravo (1964), Johnny West il mancino (1965), Vendetta per vendetta (1968), Requiem per un gringo (1968), Uno straniero a Paso Bravo (1969) - egli ha potuto meglio dimostrare la sua grande personalità alternando i brani di sottofondo a temi principali memorabili.