Pillole di Note: Focus sull’etichetta Quartet Records

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Quartet Records

La nostra rivista procede con la rubrica dedicata alle recensioni di score di una sola etichetta in particolare, specializzatasi logicamente in Soundtracks. Di volta in volta, sapete che la prendiamo in esame con le sue nuove o meno recenti pubblicazioni ma che secondo la nostra redazione sono di rilevante interesse per voi avidi lettori, sempre alla ricerca di nuove chicche cine-musicali che, nella vastità di uscite settimanali e mensili di varie etichette nostrane e internazionali, potrebbero sfuggire (e sarebbe davvero un gran peccato), così non scoprendo tesori sonori nascosti.

La rubrica prende il nome semplicistico ma diretto di ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile, e che in questa nuova veste saranno brevissime, data anche la mole di partiture vagliate.

E questo mese torniamo ad analizzare l’etichetta spagnola Quartet Records: (https://quartetrecords.com/):

cover swashbuckler

John Addison
Il corsaro della Giamaica (Swashbuckler, 1976)
Quartet Records QR424
CD 1: 21 brani – Durata: 64’24”
CD 2: 26 brani – Durata: 33’37”



John Addison
Sherlock Holmes: soluzione settepercento (The Seven-Per-Cent Solution, 1976)
Quartet Records QR414
CD 1: 34 brani – Durata: 65’05”
CD 2: 14 brani – Durata: 34’44”

cover a bridge too far

John Addison
Quell’ultimo ponte (A Bridge Too Far, 1977)
Quartet Records QR435
CD 1: 35 brani – Durata: 50’55”
CD 2: 16 brani – Durata: 38’28”



Le musiche di John Addison sono di quelle che ti rimangono impresse immediatamente nella mente seppur non ti ricorderai (quasi) mai il suo nome – e mi riferisco alle colonne sonore di quei film che vedi da piccolo, le fischietti subito dopo la visione, tutto euforico, e poi da grande (quando sei divenuto un collezionista di soundtracks come il sottoscritto) ti riscopri, al loro primo ascolto, finalmente in versione integrale come per questi tre straordinari album a Lui dedicati, a rifischiarle tutto contento, piombando subito nelle memorie passate; quelle fervide memorie che ti riconducono sul divano di casa tua, davanti alla televisione, seduto vicino a tuo padre che ti fa guardare film di guerra, d’avventura o di fantasia con quella ‘gioia e innocenza visiva’ che da adulto sicuramente perderai, per forza di cose. Rimembranze nostalgiche a parte, queste tre scores del compositore inglese, vincitore di un Oscar e Grammy per Tom Jones (1963) e di sei ASCAP e un Emmy per la serie La signora in giallo (1984 – 1996), sono dei mini capolavori.
Addison (16 marzo 1920, West Chobham – Surrey, Inghilterra / 7 dicembre 1998, Bennington – Vermont), è stato autore di musiche per teatro, balletto e molto cinema, un ammiratore sfegatato della musica jazz e d’avanguardia, annoverando partiture, come affermato da Ermanno Comuzio nel suo “Musicisti per lo schermo – Dizionario ragionato dei compositori cinematografici”: “chiare, immediate, senza pretese ma incisive, che vanno dritte allo scopo, subordinate alle esigenze narrative”. Tra le sue composizioni filmiche sono da citare, oltre alle tre qui recensite e alle summenzionate, I giovani arrabbiati (1959), I seicento di Balaklava (1968), Gli insospettabili (1972); fu Lui a sostituire la partitura rifiutata di Bernard Herrmann per The Torn Curtain (Il sipario strappato, 1966) di Alfred Hitchcock, sancendo la fine di uno dei sodalizi più noti del grande schermo.
Il picaresco Il corsaro della Giamaica (Swashbuckler, 1976) con Robert Shaw, James Earl Jones e Peter Boyle, con la regia di James Goldstone, in cui si narra di un pirata e una nobildonna irosa che uniscono le forze per proteggere la Giamaica da un tiranno, ha nella spassosa, movimentata e gasata colonna sonora di Addison un plus valore non trascurabile; basti sentire, in un totale di un’ora e mezza di musica, i deliziosi brani “Swashbuckler – Main Title”, “Rescue”, “Torture, Erotica in Waltz Time” e “Love Theme”, citanti le grandiose musiche similari di autori della Golden Age Hollywoodiana quali Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold e Alfred Newman, nonché assonanze con il Maurice Jarre per David Lean.
Il crime avventuroso Sherlock Holmes: soluzione settepercento (The Seven-Per-Cent Solution, 1976) di Herbert Ross e interpretato da Alan Arkin, Vanessa Redgrave e Robert Duvall, con una trama alquanto singolare (per curare i vaneggi indotti dalla cocaina del suo amico Sherlock Holmes, Watson lo attira, con la scusa di un nuovo caso, tra le morse psicanalitiche di Sigmund Freud), possiede un’incredibile ricchezza tematica, in un’ora e mezza totale di score: un’idea per Holmes, zigzagante e armonicamente indefinibile per violino solista, ovviamente dato che è lo strumento d’elezione di Sherlock; un tema sentimentale e florido per il personaggio di Vanessa Redgrave; un tema dal tono spagnolo; e per le scene d’azione un’irrefrenabile czarda, danza popolare ungherese. Da ascoltare con attenzione “Main Title”, “Journey to Vienna”, “Rescue By Train” e “Duel For A Lady”. L’album implica anche la prima pubblicazione di una canzone scritta da Stephen Sondheim, appositamente per il film, dal titolo “The Madam’s Song”.
Il film di guerra Quell’ultimo ponte (A Bridge Too Far, 1977) di Richard Attenborough con il compianto Sean Connery, Ryan O’Neal, Michael Caine e molti altri, com’era in uso nei War Movie dell’epoca, incentrato sull’Operazione Market Garden, condotta nel settembre 1944 in cui gli alleati tentano di conquistare diversi ponti strategicamente importanti nei Paesi Bassi nella speranza di rompere le linee tedesche. Score che si aggiudica il Bafta, di quelli memorabili sin dal primo ascolto, per merito di una marcia da Kolossal incancellabile e orecchiabilissima, reiterata più e più volte: “Overture”, “A Dutch Rapsody”, “Underground Resistance”, “Retreat” e “A Bridge Too Far March” sono i pezzi più rappresentativi.



Alfonso de Vilallonga
Nieva en Benidorm (Inedito, 2020)
Quartet Records QR433
26 brani – Durata: 48’06”



Ancora da noi inedito, l’action romantico Nieva en Benidorm di Isabel Coixet con Timothy Spall, racconta del bancario Peter che non appena va in pensionamento anticipato, decide di visitare suo fratello a Benidorm, solo per scoprire che è scomparso. La musica dell’abituale collaboratore della regista Coixet (sette film insieme), lo spagnolo di Barcellona, Alfonso de Vilallonga (vincitore di svariati premi per la bella colonna sonora di Blancanieves, tra cui il Goya), è tenuamente fragile e riccamente intensa, appassionata e tragica al contempo, eseguita da un’orchestra da camera, incrementata con strumenti esotici come il duduk, ed un coro liturgico. Pezzi consigliati: “Objetivo”, “Sal de frutas”, “Tequila Souvenir”, “Effervescente” e “Yo te dire (créditos)”.

cover mr mom

Lee Holdridge
Mister Mamma (Mr. Mom, 1983)
Quartet Records QR416
35 brani – Durata: 59’30”



Per chi non fosse a conoscenza su chi sia Lee Holdridge, vi basti sapere che ha scritto alcune delle più belle colonne sonore sinfonico romantiche ed eroiche degli anni ’80, tra cui Kaan principe guerriero, Splash – Una sirena a Manhattan, Old Gringo – Il vecchio gringo e le serie Moonlighting e La bella e la bestia (due Emmy). Il settantasettenne compositore di Haiti, con più di 200 score all’attivo, per questa commedia ha realizzato una OST sofisticata tra sinfonismi gershwiniani e sound pop tipico degli ’80 con un tema portante jazzy/pop, con tromba e sax solista, proprio amabile, come il protagonista Michael Keaton che ci fa vivere le vicissitudini di un marito che, dopo il licenziamento, cambia ruolo con sua moglie, che ritorna a lavorare, divenendo un mammo, un compito che non ha la più pallida idea di come fare. Melodie sentimentali e pagine brillanti, alcune citazioni williamsiane (vedi Lo squalo) si alternano con grande effervescenza compositiva, ad esempio in tracce quali “Mr. Mom (Main Title)”, “First Day At Work”, “Troubled Soap” (con il “Nadia’s Theme” di De Vorzon e Botkin Jr.) e “Dining Room/Off To Work”. Le orchestrazioni sono curate, oltre da Holdridge, dal mitico Alf Clausen, autore degli score de I Simpson.



Fernando Velázquez
Offerta alla tormenta (Ofrenda a la tormenta, 2020)
Quartet Records QR417
17 brani – Durata: 65’17”



Un senso di funerea e opprimente angoscia aleggia su tutta la partitura del thriller Offerta alla tormenta, basato su di un ispettore che deve affrontare i suoi incubi per risolvere un caso. Scritta da uno dei più talentuosi compositori spagnoli, quel Fernando Velázquez autore di score vigorosi, impattanti e tematicamente esaltanti quali The Impossible, Hercules: il guerriero, Crimson Peak e The Orphanage. Qui sul podio dell’Orquesta sinfonica de Navarra, ci fa sentire un tema, quasi un accenno leitmotivico (“Nunca he compartido esto con nadie”) che si districa tra pagine tensive e oscure, con tipici accenti da ‘scary music’ (di cui i compositori ispanici sono dei Maestri!), culminante nella lunga, tortuosamente e magmaticamente esplosiva (15’12”) “Un poder tan grande como nunca has imaginado” con quel coro conclusivo melanconico e affliggente.   

Jerry Grant
Top Model – Sfilata all’inferno (Hired To Kill, 1988)
Quartet Records QR426
22 brani – Durata: 57’19”



Tra il Jerry Goldsmith dei tre storici Rambo e il Brian May di Missing In Action si può benissimo pazziare questa colonna sonora per il B Movie action, fine ottanta inizi novanta, Top Model – Sfilata all’inferno, costruito su un fotografo di moda e sette modelle che si recano in un’isola fortezza sudamericana, apparentemente per fare un servizio di moda. In realtà, il fotografo è un mercenario e il suo compito è liberare un leader ribelle imprigionato. Incaricato dello score Jerry Grant – una decina di soundtracks in curriculum, tra cui la serie In viaggio nel tempo e Il mondo segreto di Alex Mack e il film Bloodstone – che riesce a rendere alla perfezione (si ascolti l’energico goldsmithiano “In Training” e l’eroico titolo di testa “Fanfare and Fireworks”) tutta l’azione concitata di questa pellicola con protagonisti Brian Thompson, Oliver Reed e George Kennedy. Dall’impronta genuinamente anni ’80 il brano, molto televisivo sifo-elettronico, come tutta la partitura d’altronde, “Catwalk Assassins”.



Maurice Jarre
Allucinazione perversa (Jacob’s Ladder, 1990)
Quartet Records QR431
CD 1: 6 brani – Durata: 38’00”
CD 2: 29 brani – Durata: 49’48”



Allucinazione perversa di Adrian Lyne, con Tim Robbins, Elizabeth Peña e Danny Aiello, è forse il miglior film del regista di Flashdance e Attrazione fatale: la storia ruota intorno alle allucinazioni di un veterano della guerra del Vietnam, in lutto per il figlio morto, mentre tenta di scoprire il suo passato, soffrendo di un grave caso di dissociazione. Questa inquietante vicenda viene resa in maniera altrettanto inquietante dalla soffocante, disturbante e avvilente partitura del tre volte premio Oscar (Lawrence d’Arabia, Il dottor Zivago e Passaggio in India) Maurice Jarre (1924 – 2009), cosparsa di sintetismi, effetti e vocalismi agghiaccianti ed atmosferici, e un uso di strumenti etnici come il duduk e lo shakuhachi,  con la presenza del tema principale per piano solo tipico, nella melodia, della filmografia nostalgico-romantica del compositore francese (“Jacob’s Ladder” e “Sarah”). Era il periodo in cui si dedicò al suo lato elettronico sperimentale (meno amato dai i suoi fan della prima ora), anche grazie al figlio Jean-Michel Jarre, sommo artista della New Age ed Elettronica dei ‘90, componendo score famosi quali Witness – Il testimone, Ghost e Senza via di scampo. Con Lyne realizzò la succitata Attrazione fatale per il quale Jarre si aggiudicò un ASCAP Film and Television Music Awards. La versione integrale di Jacob’s Ladder presente nel secondo CD ne amplifica gli sperimentalismi vocali, sintetici ed etnico strumentali ancor di più nella loro forma da incubo sonoro continuativo. Uno score non per tutti i palati musicali.   



Marco Beltrami & Marcus Trumpp
Monsters Problems (Love and Monsters, 2020)
Quartet Records QR429
24 brani – Durata: 46’31”



A parte l’incomprensibile, tipicamente italica, decisione di trasformare il titolo originale Love and Monsters in Monsters Problems, come se ciò lo rendesse più invitante e fruibile al pubblico medio-basso, quello che preme a noi evidenziare è che lo score di Marco Beltrami (la saga di Scream, Io, Robot, Blade II e World War Z) e del sodale collaboratore di sempre, il tedesco Marcus Trumpp (I vichinghi, The Woman in Black 2), che già da alcuni anni compone anche in solitaria, ti immerge subito nelle distopiche e avventurose dinamiche del film fantasy-fantascientifico: in un mondo infestato da mostri, il giovane Joel scopre che la sua ragazza è ancora viva e a soli 85 miglia di distanza da casa sua. Decide di intraprendere il pericoloso viaggio, incontrando ogni mostruosità e perfino un uomo dai metodi bruschi ma eroici che gli salva la vita in più di un’occasione. I punti nodali di questa adrenalinica partitura orchestrale che prende ispirazione da quei classici fantascientifici degli anni ‘50 e ’60, briosamente eseguita dall’Orchestra Sinfonica Nazionale Slovacca, si riscontrano nei robusti “Prologue”, “I Wanna Go”, “You’re Free” e “Fighting the Crab”. Musica addizionale dell’altro collaboratore di Beltrami della prima ora, Buck Sanders.  



Bernard Herrmann
Champagne per due dopo il funerale (Endless Night, 1972)
Quartet Records QR437
38 brani – Durata: 51’59”



Bernard Herrmann è sempre un gran sentire! Di quegli ascolti che ti riavvicinano alla musica per film e ti rinfrancano dalle molteplici nefandezze compositive attuali. Come eccezionalmente e splendidamente accaduto nel 2019 con la stampa della colonna sonora de La sposa in nero (La mariée était en noir, 1968 - Quartet Records QR355), anche in questo caso con Champagne per due dopo il funerale (Endless Night, 1972), la partitura è stata ricostruita dal manoscritto originale di Herrmann (fornito dall’editore), e diretta dal rinomato compositore e direttore d’orchestra Fernando Velázquez (vedi recensione di Offerta alla tormenta), nuovamente eseguita dalla Basque National Orchestra, con sessioni di sintetizzatore Moog originali suonate da Toni Saigi e la performance della lodevole voce del soprano classico Núria Rial. Tratto da Agatha Christie e narrante di un giovane inglese della classe operaia che sposa un’affabile ereditiera americana, con la loro felicità coniugale presto incrinata quando iniziano a costruire una casa su un terreno presumibilmente maledetto, il film si avvale delle partecipi interpretazioni di Hayley Mills, Hywel Bennett e Britt Ekland e della colonna sonora herrmanniana così descritta dal critico Roberto Pugliese tra le nostre pagine: “un inquieto impressionismo orchestrale popolato da citazioni hitchcockiane e sussulti da brivido”. Richiami molto accentuati a suoi capolavori come La donna che visse due volte (Vertigo), Il fantasma e la Signora Muir (The Ghost and Mrs. Muir), Psycho (Id.) ma soprattutto alla partitura epocale di Fahrenheit 451 con la quale vi sono molti parallelismi tematici, in special modo nel tema d’amore e nel suo arrangiamento. Il sintetizzatore Moog simulante il fantasmatico timbro del Theremin tende a sottolineare tutte le pagine più inquiete e inquietanti che si alternano a quelle più romanticamente soavi o malinconiche che per fortuna prendono il sopravvento: tracce quali “Encounter”, “Duo I & II”, “Marriage”, “Greta”, “Endless Night”, “Farewell”, “Death”, “The Couch” e “The Fight/The Song (Film Version)” sono un florilegio di coloriture orchestrali (di cui Herrmann era un maestro indiscusso) e spunti timbrici di elevatissima virtù compositiva.    

Jerry Goldsmith
Atto di forza (Total Recall, 1990)
Quartet Records QR430
CD 1: 28 brani – Durata: 77’21”
CD 2: 25 brani – Durata: 67’15”



Una vittoria ai BMI Film & TV Awards e una nomination agli Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films per la colonna sonora bombastica e super adrenalinica di Atto di forza, composta dal compianto e veneratissimo padre della Action Film Music, ancora oggi così emulata e osannata, il 18 volte nominato agli Oscar (una sola vittoria per lo score de Il presagio) e 8 volte ai Golden Globes, cinque vittorie su sette nomination agli Emmy, il Maestro californiano Jerry Goldsmith (10 febbraio 1929, Los Angeles – 21 luglio 2004, Beverly Hills). Per celebrare degnamente i 30 anni dall’uscita del film di fantascienza nelle sale – era il 13 dicembre 1990 in Italia quando approdò nei cinema -, con due nomination e una vittoria agli Oscar per gli effetti speciali visivi, una regia concitata e nervosa, ultra violenta, come al suo solito, di Paul Verhoeven (Robocop, Basic Instinct) e attori perfettamente in ruolo (Arnold Schwarzenegger, Sharon Stone, Michael Ironside), Total Recall deve gran parte della sua riuscita allo score goldsmithiano – uno dei più superbi e muscolari della sua carriera con brani epocali quali “The Dream”, “Clever Girl”, “The Hologram”, “A New Life” e “End of a Dream” – che nelle parole di Mauricio Dupuis, nel suo libro “Jerry Goldsmith e la musica nel cinema americano”, afferma: “La continua spinta dinamica data dalla musica di Goldsmith favorisce il ritmo del montaggio e predispone i personaggi come pedine di una corsa inarrestabile e di fughe…”.
L’etichetta ispanica ristampa questa OST memorabile e rilevantissima in 2 CD con una nuova confezione e una bellissima nuova copertina di Kyle Lambert. Fu registrata con la performance al cardiopalma della National Philharmonic Orchestra di Londra, sotto la direzione dello stesso Goldsmith, con le orchestrazioni del fido Arthur Morton. Il disco 1 contiene la colonna sonora così come fu composta e con le esecuzioni effettive che si ascoltano nel film; il disco 2 presenta l’album riassemblato della colonna sonora originale del 1990, versioni alternative e alcuni demo, per una durata complessiva di quasi 2 ore e mezza, il tutto interamente remixato e rimasterizzato dai nastri digitali multitraccia originali dal mixer dello score di Goldsmith, effettuato dal sodale Bruce Botnick; inoltre questa versione include note di copertina importanti del critico di musica per film Jeff Bond, con interviste al regista Paul Verhoeven, al montatore Ken Hall, al compositore Bruno Louchouarn (autore della source music che sia ascolta su Marte) e a Botnick, all’interno di un esaustivo libretto di 24 pagine a colori.

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