Pillole di Note: Focus sull’etichetta Tadlow Music

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Tadlow Music

Colonne Sonore raddoppia questo mese la rubrica, che già da un po' seguite con interesse, visto che il mese scorso non avevamo pubblicato nulla a riguardo, destinata alle recensioni di partiture o compilazioni di una sola etichetta in particolare, votata per lo più alle Soundtracks. Di volta in volta la prendiamo in esame con le sue nuove o meno recenti pubblicazioni che secondo la nostra redazione sono di smisurato interesse per voi assidui lettori, sempre alla ricerca di stuzzicanti chicche cine-musicali.
La rubrica prende il nome semplicistico ma diretto di ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.


E questo mese analizziamo l’etichetta inglese Tadlow Music e la consociata Prometheus Records: (https://www.tadlowmusic.com/):

Miklós Rózsa
Il Re dei Re (King of Kings, 1961)
Tadlow Music TADLOW 033
CD 1: 23 brani – Durata: 71’40”
CD 2: 16 brani – Durata: 72’40”



L’ungherese Rózsa ottenne in carriera ben 17 nomination agli Oscar tra cui 3 vittorie per i film Io ti salverò (Alfred Hitchcock, Spellbound – 1945), Doppia vita (George Cukor, A Double Life – 1947) e Ben-Hur (William Wyler, id. – 1959). Viaggiò molto in gioventù, studiando composizione e lavorando e scrivendo musiche da concerto, sia in patria che a Parigi e poi a Londra, dove fu introdotto dal deus ex-machina della musica per cinema inglese, Muir Mathieson, componendo le prime colonne sonore per il grande schermo. Infine si trasferì in America scrivendo prettamente per il Cinema, divenendo una delle istituzioni della musica filmica in USA e nel mondo intero per quell’epoca, gli anni ’40, realizzando comunque un centinaio di colonne sonore (non tantissime rispetto ad altri colleghi del periodo), tra cui La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder, Giorni perduti (1945) sempre di Wilder (che contiene uno dei love themes più belli della storia del cinema), i già citati Io ti salverò (1945) di Alfred Hitchcock e Doppia vita (1947) di George Cukor, Giungla d’asfalto (1950) di John Huston, Brama di vivere (1956) di Vincent Minnelli, Vita privata di Sherlock Holmes (1970) di Billy Wilder, Providence (1976) di Alain Resnais. E’ la fase ‘peplum’, quella monumentale dei sandaloni o film kolossal/storici che lo fa entrare nella memoria collettiva cinefila e degli ammiratori di musica per immagini, con le partiture magniloquenti, sacrali, corali, imponenti, legittimamente entrate nella leggenda, per Quo Vadis? (1951) di Mervin LeRoy, Giulio Cesare (1953) di J.L. Mankiewicz, il summenzionato Ben-Hur (1959) di William Wyler, Il Re dei Re (1961) di Nicholas Ray e Sodoma e Gomorra (Robert Aldrich e Sergio Leone non accreditato, Sodom and Gomorrah – 1962). Il compositore Franz Waxman, altro pilastro della musica per film, perdendo agli Oscar contro il gigantesco capolavoro Ben-Hur (11 Oscar su 12 nomination non ottenendo soltanto quello per la sceneggiatura) con il suo score per Il diario di Anna Frank, mostrando grande rispetto e stima nei confronti dei suoi colleghi candidati, affermò che Ben-Hur meritava assolutamente di vincere e che “Rozsa è il migliore compositore di musica da film”.
Cotanta premessa biografica (logicamente dovuta) per farvi comprendere che con questa ‘World Premiere Digital Recording of the Complete Film Score’ della colonna sonora de Il Re dei Re – sulla vita di Gesù sino alla sua crocefissione, avvicendandosi con le traversie di Giuda, Tiberio e l’oppressione cristiana da parte dei Romani e la figura di Barabbba – ci si addentra in quell’universo di note – di note superbe – che se ancora non conoscete, dovete assorbirne ogni singola meravigliosa gamma sonora, perché si parla della (si ascolta la) Grande Scuola Hollywoodiana, quella facente parte della sequela di capolavori ‘kolossali’ cine-musicali dai ’50 ai ‘60 – da accostare a quelli di altri nomi illustrissimi dell’Ottava Arte che si sono cimentati nel medesimo genere con risultati mirabilmente lodevoli ed esaltanti a dir poco, vedi Alfred Newman con La tunica (The Robe, 1953), Sinuhe l’egiziano (The Egyptian, 1954) co-scritta con Bernard Herrmann e La più grande storia mai raccontata (The Greatest Story Ever Told, 1965), Alex North con Spartacus (Id. – 1960), Dimitri Tiomkin con La caduta dell’impero romano (The Fall of Roman Empire, 1964).
Questa edizione estesa su doppio CD rieseguita dalla prestigiosissima The City Of Prague Philharmonic Orchestra & Chorus, sotto la sempre pignola e appassionata direzione del Maestro Nic Raine che, chi ci legge da tempo, sa benissimo essere un ottimo direttore d’orchestra di svariate e illuminate riesecuzioni o prime incisioni di colonne sonore della Golden & Silver Age Hollywoodiana e non solo (ad esempio le imprescindibili Obsession di Herrmann, Taras Bulba di Waxman, Lawrence d’Arabia di Jarre e The Blue Max di Goldsmith) che abbiamo recensito più e più volte nelle nostre pagine prima cartacee e dal 2006 solo web. La Tadlow Music riesce, come accade spesso nelle loro eccellenti produzioni discografiche, a dare smalto, lucentezza e poderoso vigore a tutte le pagine di commento, a quelle di pura source music e in special modo ai magnificentissimi e incancellabili leitmotiv di questa solenne partitura (già pubblicata negli anni in ben otto stampe, tra cui quella in doppio disco della Rhino del 2002 contenente brani inediti nella versione originale diretta da Rózsa stesso) che finalmente risaltano in una veste audio veramente strepitosa e avvolgente in tutte le sue dinamiche di performance e registrazione. Si ascoltino con certosina attenzione tracce quali “Overture”, “Road To Bethlehem/The Nativity”, “Revolt/Barabba’s Escape”, “Christ’s Answer/The Beheading of John/Salome’s Dance” e non ultima la bonus track ‘premiere recording’ del “Theme From King of Kings” arrangiata per violino e orchestra da Leigh Phillips, dalla quale traspare tutta la liturgica (anzi chiesastica) e benevola maestosità del tema portante che non ti abbandona più, cingendoti lo spirito come se Dio stesso ti abbracciasse: solo un Genio come Miklós Rózsa poteva comporre un Leitmotiv così chiaramente intenso e spirituale. Come descrisse tra le nostre pagine cartacee del numero storico 12-13 di Maggio/Agosto 2005, il nostro redattore Roberto Pugliese: “Da segnalare una Danza di Salomé, orientaleggiante e ritmicamente irregolare, agli antipodi del celeberrimo modello straussiano, e la scena della Tentazione nel deserto, in cui Rózsa commenta le frasi del Diavolo utilizzando nei legni, per la prima e ultima volta nella sua carriera, una serie dodecafonica. Una scelta che fece ironizzare più di qualcuno sulla considerazione morale in cui il compositore teneva le conquiste della Nuova Musica...”.

Mario Nascimbene
I Vichinghi (The Vikings, 1958)
Prometheus Records PROMETHEUS XPCD181
19 brani – Durata: 72’40”



I corni francesi, il coro e poi il ‘tutti’ orchestrale, con archi e ottoni in primo piano in un crescendo di abbagliante sontuosità, con quell’effetto eco che si staglia nella memoria cinefila senza più distaccarsene vita natural durante, che si ascolta nel “Prologue From The Vikings/Violences and Rapes of the Vikings” basterebbe per gridare al capolavoro e far innalzare questa partitura ad una di quelle da catalogare tra le più iconiche della storia della Settima e Ottava arte. Già dal successivo brano “20 Years On/Escape From the Dungeon” questa dichiarazione diviene affermazione senza se e senza ma, perché qui si parla di colonna sonora composta da uno dei più grandi (e mai troppo ricordati, anzi ignorantemente lasciati nell’oblio!) nomi della musica applicata alle immagini, ovvero il Nostro Mario Nascimbene (Milano, 28 novembre 1913 – Roma, 6 gennaio 2002), aggiudicatosi tre Nastri d’Argento e un David di Donatello alla carriera, notevole sperimentatore, assai ‘avanti’ per l’epoca (si ascoltino le musiche per Roma ore 11 e Un milione di anni fa per l’utilizzo di ‘strumenti non strumenti’ ricavati dagli utensili comuni o oggetti di lavoro, quali la macchina da scrivere o il rastrello) e precursore nel nostro Bel Paese di un sinfonismo ‘internazionale’ che solo ad Hollywood aveva il suo apice e che seppe far proprio ed esportare, divenendo in breve tempo un compositore rinomato e ammirato, come si conviene ai Grandi, soprattutto fuori dalla patria natia. Ha scritto più di 100 colonne sonore per molti celebri registi italici e stranieri, come Mario Soldati, Luigi Comencini, Robert Rossen, Charles Widor, Michael Curtiz, King Vidor, Roberto Rossellini, col quale strinse un fruttuoso sodalizio, Valerio Zurlini e Joseph L. Mankiewicz, divenendo famoso con partiture quali La contessa scalza (1954) diretto da quest’ultimo, Cartagine in fiamme (1959) diretto da Carmine Gallone, Salomone e la regina di Saba (1959) diretto da King Vidor e Barabba (1961) diretto da Richard Fleischer. I Vichinghi per la regia sempre di Fleischer, con Kirk Douglas, Tony Curtis, Ernest Borgnine e Janet Leigh, è un film storico avventuroso su di uno schiavo e un principe vichingo che lottano per l’amore di una principessa fatta prigioniera, ha nel tema principale il suo punto di forza, ripetuto molteplici volte sia in modalità muscolare e guerresca che enfaticamente pomposo, come nei suddetti brani che in “Return From Wales/Dancing on the Oars”, o nel romantico e lieve tema d’amore in “Run Aground/”Our Souls Must Be Touching””.
Anche qui, come nel caso de Il Re dei Re, l’impeccabile The City Of Prague Philharmonic Orchestra & Chorus, con Nic Raine sul podio più convincente che mai, rilascia una performance di strepitosa grandezza che fa rimanere senza fiato in tutta la totalità delle tracce eseguite. Una OST per poter (ri)scoprire uno dei nostri compositori che ha saputo dare immenso lustro alle italiche colonne sonore nel mondo; non dimentichiamocelo, invece di ricordare sempre e soltanto i soliti noti!  

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