Two Mules for Sister Sara

cover two mules for sister saraEnnio Morricone
Gli avvoltoi hanno fame (Two Mules for Sister Sara, 1970)
La-La Land Records LLLCD1526
CD 1: 21 brani
CD 2: 11 brani
Durata totale: 1:33:21


 
Film interamente americano girato in Messico da Don Siegel in cui però diverse sono le prove dell’influenza di ritorno esercitata dal western peninsulare: la scelta di un attore iconico come Clint Eastwood, i riferimenti religiosi, la mai nettamente definita separazione tra bene e male, una certa vena di sarcasmo con acuti di cinismo, il messaggio terzomondista (solo di maniera) e, non ultime, le musiche di Ennio Morricone.
Anni Sessanta del XIX secolo, il Messico é agitato da fermenti rivoluzionari dopo che la Francia di Napoleone III, mossa da interessi coloniali e geopolitici, ha deposto il presidente della Repubblica messicana Benito Juárez e proclamato il Secondo impero messicano, offrendone la corona all’arciduca austriaco Massimiliano d’Asburgo. Il mercenario texano Hogan (Eastwood) salva Sara (Shirley MacLaine) dalle grinfie di tre bruti, prontamente fatti fuori. La donna, una prostituta travestita da suora, sta scappando dall’esercito d’occupazione francese perché impegnata a raccogliere denaro da devolvere alla resistenza juarista, mentre Hogan si è accordato con i ribelli per aiutarli ad assaltare un forte francese in cambio della metà dell’oro ivi depositato. Così i due decidono di proseguire insieme verso il presidio juarista di Chihuahua. A questo punto azione e commedia procedono all’unisono, grazie agli equivoci derivanti dalla finta identità di sorella Sara e dalle perplessità del rude Hogan di fronte agli atteggiamenti disinibiti della donna. Compiuta la missione e sconfitti i francesi, la coppia, ormai legatasi anche sentimentalmente, deciderà di spostarsi a San Francisco con il progetto di aprire un casinò.
Se il titolo italiano, desunto da una battuta pronunciata da Hogan all’inizio del film, attinge al lessico esplicito e greve dello ‘spaghetti’, quello originale in inglese appare più appropriato allo sviluppo della storia: dei ‘due muli per sorella Sara’, l’uno – poi barattato con un asinello – è l’animale in groppa al quale viaggia, l’altro è Hogan stesso, apostrofato con il soprannome di «mister Mule» per la sua cocciutaggine.
In occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita del film, l’etichetta La-La Land, attingendo agli archivi Universal Studios, ha pubblicato questa edizione in un doppio CD dal ricco programma. Il primo disco raccoglie, oltre a sei versioni film, materiale inedito o inutilizzato; il secondo eredita la scaletta di un vecchio vinile a 33 giri alla quale Morricone volle aggiungere quattro tracce appositamente incise e quindi senza nessun legame con le sessioni ufficiali.
Il Maestro, coinvolto in una delle sue prime occasioni in produzioni nordamericane, non si discosta dal suo abituale approccio al western definito lavorando con Sergio Leone e con altri registi italiani: il sacro convive con il profano, la solennità con l’ironia, i timbri non convenzionali e gli stili popolareschi con quelli classici d’area colta.
Il rustico e beffardo tema principale, “Main title (film version)”, che esordisce in parallelo ai titoli di presentazione, é una summa di questo modus operandi. Parte in sordina con intreccio tra fagotto e flauto traverso, e ritmica in arpeggio di banjo e chitarra acustica; si complica poi con l’inserimento di altri legni (nel complesso vengono impiegati pure oboe, ottavino e flauto dolce), che a un certo punto imitano il raglio dell’asino, e di versi umani nasali (forse eseguiti dallo stesso compositore); raggiunge il culmine con l’apporto degli archi. Il principio caro a Morricone di attivare nel western cinemusicale una sensazione di primitivismo, di ritorno alla natura é qui confermato. Lo capiamo anche da un interludio in cui i legni in contrappunto cantano come uccelli, mentre scorrono, sempre durante i titoli, panoramiche su luoghi selvaggi. Molteplici le ripetizioni successive, con minime varianti e spesso comprensive dell’interludio naturalistico: “Two mules theme”, “Two mules theme (reprise)”, “End title theme”, ma anche le prime parti di “The french are coming”, “Up that tree” e “La cantina”, e le seconde di “Sara’s sister”, “La cueva” e “Trestle”. Lo riprendono anche due dei suddetti brani scritti da Morricone per l’album e non per il film: “The braying mule”, usato da Quentin Tarantino in Django unchained (2012), e “The cool mule”.
Alla finta sorella Sara è invece dedicato un modulo musicale disseminato qua e là nella partitura, anche lungo il tema principale. Si tratta di un coro muliebre fortemente spiritualizzato, che, su base organistica, declama in forma di litania due versi in latino del Padre Nostro: «Et ne nos inducas in tentationem / sed libera nos a malo». La scelta di questo stralcio della preghiera non appare neutra ma é riferibile a due aspetti del soggetto: il primo verso allude all’interazione tra Hogan e Sara, casta per forza di cose, ma non immune da reciproca attrazione; il secondo é focalizzato sulla mentalità popolare (e dunque anche dei due protagonisti) che percepisce il regime di Massimiliano d’Asburgo sostenuto dalle truppe francesi come male assoluto da debellare. Il tema di Sara è udibile anche nella prima parte di “Sara’s a sister”, intervallata da fraseggi d’organo e sfregamenti di güiro, in “A time for miracles”, dove sfocia in un intermezzo solenne per archi e chitarra classica, nella brevissima “Hogan kisses Sara” con gli archi al posto dell’organo. Una preziosa versione di durata superiore ai cinque minuti é quella pensata da Morricone per il vecchio vinile: nel CD é erroneamente intitolata “Night on the desert”, mentre sull’LP era indicata come “Sister Sara’s theme”. É in pratica uno studio per chitarra classica, percussioni e sonagli, sul quale i flauti riprendono la melodia portante.
Un punto nodale della partitura è il tipico tema deguellizzante da appuntamento col destino, curiosamente affidato al corno inglese anziché alla classica tromba e talvolta risolto in alcune sequenze scalari sui registri acuti e gravi di una chitarra classica o acustica con un filo d’archi in sottofondo. Vedi in proposito “The swinging rope” sezione conclusiva, “Night in the juarista cave” sezione conclusiva, “Colonel dies” (in realtà sincronizzato sulla morte di un miliziano juarista) e “La cantina” (armonizzato per chitarra classica sola). Il pezzo, confezionato in un arrangiamento dedicato con ampie battute per chitarra flamenco ma anche con flauto, marimba e corno inglese, compariva nel disco originale col titolo di “Night on the desert” (nell’attuale edizione ribattezzato “Two mules for sister Sara”). Dal canto loro, “The swinging rope” prima parte ed “Arrival at the church” contengono un episodio di raccordo molto ritmico con legni e ottoni pesanti ed arpeggi di banjo.
Le situazioni belliche sono invece descritte ricorrendo ad un motivo minaccioso diversamente arrangiato a seconda dei contesti, in chiave etnica in un caso, classico nell’altro: “Yaqui go home”, per l’attacco degli indiani, utilizza a fianco dell’impianto orchestrale tamburi tribali e chitarra elettrica  distorta, fino a spegnersi a partire dal momento in cui Sara riesce a far desistere i pellirosse ostentando un crocifisso; “The battle”, per gli istanti precedenti allo scontro tra juaristi e francesi, sfrutta tamburi militareschi, schiocchi di frusta e trame d’archi e fiati più marcate.
Infine, la suspense si traduce in varie invenzioni: dissonanze per archi e chitarra elettrica distorta (“Hiding in the ruins”, “Hiding in the ruins again” e “The swinging rope” parte centrale); archi in tremolo con ricami di legni e chitarra acustica (“Dynamite”); dissonanze orchestrali e tamburi militareschi (“The french are coming” seconda parte); archi in tremolo più accordi di chitarra elettrica distorta coi legni a rifare il verso agli uccelli (“Up that tree” seconda parte); dialoghi tra archi e fiati organizzati in senso ascendente (“Trestle” seconda parte); dissonanze per archi più percussioni ed effetti elettronici (“Sara’s ruse”).
Bisognerà attendere a lungo, fino a The Hateful Eight (2015) di Quentin Tarantino, per vedere Ennio Morricone di nuovo alle prese con composizioni originali per un western americano.

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