The Order
Pino Donaggio
The Order (Id. - 2001)
Quartet Records QR415
19 brani - Durata: 53’27”

“Jean-Claude Van Damme è tornato... preparatevi a combattere!”. Prodotto dalla Millennium Films dell’israeliano Abraham Lerner e diretto da Sheldon Lettich, The Order confeziona divertimento, azione, arti marziali, inseguimenti da DNA action movie, con un sostrato di pretestuosa spiritualità che infarina il copione di Les Weldon e dello stesso protagonista Jean-Claude Van Damme, al suo ventiquattresimo film per il grande schermo.
Nei titoli di testa, l’ouverture musicale di Pino Donaggio ben esprime questa convivenza di umori e generi attraverso un quadro sinfonico-descrittivo assolutamente perfetto nel suo intento metalinguistico: i suoni “etnici” del flauto e le voci femminili vocalizzate dei primi secondi che preludono al contesto spaziale ove prende origine e si svolge gran parte del film (ovvero Gerusalemme) lasciano poi sfogo al tema orchestrale in una breve cellula trionfale sagomata con archi e cori, supportata dalle ritmiche, che soggiace all’apertura della camera sui paesaggi desertici e all’avvio del racconto in voice-over, con l’antefatto storico risalente al 1099. Interessante, dopo l’ingresso delle trombe a 1:32, la modulazione tonale a 1:43 che avviene in corrispondenza della sequenza che mostra i saccheggi dei crociati e trasforma il brano “Knights Templar” da sigla e ouverture a commento tensivo, con gli scuri rintocchi delle classi gravi degli archi e le urgenze delle classi medie e acute, sibilanti e destabilizzanti, anche con l’aiuto di richiami degli ottoni, confusi con gli effetti sonori interni delle azioni belliche dei crociati e delle loro vittime. Il racconto cambia ulteriormente tono quando Charles Le Vaillant, disgustato dalla carneficina perpetrata dai crociati, decide di fondare l’Ordine (ovvero The Order del titolo), una setta che univa i princìpi delle tre maggiori religioni dell’epoca, raccogliendo i primi seguaci. Nella successiva sequenza di violenza (ovvero quando i crociati raggiungono i discepoli dell’Ordine e massacrano sia loro che Le Vaillant) ci si aspetterebbe un ritorno dello score a dinamiche action-tensive e invece la scelta è per opposizione compensativa: gli accordi larghi, maggiori e distesi accompagnano il martirio di Le Vaillant che, sotto i colpi della spada dei suoi ex commilitoni, chiude l’antefatto di sangue, mistero e oscure trame.
La scena successiva ci porta ai tempi moderni e siamo a Odessa, in Ucraina, ove Rudy Cafmeyer (Jean-Claude Van Damme), ladro e contrabbandiere di manufatti storici, si appresta a sottrarre da un edificio di massima sicurezza il prezioso uovo Fabergé, con la complicità del socio Yuri (Sasson Gabai). Il brano “Planning the Theft” lascia gli archi sospesi in pedale acuto, come le imprese funamboliche di Rudy, cui aderiscono gli strumenti prima statici e ora in sviluppo cinetico, ma subito pronti a ritirarsi nel silenzio contemplativo e nei passaggi semitonali e alle sfuggenti risoluzioni che ci anticipano ciò che di lì a poco accadrà, ovvero l’innesco dell’allarme antifurto e il sincrono a 1:48 che agita le corde, chiama in causa le ritmiche prima e le trombe poi; l’aumentazione successiva, dopo un ritiro di background ai dialoghi, commenta il combattimento all’interno del Night.
Frattanto il padre di Rudy, Oscar Cafmeyer (Vernon Dobtcheff), noto archeologo e studioso, viene misteriosamente rapito in Israele, ove si era recato per svelare le trame dei nuovi seguaci dell’Ordine, che minacciavano una novella guerra santa, enfatizzata dal visionario Cyrus Jacob (Brian Thompson).
L’approdo a Gerusalemme – ove Rudy viene accolto dal Prof. Walter Finley (interpretato dal mitico Charlton Heston) – amico di suo padre, viene commentato dal brano “The Land”, con un tema solistico di sitar orchestrato e dinamicizzato dalle ritmiche e aperture sinfoniche in corrispondenza delle belle vedute paesaggistiche che la regia di Lettich apre sulla città, mentre il Prof. Finley rivela a Rudy dell’esistenza dei seguaci dell’Ordine e dei loro propositi terroristici e improvvisamente i due scoprono di essere osservati al binocolo proprio dai rapitori del Prof. Cafmeyer. Parte dunque una caccia all’uomo con un lungo inseguimento in auto e la traccia “The Bus”, nella sua struttura a dialogo modulare con archi, trombe e ritmiche, partecipa allo spettacolare on the road ma sempre in perfetta aderenza argomentativa con il girato; ne è prova l’improvvisa interruzione della cinetica del car chase alla comparsa di un drappello di frati francescani, accolti da uno spezzato di rintocchi di campane in funzione metalinguistica, per poi tosto ritornare al commento della scena principale, acquietata soltanto dalla drammatica uccisione del Prof. Finley da parte dei due fuggiaschi e dall’arresto di Rudy da parte della polizia israeliana. Connotazione tipicamente vernacolare di puro background per la traccia “Street Market”, mentre la traccia più ironica, scanzonata e citazionistica del folklore locale è certamente “Klezmer Jokes”, con i virtuosismi clarinettistici e il film ci mostra Rudy in look da Yiddish che cerca di sfuggire all’inseguimento dei poliziotti. Anche il sinfonico “Israel” ci presenta un fàtico affresco su scala mediorientale. Frattanto Cyrus tiene un discorso rivolto ai seguaci dell’Ordine, con i cori biblico-spettrali che preludono all’evento funesto dell’esplosione dell’autobomba fatale per il primo discepolo e conseguente presa di potere dello stesso fanatico Cyrus; l’esito finale (non enfatizzato dalla musica, che invece cessa) è quasi una sorta di spontanea conclusione al racconto parallelo e all’anticipazione di svolgimento narrativo che lo score assume, con un’aderenza e concreta partecipazione emotiva e rafforzativa a ciò che le immagini da sole non riuscirebbero pienamente a trasmettere e imprimere. Si torna al dinamismo espressivo quando Rudy, grazie all’aiuto del tenente di polizia Dalia Barr (Sofia Milos), fugge dall’aeroplano sul quale era stato forzatamente portato dalla polizia per il rimpatrio. La musica in questo caso si limita a partecipare riverente a una delle scene più spettacolari del film, con l’inseguimento girato presso la pista dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Anche il brano “The Theft” si abbina all’azione dell’inseguimento (questa volta con Van Damme in sella a una motocicletta) di un membro dell’Ordine, il quale ha sottratto la mappa che svelerebbe il nascondiglio di un misterioso tesoro e durante il quale Rudy rimane ferito da un colpo di pistola. Curato da Dalia (che si scopre essere stata anche lei adepta dell’Ordine e averlo abbandonato a diciotto anni), Rudy riesce a partecipare, infiltrato tra i presenti insieme alla donna, a una riunione dell’Ordine e a scoprire finalmente il luogo in cui viene tenuto prigioniero suo padre; i cori, tra sacrale solennità e orrorifica intenzione, accompagnano la sua discesa nelle catacombe, ove è nascosto anche un’enorme quantità di esplosivo che il folle Cyrus vuole utilizzare per compiere un catastrofico attentato durante il Ramadan islamico. Scoperto e braccato, Rudy si troverà al centro di un final combat all’interno dei cunicoli, con un costante ricorso ai ritmi e ai più quieti appoggi orchestrali, elegantemente turbati e mai pienamente risolutivi. Tra artistici colpi di kung fu, combattimenti con la spada e fughe mozzafiato, Rudy, suo padre e Dalia riusciranno a sventare il terribile attentato ordito da Cyrus (infilzato nel mexican standoff da Rudy) e “On to a New Adventure”, come sorta di tessitura morale conclusiva, accompagna la sequenza finale e gli ending titles.
Score sapientemente confezionato e cesellato da Pino Donaggio, come sempre ispirato e funzionalmente presente con il suo pensiero parallelo nell’impreziosire questo onestissimo e ben ritmato e diretto action movie di maestria cineastica che festeggia i vent’anni dell’'uscita e che, senza eccessivi virtuosismi ma quale gioiellino di genere, riesce a catturare l’attenzione e curiosità dello spettatore, divertendolo nell’ora e mezza di girato. Giusto dosaggio di protagonismo discorsivo laddove le immagini fanno da fondale e corredo espressivo laddove la narrazione visiva è dominante. Musiche eseguite dalla Bulgarian Symphony Orchestra diretta da Natale Massara, con la parte ritmica programmata da Paolo Steffan e il sound engineering curato da Marco Streccioni (registrazioni a Sofia e missaggio al Forum Music Village di Roma). Release in CD limited edition jewel box e booklet 8 pagine a colori curata e prodotta dalla spagnola Quartet Records di José Benitez su licenza di Tendenze Edizioni Musicali.