Pillole di Note: Focus sull’etichetta Varése Sarabande

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Varése Sarabande
Torna la nostra rubrica ‘Pillole di Note’, di cui sapete correttissimamente le qualità, ossia mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che si contraddistinguono dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta americana Varése Sarabande: (https://www.varesesarabande.com/):

Jerry Goldsmith
Due sconosciuti, un destino (Love Field – 1992)
Varése Sarabande VCL 0821 1216
32 brani - Durata: 72’57”

Jerry Goldsmith che è stato un compositore di altissimo livello e grandissimo sperimentatore e avanguardista della Film Music (come il padre della Musica Applicata alle Immagini Bernard Herrmann), a differenza di John Williams, logicamente altrettanto autorevole e di altissimo spessore compositivo, però più ancorato ad un sinfonismo classico che ha fatto grande la Hollywood della Golden & Silver Age e che ha saputo ‘resuscitare’ nel momento più impensabile (i ’70 – ’80), forse viene ancora (e ingiustificatamente) messo in secondo piano rispetto al cinque volte premio Oscar creatore di note ultra celebrate e celebri quali Star Wars ed E.T., perché, ahimè, la notorietà da sempre si accompagna ai titoli in curriculum. Goldsmith ha avuto film importanti ma non così noti da entrare nell’immaginario collettivo, così prepotentemente come quelli dell’amico e collega Williams: il compositore californiano (1929 – 2004) con un Oscar all’attivo (Il presagio) e 41 vittorie e 89 candidature, un carnet di oltre 250 film e telefilm, se lo si vuole ricordare, si devono menzionare le colonne sonore della saga di Rambo (i primi tre film), Gremlins, Star Trek (ben 4 film e la sigla della serie Voyager), Alien e Basic Instinct. Ha scritto, come molti altri suoi colleghi, una miriade di score per film cosiddetti minori, o comunemente non rientranti nella categoria blockbusters, che Goldsmith ha musicato in abbondanza, e questo Due sconosciuti, un destino di Jonathan Kaplan del 1992 con Michelle Pfeiffer (nominata all’Oscar e Golden Globe per il miglior ruolo) e Dennis Haysbert ne è un dignitosissimo esempio: scossa dall’assassinio del presidente Kennedy, l’hairstylist di Dallas Lurene Hallett sale a bordo di un autobus per il funerale che avverrà a Washington, e in cammino incontra un padre di colore, altrettanto sconcertato dal medesimo accadimento, e sua figlia che influiscono considerevolmente sul suo viaggio.
Un dramma esistenziale e politico che Goldsmith commenta con la solita innegabile bravura, infilando un tema melanconico sentimentale, che torna variato molte volte, “Family Album” (sentite che variazione strappalacrime in “You Win” e nel superbo “Togheter Again”), e alcune pagine d’azione tensive (“The Assassination” e la lunga “The Motel”), con composizioni aggiuntive solo pianistiche blues-folk di Bill Payne che chiudono questa versione estesa che copre, come sempre nell’autore de Il vento e il leone, Air Force One e La mummia, le molte mancanze del CD originale, che conteneva soltanto 28’ di musica su 9 brani a differenza dei 32 pezzi di questo album. Che desiderare di più? Altre e molte versioni estese di partiture goldsmithiane che sono sempre una boccata d’aria fresca e nuova nel marasma delle attuali colonne sonore (per buona parte) tutte copia e incolla senza un’idea una originale.

John Frizzell/James Newton Howard
Dante’s Peak – La furia della montagna (Dante’s Peak – 1997)
Varése Sarabande VCL 0821 1217
CD 1: 20 brani - Durata: 59’55”
CD 2: 21 brani – Durata: 63’33”

Vincitori del premio ASCAP Film and Television Music Awards come miglior colonna sonora, lo score per Dante’s Peak – La furia della montagna di John Frizzell e James Newton Howard, due compositori assai navigati nell’ambito film catastrofici e fantasy-action-sci-fi di genere – vedi le partiture super adrenaliniche e dal forte e immediato impatto uditivo quali (del primo) Alien - la clonazione, Nave fantasma, I 13 spettri e Legion e (del secondo) Waterworld, Hunger Games, King Kong e Animali fantastici – è un magmatico (battuta migliore non potevo fare!) – data la trama in riferimento ad un Vulcano dormiente che si risveglia furiosamente con tutte le conseguenze che si possono ben immaginare –, andirivieni di pagine orchestrali al calor bianco (anzi rosso fuoco in questo caso, scusate la seconda battuta ma proprio non potevo evitarla, anche in questo caso!), con un tema portante epicamente enfatico (“Main Titles”, “Trapped in the Crater” e “The Rescue”), scritto da Howard, che si inserisce con possente ingerenza nelle tracce di tutta la versione, finalmente estesa su due CD, di questo album con oltre due ore di musica precedentemente non realizzata e l’originale OST del 1997. La partitura, in realtà composta a più mani – oltre ai due succitati compositori vi sono brani co-scritti da Brad Dechter, Steve Porcaro, Jeff Atmajian e John Van Tongeren, collaboratori frequenti di John e James, soprattutto del secondo –, è costituita da una frequenza irrefrenabile di pezzi di commento, come accennato poco sopra, super adrenalinici e dalla tensione crescente e dedita all’effetto ‘shock’ continuo (il già citato “Trapped in the Crater” e “The Helicopter Crash”) che probabilmente rendono con il passare del tempo l’ascolto monotono. Quindi solo per appassionati incalliti di partiture ‘action’.

Graeme Revell
Il corvo (The Crow – 1994)
Varése Sarabande VCL 1021 1218
CD 1: 20 brani - Durata: 46’47”
CD 2: 20 brani – Durata: 53’31”
A chiudere questo trittico di recensioni della popolare etichetta Varése Sarabande, tutte colonne sonore targate anni ’90, uno score cult per un film altrettanto di culto, ovvero il celeberrimo, nel bene e nel male (purtroppo), data la morte accidentale sul set del giovane protagonista Brandon Lee (figlio di cotanto padre, re internazionalmente indiscusso del kung fu al Cinema, Bruce Lee), Il corvo – che ebbe ben due sequel nel 1996 (musiche sempre di Revell) e nel 2005 (score di Jamie Christopherson) di non altrettanta fama – con una partitura seminale da lì a venire, a detta di critici e fan, composta da Graeme Revell, molto noto nell’ambiente cine-musicale per le sue colonne sonore della saga di Pitch Black, di La bambola assassina 2, Strange Days e Dal tramonto all’alba.
Per questa score ha composto un leitmotiv lancinante per fascino emozionale, con quella sua apertura degli archi che profuma di angelico e lucente (“Birth of the Legend” e “Pain and the Shadows”), ottenendo il BMI Film & TV Awards, il Fangoria Chainsaw Awards e l’ MTV Movie + TV Awards per la miglior canzone “It Can’t Rain All the Time” (la celeberrima battuta “Non può piovere per sempre”), interpretata e scritta anche da Jane Siberry, finalmente presente in questo doppio CD della colonna sonora in versione espansa. Uno score che consta di elementi vocali solistici e corali elegiaci e celestiali (“The Tides of Sin”, “Pain and Retribution”) con la preminenza – reale punto focale della OST e trademark di Revell e delle sue innumerevoli partiture che hanno influenzato tanti colleghi e il loro modo di scrivere colonne sonore nel medesimo periodo e più in avanti – di strumenti etnici come il duduk armeno e lo shakuhachi, percussioni di vario tipo, chitarre elettriche (l’acida “Inferno”) e la tromba solista, nonché rarefatti synth. Il tutto a creare un climax musicale oscuro, pauroso (proprio tipico del film dell’orrore), compulsivo e malinconico che ben si addice alla trama arcinota della pellicola.