Dio perdoni la mia pistola & Anche per Django le carogne hanno un prezzo

cover_dio_perdoni_la _mia_pistola.jpgVasco Vassil Kojucharov
Dio perdoni la mia pistola (1969)/Anche per Django le carogne hanno un prezzo (1971)
Beatrecords Company CDCR109
23 brani (14 + 9) - durata: 46'31"


 
Dopo dieci anni di silenzio la Beatrecords torna finalmente al western all’italiana. Se si eccettuano alcune ristampe e pochi titoli concessi in licenza ad altre case discografiche, l’ultima volta in cui l’etichetta romana aveva attinto allo sterminato patrimonio degli spaghetti western risaliva infatti al 2000, quando venne immesso sul mercato un disco contenente tre OST firmate da Lallo Gori.

L’attesa è ora ripagata da un ritorno in grande stile con due pregevoli partiture di Vassil Kojucharov - la prima delle quali scritta insieme a Elsio Mancuso - in un unico CD arricchito da un video intervista in formato mp4 al Maestro: Dio perdoni la mia pistola e Anche per Django le carogne hanno un prezzo. Dal punto di vista cinematografico si tratta di western minori diretti rispettivamente da Mario Gariazzo con Leopoldo Savona e da Luigi Batzella.
Kojucharov, musicista bulgaro di formazione classica ma italiano d’adozione, è conosciuto nella Penisola anche con lo pseudonimo di “Vasco” o di “Maestro Vasco”. In seguito ad alcune collaborazioni con Nino Rota, nei decenni Sessanta e Settanta scrisse un buon numero di colonne sonore per il cinema italiano di genere. Non indifferente è stato pure il suo contributo al western, nell’ambito del quale ha spesso lavorato a quattro mani appunto con Elsio Mancuso in un sodalizio professionale sancito dalla sigla “Vasco&Mancuso” che gli appassionati di certo ricorderanno. La Beatrecords ha già dato in passato un resoconto sufficientemente ampio della loro attività pubblicando Una lunga fila di croci (1968), Ad uno ad uno spietatamente (1968), Tre croci per non morire (1968) e Se vuoi vivere… Spara! (1967).
Fabio Babini, autore della suddetta intervista e delle note di presentazione del CD, definisce Dio perdoni la mia pistola come un’opera in sottrazione: il compositore evita «le ampollose orchestrazioni o le forzate atmosfere esotiche per lavorare su un aspetto più cerebrale, dove cioè sembra che lo score rifletta più le sfaccettature psicologiche dei personaggi piuttosto che le azioni che compiono». La canzone “A man called Texas”, accompagnata da un’orchestra discreta e da un continuum di armonica a bocca, funge da linea guida generale. Numerose sono infatti le riprese strumentali della stessa: per armonica sola (“Seq. 2”), per chitarra classica sola (“Seq. 3”), per chitarra elettrica e tromba su base orchestrale (“Seq. 7”, “Seq. 13”, “Seq. 14”). Le rimanenti tracce descrivono prevalentemente momenti di suspense e tensione, tranne un intermezzo burlesco per fiati (“Seq. 6”) e un episodio nostalgico per flauto dolce ed organo elettrico (“Seq. 12”).
Venendo ad Anche per Django le carogne hanno un prezzo, è sempre Babini a spiegare come la musica si concretizzi per masse sonore, «come un muro sorretto da archi nervosi e ottoni dal tono greve, da dove s’inerpica all’improvviso una melodia tex-mex, raddoppiata con enfasi da un’orchestra ispirata e un arrangiamento per tromba ed archi che ha il sapore di un concerto di Joaquin Rodrigo e la coesione che riecheggia Elmer Bernstein». Due sono i brani che meglio esemplificano tale analisi: mi riferisco a “Seq. 1” e a “Seq. 4”, entrambe caratterizzate dalla tipica ritmica galoppante.
Oltre a ribadire che le musiche sono veramente molto belle e vantano una certa eleganza formale, che cos’altro possiamo aggiungere? Dopo aver preso atto anche dell’ottima qualità delle registrazioni, dell’accuratezza della grafica e dell’originalità dei contenuti extra accessibili inserendo il disco in un PC, auguriamoci che la Beatrecords non ci faccia aspettare ancora dieci anni prima di rilasciare il prossimo western.


 

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