Scream 1 - 2 - 3 - 4 - 5

Marco Beltrami
Scream Box Set 6 CD (2022)
Varése Sarabande VSD00401
CD 1: Scream (Id. – 1996)
25 brani – Durata: 63’42”
CD 2 Scream 2 (Id. – 1997)
32 brani – Durata: 77’01”
CD 3: Scream 3 (Id. – 2000)
29 brani – Durata: 46’49”
CD 4: Scream 3 (Id. – 2000)
20 brani – Durata: 49’38”
CD 5: Scream 4 (Id. – 2011)
37 brani – Durata: 77’35”
CD 6: Scream 1 – 2 – 3 – 4: Bonus Cuts and Extras (1996/2011)
23 brani – Durata: 37’22”

Bryan Tyler
Scream (Id. – 2022)
24 brani – Durata: 79’33”
Nominato due volte all’Oscar per Quel tremo per Yuma e The Hurt Locker, l’italoamericano Marco Beltrami (classe 1966) si è aggiudicato l’ASCAP Film and Television Music Awards (vinto ben 14 volte in carriera) per lo score di Scream 1 e 2 e una nomination agli International Film Music Critics Award (IFMCA) per Scream 2.
Il compositore newyorkese, dalla marcata inclinazione compositiva originale, sbocciato sullo schermo nel 1994 con un film di serie B sul kickboxing dal titolo Scontro mortale (Death Match, J. Coppoletta), è esploso proprio con il capostipite Scream nel 1996, fuoriuscito dalla fervida e seriale mente del compianto genio di Wes Craven, che diede la possibilità a Beltrami di farsi strada nel mainstream hollywoodiano, divenendo in breve tempo richiestissimo da molte produzioni, perché ritenuto la Nuova Voce Sonora dell’Horror/Sci-Fi/Thriller Made in USA – vedi le stupefacenti colonne sonore dal 1997 fino ai giorni nostri per Mimic, The Faculty, Il corvo 3 – Salvation, Dracula’s Legacy, Resident Evil, Blade II, Cursed, Underworld: Evolution, World War Z, A Quiet Place 1 e 2 e Fear Street 1 – 2 – 3 –.
Beltrami con la quadrilogia di Scream (in origine intitolato Scary Movie come i film demenziali che vennero a parodiarne le gesta del serial killer Ghostface successivamente) ricompensò il regista americano Craven (1939 – 2015), che aveva scommesso sul suo enorme talento musicale (azzeccandoci alla grande), con una serie di partiture che, facendo perno sui classici stilemi della scary music consolidati nel tempo, rinnovandone i canoni, hanno saputo accrescere di pellicola in pellicola la tensione e connessi colpi di scena degli avvenimenti sanguinari e sotterranei della, solo all’apparenza, quieta e ordinaria cittadina di Woodsboro e dei suoi, in primis, studenti liceali, tutti ebrezze sessuali e cognitive cinefilie nerd orrorifiche da far rimanere a bocca aperta perfino i più incalliti sapientoni cinematici del genere – in Scream da buoni espertoni nerd del cinema horror e slasher mai chiedere “Chi è?” o dire “Torno subito” perché non si torna più ‘vivi’ e mai confondere sequel con remake o prequel o newquel o requel perché si rischia di fare una fine ferale.
La trama portante della serialità grandguignolesca di Scream ruota intorno alla protagonista assoluta della storia, Sidney Prescott (Neve Campbell), la cui vita viene scompaginata, come tutto Woodsboro (che nome orrido per una cittadina, che proprio si merita tali atti truculenti! Scherzo, ovviamente!), da alcuni disumani e incomprensibili omicidi. A quanto pare (e non spoilero per chi ad oggi non ha ancora visto un solo fotogramma di questi cinque film) dietro questi crudeli assassinii c’è una persona che indossa una maschera di Halloween (denominato Ghostface), nato dalla penna dello sceneggiatore Kevin Williamson, il quale si è ispirato al vero serial killer Danny Rolling. Altri protagonisti di questi Scream a far ritorno, sino a che gli va di fortuna con Ghostface, sono il vicesceriffo Lenny “Linus” Riley (David Arquette) e la sua amata giornalista Gale Weathers (Courteney Cox). Poi di vittime al macello ne sono passate, interpretate, tra gli altri, da attrici e attori noti, quali Drew Barrymore, Rose McGowan, Liev Schreiber, Heather Graham, Luke Wilson, Sarah Michelle Gellar, Jada Pinkett Smith, Tymothy Olyphant, Patrick Dempsey, Carrie Fisher, Kristen Bell, Anna Paquin, etc. etc. etc. etc.
Come splendidamente e argutamente scritto dal critico cine-musicale Roberto Pugliese nel suo saggio “Wes Craven – L’artigianato della paura” (Lindau, 2014): “L’intero ciclo di Scream, che in realtà può abbastanza agevolmente venir letto come un unico film suddiviso in capitoli interdipendenti, si appoggia e si sviluppa su questo intricatissimo e nevrotico reticolato di apparati, nozioni, suggestioni, memorie e gag […]. Gli omicidi più efferati avvengono in un dinamismo caotico, cosparso di gag da cinema muto, cazzottoni, colpi in testa e goffi inciampi, in set ristretti e affollati di oggetti-trabocchetto, dove l’ingegneria sinfonica di Marco Beltrami (il giovane compositore lombardo trapiantato a Hollywood, allievo di Jerry Goldsmith e Luigi Nono e collaboratore assiduo di Craven nell’ultimo quindicennio) si esplica in tutta la propria terroristica e sperimentale potenza attraverso i celebri stinger, i fulminei e violentissimi effetti soprassalto sonoro sincronizzati con gli agguati”. Difatti e propriamente, come fantasticamente approfondito da Pugliese, gli score beltramiani sono a tutti gli effetti un concentrato di mickeymousing aggredente, turbante e magmaticamente ostacolante, tra sinfonismo ed elettronica, soltanto a tratti fintamente immobile visto che dietro l’angolo il pentagramma ci ricorda subitamente di essere in un film horror nel film horror, metacinema alla quintessenza, in cui le note devono ricercare, per citare sempre Pugliese il ‘fulmineo e violento soprassalto’ per farci venire il coccolone immediato.
L’etichetta americana Varése Sarabande ci stupisce ancora una volta mettendo alle stampe, dopo tante edizioni più o meno complete e deluxe di ogni singola colonna sonora, un’incredibile e succulenta versione box set da 6 CD, tutti con le versioni estese degli Scream: un CD con la prima score, la seconda e la quarta e due CD con la terza, più un sesto compact disc con contenuti bonus extra dai quattro capitoli (perfino le musiche originali di Kevin Mathei, orchestratore di Beltrami, per le sequenze del film nel film Stab che i protagonisti nella pellicola 2 vedono al cinema tratto dagli avvenimenti nefasti avvenuti a Woodsboro nel primo capitolo), e finalmente il brano “Cassandra Aria” di Danny Elfman che commenta la prova dell’opera teatrale al campus universitario nel secondo film della serie, quindi cosa chiedere di più?
Tra l’altro questo box set contiene i sei CD cartonati all’interno di un grande cartonato a sua volta che aperto raffigura la maschera di Ghostface: che libidine, anzi doppia libidine, libidine coi fiocchi come diceva Jerry Calà!
E, in primis, ascoltando le partiture integrali di questi quattro film ci si rende conto ancora una volta di più di quanta energia e perizia compositiva vivano in Beltrami, confermata in altri lavori al di fuori del genere horror che lo ha reso celebre: ad esempio Hellboy, Die Hard – Vivere o morire, Segnali dal futuro, Snowpiercer, Gods of Egypt e Logan – The Wolverine. Vi svelo una piccola curiosità, che credo già saprete se siete seri aficionados di Scream: nel secondo film appare come tema ricorrente, soprattutto quando entra in scena il vicesceriffo Linus, il leitmotiv di Hans Zimmer da Nome in codice: Broken Arrow del 1996 di John Woo con Christian Slater e John Travolta. Sicuramente usato come temp track è poi rimasto nel film e anche apparso nei seguiti. Fidato collaboratore sin dagli esordi di Beltrami, Buck Sanders figura come compositore addizionale in quasi tutti gli album.
Brian Tyler, a sorpresa, viene interpellato a musicare il quinto capitolo della saga di Scream che in realtà viene chiamato solo Scream, visto che perfino i protagonisti di questo ennesimo capitolo lo definiscono (ricordate il Metacinema di cui sopra?) non un sequel, nemmeno un prequel, ancor meno un remake, bensì un requel quindi informalmente noto come Scream 5. Ci avete compreso qualcosa? Nemmeno io, non vi preoccupate, anche perché non se ne sentiva proprio il bisogno di questo quinto film, dopo, tra l’altro una soddisfacente serie tv di qualche anno fa che aveva portato la serialità craveniana e williamsoniana ad un vero punto di svolta, dopo il deludente quarto film. Stavolta questo requel, ossia un ligio seguito del primo film da cui tutto ebbe inizio, rispetta le regole formulate per sopravvivere ad una pellicola horror slasher. In questo frangente assai più splatter dei film precedenti, tiene bene il ritmo ma non aggiunge nulla di nuovo alla saga, anche se fa piacere ritrovare i protagonisti storici dei primi 4 capitoli. Lo score di Tyler è funzionale ai vari colpi di scena spietati e alla trama che risulta essere un po' ingarbugliata, con alcuni temi sinfo-elettronici che strizzano l’occhio agli stilemi arcinoti dei film ‘de paura’ con glissandi, stinger, rarefazioni, crescendo al cardiopalma, stilettate degli archi e furibondi inseguimenti degli ottoni per far saltare dalla sedia dallo spavento. Brani edificanti: “New Horizons”, “Ring Ring”, “Hospital Visitor” e “Ghostface”. Nulla di nuovo all’orizzonte ma pur sempre efficace fuori dalle immagini e dentro al film. E non si cita mai il lavoro pregresso di Beltrami, che può essere anche ammirevole, per non cadere in duplicati sonori.