The International
Tom Tykwer/Johnny Klimek/Reinhold Heil
The International (Id. – 2009)
Varese Sarabande VSD 6946
21 brani – durata: 60’28’’

Il film con cui si è aperta la Berlinale 2009, The International firmato da Tom Tykwer, si presenta come una riflessione su questo tema e conduce lo spettatore nel mondo cinico e corrotto, avvolto da un aureola di perbenismo farisaico, delle banche internazionali che come ombre seguono nei movimenti geografici la clientela multinazionale con operazioni che, pur presentandosi in una veste formale irreprensibile, nascondono non di rado il finanziamento di attività illegali, criminose e terroristiche.
L’appassionante thriller finanziario proposto dal regista tedesco associa con successo impegno intellettuale e raffinata scenografia di taglio europeo con un ritmo filmico marcatamente hollywoodiano.
Louis Salinger (Clive Owens) un caparbio agente dell’Interpol e Eleanor Whitman (Naomi Watts), coraggiosa assistente del procuratore distrettuale a Manhattan, vengono condotti da alcune indagini sulle orme dei vertici di uno dei maggiori istituti di credito mondiali in un pericoloso gioco ad alta tensione che si consuma lungo i flussi di denaro che si muovono fra New York, Milano, Istanbul e Berlino.
Nella parte musicale ritroviamo lo stesso Tom Tykwer di nuovo insieme all’australiano Johnny Klimek e al tedesco Reinhold Heil nel singolare trio già manifestatosi con successo con la partitura scritta per Profumo - Storia di un assassino (2006) e che ora realizza una colonna sonora che si discosta dal punto di vista stilistico e architettonico dai quei toni opulenti e dal loro marcato taglio sinfonico.
La partitura si inserisce in modo compiuto nell’articolazione narrativa del film e pur presentando nell’insieme un carattere inevitabilmente frammentario, riesce ad assumere una funzione atmosferica e allo stesso tempo elegantemente dialettica rispetto ai toni drammatici e all’interiore tensione delle immagini.
Il linguaggio scelto dai tre musicisti presenta tinte sobrie e rarefatte che richiamano lo stile di eminenti compositori dell’area baltica come Lepo Sumera, Peteris Vasks e soprattutto Arvo Paart.
La trama sonora è percorsa dall’originale gioco dialettico degli incalzanti ritmi percussivi con le lunghe linee armoniche disegnate dagli archi in avvolgenti ramificazioni in cui si inserisce il Leitmotiv esposto dal piano con il suo carattere contemplativo e tintinnanbulo, in chiara allusione allo stile di Arvo Paart, compositore estone contemporaneo cui Tykwer si sente spiritualmente molto vicino, avendo tra l’altro utilizzato il suo pezzo per pianoforte “Fuer Alina” (1976) nel precedente film Heaven (2002).
La musica riesce a trasmettere un angoscioso senso di attesa e incombente minaccia con accenti tratteggiati in una drammaticità contenuta, mai puramente illustrativa e lontana da ogni banale manierismo e sterile enfasi.
Particolarmente stringente risulta il climax rappresentato nel brano “Shooting Guggenheim”, dove l’intrigante gioco delle percussioni entra in perfetta simbiosi con l’esuberante dinamica del lungo conflitto a fuoco, mentre nel brano “On the Way to Moody’s Bail Bonds” il tema intonato dal piano in suggestivo dialogo con chitarra, violoncello e percussioni appare come uno dei momenti più convincenti della OST.
Negli End Titles il leitmotiv enunciato da piano, archi e percussioni viene proposto in una metamorfosi dall’avvolgente taglio melodico che trasmette il carattere liberatorio della conclusione del dramma, mentre la musica assume un più delineato profilo architettonico, proiettata nella contemplativa sobrietà di nordiche atmosfere sibeliane disegnate con ammirevole fervore dalla Berlin Pops Orchestra guidata da Joris Bartsch-Buhle e superbamente riprodotte dai tecnici della Colosseum Music per l’etichetta Varese Sarabande.
A cura di Paolo Eustachi

E’ il classico thriller-politico, tutto action e intrighi vari, un film ben realizzato in cui lo stesso regista, Tom Twyker, dimostra di essere anche un buon compositore firmando la colonna sonora insieme al giovane e prolifico musicista elettronico e compositore australiano Johnny Klimek e al suo partner artistico Reinhold Heil, attivo negli anni ’90 prima in Germania come membro degli Spliff Band e di Nina Hagen Band, poi negli Usa. Quello di The International è decisamente un commento musicale energico costruito su una ritmica di grande attrattiva con dissolvenze sonore incrociate e mescolanza di timbri orchestrali, irrequietezze armoniche, dialoghi in continua evoluzione. Insomma, un sound dove prevale soprattutto l’elettronica (qui l’esperienza di Klimek con la sofisticata tecnologia musicale è determinante e non passa inosservata) che si dipana con un suo lento ma inarrestabile movimento fluviale attraverso episodi diversi creando atmosfere sulle quali si inseguono ipnotici i suoni della Berlin Pops Orchestra in un crescendo travolgente, molto convincente e di intensa forza drammatica, coronato da attimi di suspense che provocano scariche di adrenalina. Non mancano brani con suoni distorti e dissonanze che riescono a sottolineare magnificamente e con puntualità tutti i momenti e tutte le svolte significative dell’azione incarnata dai due bravi protagonisti, Clive Owen e Naomi Watts. Un soundtrack di grande presa emotiva con finale arioso e liberatorio.
A cura di Maurizio Torretti