Terry’s Show

cover terry showLuca Perrone
Terry’s Show (Id. - 2022)
Records DK
26 brani – Durata: 26’20”



Largo ai giovani! Esordio nella colonna sonora di Luca Perrone, nostra conoscenza perché redattore di alcuni ultimi articoli per la nostra rivista web e collaboratore di alcune interviste e reportage video per “Soundtrack City”, promettente talento giovanile, con studi accademico-musicali alle spalle, che si cimenta con lo score del dramma tutto italico (a dispetto del titolo straniero), Terry’s Show. Storia del giovane Andrea, accusato ingiustamente di omicidio, il quale deve affrontare un processo nella speranza di esser scagionato, che viene aiutato dai suoi amici per risolvere tutta questa situazione spaventosa. Diretto da Matteo Ballarati e Federica Crippa ed interpretato da Daniele Marcheggiani, il film presenta una partitura che si divide tra pagine concitate e progressivamente sempre più angosciose e drammatiche come il sopraggiungere incessante degli accadimenti all’interno del film – il gocciolante incedere malignamente metallico e martellante di “La notizia dell’inganno”; il brano techno-pop action alla David Arnold in “Hackeraggio”; la traccia con uno scandire del tempo metronomico freddo e ansiogeno in “Il Quiz” che si rasserena con un motivetto pianistico nella seconda parte –, a momenti più tristemente astratti o sentimentalmente destrutturanti – la mestizia alla Ryūichi Sakamoto del “Prologo” con quell’adagio affranto per archi campionati; la giacchiniana-lostiana e orrorifica “Dal bar alla villa”; la gracchiante surrealtà sospesa di “Terry Show Apertura” con il compulsivo sopraggiungere del tema principale; la conclusiva “Terry’s Show Finale” con quel brillante leitmotiv portante, cadenzato ritmicamente, molto anni ’80, anche se dal timbro assai attuale, e ovattato nei suoi suoni campionati per archi sfarfallanti e chitarra elettrica hard e sporca, synth sospesi, tutto in levare a marcare quel senso di libertà che il protagonista desidera ardentemente; il “Tema di Andrea” per piano solo che affannosamente cerca di guardare avanti nella sua infinita tristezza leitmotivica; stesso trattamento del precedente pezzo, con archi luminosi aggiuntivi, in “Cos’è successo quella sera” –, virando in alcuni pezzi verso pagine eroicamente pop giovanilistiche (“La banda”) o dance (“Il piano della banda”), scendendo infine agl’inferi in modulazioni sonore da incubo, elettroniche anni settanta, quasi carpenteriane (“Il procuratore”, “La guardia”).
Uno score che denota professionalità e tanta preparazione nel suo giovane autore, e che fa ben sperare in più rosee, da qui in avanti, occasioni lavorative per Perrone, perché possiede le carte giuste per farsi valere nell’ambito della musica applicata alle immagini.  

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