No.Vox Cinematic
Ghigo Renzulli
No.Vox Cinematic (2021)
Radical Roads Records RAD-C-1120
11 brani – Durata: 44’11”
Che Carica! Che Ritmi! Che Sonorità! Che Rock! Ghigo Renzulli, fondatore e compositore/chitarrista dei Litfiba, torna sulle scene con un album concettuale, solo strumentale, che fa vibrare inesorabile e prepotentemente il plettro della sua chitarra, come un ago della bilancia che soppesa note su di un pentagramma che palpita sfrenato, verso il mondo della musica per immagini. Idealmente concepito come una colonna sonora, che già dal titolo si può desumerne la fonte ispirativa, “No.Vox Cinematic”, altro non è che assenza di vocalità immersa in una quintessenza cine-musicale originale e coverizzata a farla da padrone, con lo stile inconfondibile di Renzulli e del suo sound dal marchio di fabbrica ben noto. Qui si rimescolano rock, metal, folk, new wawe, psichedelia pura, blues e calypso in un andirivieni di arrangiamenti, di nuove composizioni (in totale 8) e climi sonori che percuotono più di una corda emotiva e trascendentale dell’ascoltatore, che sa (e può) farsi trasportare in direzione di un universo cosparso solo ed esclusivamente di note suonate (interpretate invero) da fior fior di musicisti, tutti sotto l’ala protettiva di Ghigo: vecchi e nuovi interpreti virtuosissimi al basso, sintetizzatori, batteria, flauto, testiere, percussioni varie, chitarra elettrica ed acustica, pianoforte, sax contralto, chitarra flamenco, vibrafono in un incandescente peregrinaggio citazionista, primordiale e unico tra omaggi, novità compositive e glorie cinematico-musicali del grande schermo. I tributi sono tre, trasformati in altro con una verve performativa davvero brillante, e vanno dall’Hans Zimmer e Klaus Badelt dei Pirati dei Caraibi, che apre l’album, al Vangelis di 1492 - La conquista del paradiso (seconda traccia) al brano di chiusura Sin City dal film omonimo musicato da John Debney, Robert Rodriguez e Graeme Revell: il celeberrimo tema zimmeriano e badeltiano assume gradazioni alla Pink Floyd e Goblin sotto acido, assai prog e ipercinetico, con il flauto a primeggiare su basso, synth, chitarra elettrica, tastiere e percussioni furibonde, con una parte centrale che sembra ricordare il leitmotiv di Lalo Schifrin per la serie Mission: Impossible e il tema degli Zombi gobliniani mescolati ma non shakerati; il secondo tema del compositore greco premio Oscar per il Ridley Scott del 1992 suona ballabile calypso – d’altronde stiamo parlando della scoperta dell’America ancora indigena e selvaggia da parte di Cristoforo Colombo – con ovvi interventi ritmici e chitarristici flamenco ispanici; l’undicesima traccia, quella tratta dal tema del film visionario del 2005 scritto e diretto da Robert Rodriguez, Frank Miller e Quentin Tarantino come “special guest director”, è vibrante di atmosfere prog/rock/metal acidissime e ‘scary’ che provocano perturbazioni sonore di matrice carpenteriana sin dal primo ascolto e chiudono il CD con un pugno allo stomaco sonoro non irrilevante.
I restanti pezzi sono tutti originali di Federico Renzulli, alias Ghigo, tra cui “Il canto dei vivi”, un inno western rock patriottico molto prog nell’andamento, nel quale la cantabile chitarra elettrica del suo performer e autore è il reale punto focale del brano, culminante nella cornamusa finale ed epica suonata da Fabrizio Simoncioni; “Mission” di Renzulli e Gianluca Venier è un rock folk vitale alla Ry Cooder per i film action western di Walter Hill dove a cavalcare sono il sax contralto dell’eclettico Chris Pacini e il flauto di Tinkara Kovac; “La grande notte” con quella sua melodia molto orecchiabile, da ballata folk rock proprio nello stile Litfiba è (forse) il brano più memorabile dell’intero album; “Entr’acte” registrato dal vivo nel marzo 1977, anche questo dichiaratamente cinefilo sin dal titolo, come perfino (e di più) il successivo “Anatomia di un omicidio”, dedicato ovviamente a Duke Ellington, autore della colonna sonora del film omonimo del 1959 di Otto Preminger, sono due tracce ben differenti tra loro ma con lo sguardo appassionato rivolto al grande schermo del cinematografo fin nel midollo: gravida di sonorità tex mex acustiche, quasi lontane nel tempo e colme di rimembranze, la prima traccia, invece jazz e rock a braccetto la seconda in cui campeggia la chitarra elettrica di Ghigo con tutte le sue nuance interpretative; “Crocevia” abbina gli assolo della chitarra flamenco di Luca Imperatore ad una ballata pop rock morbidamente sensuale e sporca al contempo in un crescendo spasmodico; altro pezzo cinefilo ancora una volta nel titolo, “Jules & Jim” scritto con Antonio Aiazzi, è un gorgheggiante rock, classicheggiante nel portamento austero e sentimentale in egual misura; “Neumatrix”, ispirato alla saga di Matrix, chiude il giro dei pezzi scritti da Renzulli, con il motore a tutto gas, assai fast and furious, verso dinamiche metal rock senza limiti esecutivi.
Attendiamo al varco il secondo album di questo interessante ciclo concettual-cinematico!