Parlano le donne

cover parlano le donneTatiana Mele & Massimiliano Lazzaretti
Parlano le donne (2020)
YPK Entertainment di Giampaolo Rosselli
14 brani – Durata: 29’00”



Film di enorme interesse sociale e culturale, Parlano le donne, prodotto da Gloria Giorgianni per Anele e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità, andrà in onda – quindi non dimenticatelo, perché importantissimo – il 25 novembre su Raitre proprio nella “Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne”. Argomento scottante, ininterrottamente, ahimè, di grande attualità, a maggior ragione ai tempi del Covid e correlati lockdown, con conseguenti abusi e violenze casalinghe aumentati nettamente (purtroppo). Pellicola forte e spessa, con la regia asciutta e documentaristica di Roberto Orazi, incentrata sulla storia di quattro donne che hanno subito violenze; queste intervistate da quattro ragazzi sui 20 anni di età che riescono con la loro innocenza e purezza ad instaurare un rapporto di totale complicità con le protagoniste, mettendole nella condizione di narrare il loro dramma con grande naturalezza e con un profondo messaggio di forza e di speranza per il futuro. Per quel che concerne la colonna sonora, realizzata a quattro mani da Tatiana Mele & Massimiliano Lazzaretti, i due compositori così ne parlano: “Il processo compositivo della soundtrack è stato caratterizzato da un approccio totalmente basato sul senso di RISPETTO. Questa è stata la parola chiave di tutto il nostro lavoro. Non compassione, non pena ma RISPETTO per queste donne meravigliose. Nella colonna sonora ricorre il numero 3 (che poi sono i tre elementi del film: le donne, i ragazzi, il loro incontro). E 3 sono le note che formano la cellula tematica dei temi musicali (spesso lavorati con varie tecniche contrappuntistiche per “aumentazione” o “diminuzione”). 3 sono anche gli strumenti principali che abbiamo utilizzato negli arrangiamenti: il pianoforte, la chitarra, l’elettronica.” E come avrete ben compreso dalle dettagliate parole dei due autori dello score, il senso emotivo ed emozionale della loro composizione ruota intorno a nuclei tematici ondivaghi e melanconicamente intimisti, tra suoni ambient delicatissimi e un piano e un violoncello che enunciano, in controcanto, la melodia che grida disperata – seppur in sottovoce, quasi sibilante – tutto quel dolore subito da una violenza inaspettata e mai più cancellabile: il tema portante che apre l’album digitale, “La mia vita è la tua”, ne è il massimo esempio. Atmosfere elettroniche quasi orientaleggianti nel sottobosco timbrico ed armonico, serpeggiano tremebonde in “Amore malato”, per poi trasformarsi in una stanza sonora astrattamente folk, alla Ry Cooder, colma di sofferenza che diventa consapevolezza nel raccontarla in “Il tempo di ascoltare”. “Zdenka” per chitarra acustica, synth eterei, piano minimale a loop, alita ansietà. “Rosaria” sembra provenire da futuristiche location commentate liquescentemente da Vangelis.
Torna il leitmotiv principale in “Chiedersi perché” con un pizzicato chitarristico perenne e un ondulante incedere della chitarra acustica che viene abbracciata armoniosamente dal violoncello, a sua volta contrappuntato dal medesimo, in un incorporeo andamento lirico. Piano e chitarra danzano lievi in un cantilenante e fanciullesco valzer in “Le vie di Napoli”. Un tappeto sintetico ansioso, accompagnato dal piano che, attraverso un minimale descrittivismo reiterativo, ci conduce verso un tempo non tempo, luogo non luogo in “Grazia”. “Il giardino dei ricordi”, per chitarra acustica cantabile ed effetti distorti del synth, apre percorsi affannosi e tesi, seppur con uno spiraglio verso qualcosa di più luminoso e vitale. Sibili sintetici adombri si stagliano in “Un mondo surreale” che pretende di far chiarezza e urlare contro chi fa del male e non viene condannato giustamente e subito. Ritorna, più delicato e declamatorio nel suo inneggiare liberatorio, “Grazia (Piano solo)”, seguito dal sound asiatico e ipnotico di “Beatrice”. Il pop sventolante emancipazione di “Parlano le donne”, finalmente scevro da paure e pronto a librarsi nell’aria gioioso e giocoso, è il penultimo brano di questa OST che si conclude con la bonus track enfatica e fumosa, gradevolmente new age, de “Il nostro domani”.            

Stampa