Pillole di Note: Focus sull’etichetta Frémeaux & Associés

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Frémeaux & Associés
La nostra rubrica ‘Pillole di Note’, ossia mini recensioni di alcune colonne sonore che variano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno differente.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta francese Frémeaux & Associés: (https://www.fremeaux.com/):

Maurice Jarre
Maurice Jarre – Bandes originales de films 1959 – 1962 (2022)
Frémeaux & Associés FA 5822
CD 1: 20 brani – Durata: 55’29”
CD 2: 20 brani – Durata: 43’38”
Il 29 marzo del 2009 si spense all’età di 84 anni nella sua dimora losangelina in California, dopo una lunghissima lotta contro un tumore, il compositore francese tre volte premio Oscar Maurice Jarre (Lawrence d’Arabia, Il dottor Zivago e Passaggio in India). Padre di Jean-Michel Jarre, noto pioniere della musica rock elettronica, e di Kevin Jarre, uno sceneggiatore cinematografico, il compositore nato a Lione in Francia il 13 settembre 1924, viene tributato in questo doppio CD con la proposizione di sue score dal 1959 al 1962, non dimenticando che egli è stato autore di colonne sonore celeberrime, oltre le succitate, quali Grand Prix (Id. – 1967) di John Frankenheimer, I professionisti (The Professionals, 1967) di Richard Brooks, Parigi brucia? (Paris brule-t’il?, 1968) di René Clément, Topaz (Id. – 1969) di Alfred Hitchcock, La caduta degli dei (1969) di Luchino Visconti, ancora Lean con La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter, 1970), Una stagione all’inferno (1971) di Nelo Risi, L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King, 1976) di John Huston, la miniserie Gesù di Nazareth (1976) di Franco Zeffirelli, Un anno vissuto pericolosamente (The Year of Living Dangerously, 1982), Witness – Il testimone (Witness, 1984) entrambi di Peter Weir, Max oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome, 1985) di George Miller, Attrazione fatale (Fatal Attraction, 1987) di Adrian Lyne, L’attimo fuggente (Dead Poets Society, 1989) di Peter Weir e Ghost – Fantasma (Ghost, 1990) di Jerry Zucker. Questa compilazione contiene le musiche originali per corti e film, partendo dal suo esordio nel lungometraggio con La fossa dei disperati (La tête contre les murs, 1959) che inaugura il suo fruttuoso sodalizio con il regista Georges Franju – Occhi senza volto (Les yeux sans visage, 1960), Piena luce sull’assassino (Pleins feux sur l’assassin, 1960) o Il delitto di Teresa Desqueyroux (Thérèse Desqueyreoux, 1962) – e proseguendo con l’inedito La génération du désert (1959) di Nicole Stéphane, Dragatori di donne (Les dragueurs, 1959) di Jean-Pierre Mocky, La mano calda (La main chaude, 1960) di Gérard Oury, Tra due donne (Recours en grâce, 1960) di Laslo Benedek, Il giorno più lungo (Le jour le plus long, 1962) di Ken Annakin e Andrew Marton, film bellico dove Jarre arrangia una marcia scritta da Paul Anka, L’uccello del paradiso (L’oiseau de paradis, 1962) di Marcel Camus, Il sole sulla pelle (Le soleil dans l’oeil, 1962) di Jacques Bourdon, Il delitto di Thérèse Desqueyroux (Thérèse Desqueyroux, 1962) di Franju e L’univers d’Utrillo (inedito, 1958) di Georges Régnier.
Se pensate al Jarre delle sinfonie epico-sentimentali-ariose delle partiture per David Lean o agli sperimentalismi neoromantici sinfo-elettronici di fine carriera, potreste rimanere delusi, perché il compositore che sentirete in questi due CD ha un respiro musicale ben lontano, con una prevalenza di leitmotiv, suoni, timbri e armonie che abbracciano differenti linguaggi, alcuni perfino assai azzardati e dissonanti sino alla scarnificazione del motivo stesso che diviene ascolto ostico, molto datato seppur curiosamente interessante materia d’analisi musicologica; vi sono anche forme tematiche danzanti (valzer, calypso, blues, ballad, etc. etc.) ed un uso parco nella strumentazione o nelle compagini orchestrali, ad ogni modo qui e là affiorante quel tematismo stilistico tipico di Jarre che rende questa selezione ricca di fascino e motivo di acquisto meramente collezionistico per i tanti fan del compositore d’oltralpe dalla fama internazionale.

Claude Bolling
Suite for Cello & Jazz Piano Trio (2022)
Yo-Yo Ma, cello
Frémeaux & Associés FA 557
6 brani – Durata: 48’13”

Per meglio comprendere chi sia stato Claude Bolling vi rimandiamo a questo nostro articolo redatto il giorno dopo la sua scomparsa, avvenuta il 29 dicembre del 2020 (leggi qui), qui preso in esame con un album extracinematografico ma molto cine-musicale nella sua essenza primaria. Questo CD, splendidamente registrato nel 1984 a Parigi da un giovane Yo-Yo Ma con il suo fidato violoncello nella stupefacente performance solistica di sei composizioni scritte da uno dei maggiori rappresentati della scena musicale francese, insieme a nomi illustri, ahinoi tutti morti, quali Michel Legrand, Francis Lai, Georges Delerue e, per fortuna, a l’unico ancora in vita, Vladimir Cosma, il compositore e pianista jazz di inconsueta bravura Bolling, che regala al musicista statunitense, nato in Francia da genitori cinesi, queste sei composizioni di una bellezza sconvolgente ascolto dopo ascolto, il quale negli anni a venire collaborerà con altri prestigiosi autori di musica applicata alle immagini, John Williams ed Ennio Morricone. Dei sei pezzi, quelli che risaltano di più all’orecchio per avvolgente e coinvolgente virtuosismo, sublime compostezza compositiva pur nella destrutturazione jazzistica che sta alla base di ogni melodia restituita su pentagramma con grazia dall’immensa genialità di scrittura bollingiana - Claude al piano, Marc-Michel Lebevillon al contrabbasso e Jean-Luc Dayan alla batteria-, sono “Concertante” (11’50”), “Ballade” (9’30”) e “Cello Fan” (6’45”), ma sarebbe uno sgarbo per le restanti tre clamorose tracce (“Baroque in Rhythm”, “Galop” e “Romantique”), perché, come scrisse nel 1984 il Washington Post recensendo questo album, trattasi non soltanto di “Momenti magici... È più come una scoperta: qualcosa che non sognavi sarebbe stato lì, ma nell'istante in cui l’hai sentito, hai sentito di averlo aspettato per tutto il tempo”. E non possiamo fare altro che concordare con questo giudizio e assicurarvi che acquistare questo CD è un dovere prima che un piacere, soprattutto se amate i grandi Temi e il Jazz come estetica musicale per renderli ancora più enfaticamente ammalianti e farci sprofondare in un sogno realmente più magico della magia stessa; effetto che solo la musica, la Grande Musica, può donarci (sentire “Ballade” per capire di cosa parliamo).